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24 marzo 1944, le Fosse Ardeatine e il sangue calabrese

Tra le 335 vittime della strage nazista a Roma, durante l'occupazione anche Paolo Frascà di Gerace Superiore

24 marzo 1944, le Fosse Ardeatine e il sangue calabrese

Persero la vita anche cinque uomini di sangue calabrese nel massacro compiuto a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione della Germania nazista, durante quella che fu la più drammatica e cruenta pagina simbolo della repressione nazifascista in Italia.

Anche calabresi tra le vittime

Tra i 335 civili e militari italiani, prigionieri politici, ebrei o detenuti comuni, vittime dell’eccidio operato dalle truppe tedesche anche Donato Bendicenti, avvocato e militante comunista classe 1907 di Rogliano, Francesco Bucciano, impiegato e militante del Movimento Comunista Italiani classe 1894 di Castrovillari, Paolo Frascà, impiegato e componente del Comitato Nazionale di Liberazione classe 1898 di Gerace Superiore nel Reggino, Peppe Lo Presti dottore in legge, romano classe 1919, militante socialista nato da genitori palmesi (Antonino Lo Presti e Augusta Marchetti) emigrati nella Capitale, e Giovanni Vercillo, funzionario della Corte dei Conti e militante nel gruppo Fossi del Fronte militare clandestino di resistenza classe 1908 di Catanzaro.

Una storia di vendetta

La rappresaglia fu di natura ritorsiva e seguì l’attentato di via Rasella sferrato dai Gruppi di azione patriottica, unità partigiane comuniste, il giorno prima. I 33 soldati tedeschi del reggimento Bozen, uccisi unitamente a due civili italiani, furono vendicati con un massacro di dieci italiani per ogni militare delle SS. Luogo dell’esecuzione furono le antiche cave di pozzolana, fosse situate nei pressi della via Ardeatina nella Roma della Repubblica Sociale Italiana. A tenere le fila, il capo della Gestapo di Roma, responsabile dell’ordine pubblico e ufficiale delle SS, Herbert Kappler, già noto per la deportazione di oltre milleduecento ebrei verso Auschwitz dal ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943.

Il ricordo

Dove quel sangue fu versato, un monumento alla Memoria oggi sorge per ricordare e condannare i totalitarismi e la violenza. Con i presidenti del Senato e della Camera, rispettivamente Elisabetta Casellati e Roberto Fico e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il Capo di Stato Sergio Mattarella ha reso onore alle vittime. La visita al Sacrario fu anche il suo primo atto da presidente della Repubblica appena eletto nel 2015.

Ecco un altro tassello della storia di Resistenza che, nell’ideale e nel sogno come anche nella violenza e nella morte, ha unito l’intera Italia.

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