sabato,Luglio 2 2022

Reggio, il parco giochi che deve farci vergognare: la civiltà non abita più qui | FOTOGALLERY

A Pellaro, come in altri (pochi) angoli della città, il degrado priva i più piccoli di spazi per divertirsi all’aperto. Le istituzioni si dimenticano, i cittadini rimangono indifferenti

Reggio, il parco giochi che deve farci vergognare: la civiltà non abita più qui | FOTOGALLERY

Abbandono, incuria, lassismo, indifferenza. Ci stanno dentro tutti questi aggettivi per descrivere l’incresciosa situazione che si può riscontrare in uno dei pochi parchetti cittadini dedicati ai più piccoli. Spazi ritagliati nel nulla che dopo una breve esistenza, tra risa e schiamazzi dei nostri figli, ripiombano nella polvere, ricacciati nell’inutilità che diventa anche pericolosa. Te ne accorgi anche dal fatto che di domenica intorno a mezzogiorno non si sente un rumore. Semplicemente perché non è più frequentato da nessuno.

Siamo alla periferia sud della città, a Pellaro. Una periferia che non è più periferia vista la concentrazione di attività commerciali e il numero crescente della popolazione che ci vive. Un centro in costante espansione, divenuta anche meta turistica per appassionati di Kitesurf. Un lungomare non troppo lungo, ma affascinante, diventa un balcone arieggiato sullo Stretto, da dove periodicamente si possono osservare nitidamente anche le lingue di fuoco dell’Etna, in costante attività.

Proprio sul lungomare sono situate due strutture sportive – il Palazzetto e lo stadio comunale “Iaria” – divise da un parchetto giochi che una volta contava non più di una decina, forse meno, di giostrine per bambini. Un parco all’avanguardia se vogliamo, visto che disponeva anche di un’altalena per disabili. Un luogo spesso affollato da famiglie in cerca di un posto dove far sfogare i propri figli, a due passi dal mare.

Oggi però, quel quadretto quasi idilliaco lo possiamo dimenticare. Anche se per la verità è già da un po’ che si è sbiadito. Questa infatti è solo l’ultima delle segnalazioni, per lo stato in cui versa quel parchetto.
Già l’ingresso, ricavato da una costruzione che voleva avere un senso nella sua continuazione che finisce con il fabbricato della Lega Navale Italiana Sezione Reggio Calabria Sud (totalmente abbandonato), è tutto un programma. Un cartellone sbiadito, consumato dal sole che picchia forte da queste parti, spiega che stiamo entrando nel “Parco diffuso della conoscenza e del benessere”.

Ti viene da pensare che doveva essere un bel posticino, e anche interessante, nella sua prima vita. Perché il suo declino è iniziato quando i vandali lo hanno preso di mira, distruggendo alcune giostre, e la sua vita è finita quando l’incuria ha preso il sopravvento.

Sorvolando sulla sporcizia che lo contraddistingue, tra bicchieri, contenitori di cibi spazzatura, fazzoletti ed ogni altro genere di rifiuto trasportato dal vento, il primo biglietto da visita è fornito dalla targa che dovrebbe “presentare” la giostra per i disabili: logorata dalla ruggine e divelta, giacente per terra.

Ma poco più in là, nella struttura che dovrebbe sostenere una delle giostre più amate dai bimbi, l’altalena rimane solo un ricordo: ci sono soltanto catene spezzate, ed un seggiolino penzolante, perché l’altra (in genere sono in coppia) non esiste proprio. Insomma (e le immagini lo dimostrano) un po’ tutte le giostre versano in precarie condizioni. Come precarie sono le condizioni del muro di cinta dello stadio “Iaria” pieno zeppo di crepe e con pezzi di ferro che fuoriescono dalle mura. Proprio su uno di questi campeggia una bella scritta grande così: “rispetta il posto dove vivi”.

Naturalmente tutto si usura. Ma ovviamente ogni cosa va curata. Tanto da parte delle istituzioni che “dimenticano” troppo spesso questi luoghi, regolarmente vandalizzati, quanto dai cittadini che dovrebbero imparare a farsi sentinelle di queste poche strutture presenti sul territorio cittadino. D’altra parte quando un luogo si presenta sporco e abbandonato, è destinato a rimanere in quella condizione, se nessuno si rimbocca le maniche. Chi lo farà per primo?

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