mercoledì,Giugno 29 2022

Reggio, le campionesse Esabotini e Barbaro ospiti all’istituto comprensivo Telesio

L’evento ha concluso il progetto “Sport per tutti”, organizzato con il Comitato italiano paralimpico

Reggio, le campionesse Esabotini e Barbaro ospiti all’istituto comprensivo Telesio

Fiducia, condivisione, affidarsi, occhi, umiltà, servizio e fede, questi sono i valori che animano gli atleti paraolimpici e che hanno cercato di trasmettere ai giovani studenti dell’Ic “B. Telesio”, a conclusione del progetto “Sport per tutti”, organizzato con il Comitato Italiano Paraolimpico (Cip). Ospiti della scuola, sono state le campionesse paraolimpiche, Anna Barbaro, accompagnata dalla sua fedele amica a quattro zampe, Nora e Aurora Esabotini e il presidente del CIP regionale, Antonello Scagliola, all’interno di una bellissima giornata vissuta all’insegna dell’accoglienza, della sensibilizzazione al servizio verso gli altri, insieme allo sport, che fa da collante a tutti questi principi. Grazie a questo progetto, gli studenti hanno incentivato le attività sportive a scuola, avvicinandosi a discipline come le bocce e il calcio balilla.

Durante il corso della manifestazione le atlete hanno messo a nudo le loro storie le loro vite i loro vissuti, i loro problemi di salute, che le hanno portate al mondo dei diversamente abili, le loro difficoltà, ma anche passioni e sogni, alcuni già realizzati, altri in cantiere. Anna Barbaro ha conquistato la medaglia d’argento nel Triathlon alle para olimpiadi di Tokio 2020 da non vedente, mentre Aurora si sta preparando per partecipare alle gare di nuoto a quelle di Parigi nel 2024. Tante sono state le domande poste dagli studenti e le ospiti hanno chiesto di andare oltre, di chiedere loro come si muovono, come si truccano, perché l’estetica, come per qualsiasi ragazza della loro età, è molto importante. Il messaggio più forte che hanno fatto passare, attraverso i loro racconti, è di vivere intensamente ogni momento e ogni prova e con il tempo si capirà il motivo per il quale ci è stata sottoposta.

Purtroppo spesso le barriere architettoniche e non di meno quelle tra persone le emarginano perché non tutti conoscono il mondo dei diversamente abili, «hanno paura delle nostre fragilità – chiarisce Barbaro – e nel mondo dello sport ancora si incontrano molte difficoltà, soprattutto nel trovare delle guide. Le barriere architettoniche più brutte da abbattere sono quelle delle persone che non sanno come approcciarsi alle nostre disabilità o ancora peggio si girano dall’altra parte». Per arrivare a Tokio, lei si è affidata a Charlotte Bonin, un’ex campionessa olimpica che le ha fatto da supporto, ma Anna ha messo nelle sue mani la sua vita e prima di ogni gara o allenamento la abbraccia.

I ragazzi paraolimpici spesso erano ragazzi normo dotati, la vita, poi, li ha messi di fronte a prove ed eventi imprevisti. Ma la coerenza e il fissarsi il raggiungimento di obiettivi li hanno portati ad andare avanti e non cedere e abbandonare i propri sogni, «questi ragazzi sviluppano una pluralità di competenze-sostiene la ds, Marisa Maisano– il fatto che però deve fare più riflettere è il parlare ancora di inclusione, intesa come eccezione, quindi questo significa che se qualcuno prima è stato escluso, ledendo i suoi diritti, non abbiamo garantito l’uguaglianza».

I ragazzi, grazie a questo incontro, hanno ricevuto una lezione di educazione civica «per questo – conclude la ds – dobbiamo pensare prima di tutto a far sì che i diritti di Anna e Aurora non vengano calpestati. Anna Barbaro ha salutato i ragazzi con una frase che l’accompagna nella sua vita e che dovrebbe essere impressa ovunque «non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino».

Durante il corso della manifestazione le atlete hanno messo a nudo le loro storie le loro vite i loro vissuti, i loro problemi di salute, che le hanno portate al mondo dei diversamente abili, le loro difficoltà, ma anche passioni e sogni, alcuni già realizzati, altri in cantiere. Anna Barbaro ha conquistato la medaglia d’argento nel Triathlon alle para olimpiadi di Tokio 2020 da non vedente, mentre Aurora si sta preparando per partecipare alle gare di nuoto a quelle di Parigi nel 2024. Tante sono state le domande poste dagli studenti e le ospiti hanno chiesto di andare oltre, di chiedere loro come si muovono, come si truccano, perché l’estetica, come per qualsiasi ragazza della loro età, è molto importante. Il messaggio più forte che hanno fatto passare, attraverso i loro racconti, è di vivere intensamente ogni momento e ogni prova e con il tempo si capirà il motivo per il quale ci è stata sottoposta. Purtroppo spesso le barriere architettoniche e non di meno quelle tra persone le emarginano perché non tutti conoscono il mondo dei diversamente abili, «hanno paura delle nostre fragilità – chiarisce Barbaro – e nel mondo dello sport ancora si incontrano molte difficoltà, soprattutto nel trovare delle guide. Le barriere architettoniche più brutte da abbattere sono quelle delle persone che non sanno come approcciarsi alle nostre disabilità o ancora peggio si girano dall’altra parte». Per arrivare a Tokio, lei si è affidata a Charlotte Bonin, un’ex campionessa olimpica che le ha fatto da supporto, ma Anna ha messo nelle sue mani la sua vita e prima di ogni gara o allenamento la abbraccia.

I ragazzi paraolimpici spesso erano ragazzi normo dotati, la vita, poi, li ha messi di fronte a prove ed eventi imprevisti.  Ma la coerenza e il fissarsi il raggiungimento di obiettivi li hanno portati ad andare avanti e non cedere e abbandonare i propri sogni, «questi ragazzi sviluppano una pluralità di competenze-sostiene la ds, Marisa Maisano- il fatto che però deve fare più riflettere è il parlare ancora di inclusione, intesa come eccezione, quindi questo significa che se qualcuno prima è stato escluso, ledendo i suoi diritti, non abbiamo garantito l’uguaglianza».

I ragazzi, grazie a questo incontro, hanno ricevuto una lezione di educazione civica «per questo – conclude la ds – dobbiamo pensare prima di tutto a far sì che i diritti di Anna e Aurora non vengano calpestati. Anna Barbaro ha salutato i ragazzi con una frase che l’accompagna nella sua vita e che dovrebbe essere impressa ovunque «non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino».

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