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MITI E MISTERI METROPOLITANI | L’origine di Scilla: la leggenda dell’aquilotto

Natura e mito si fondono nella bellezza incantevole di Scilla che scomodò anche il padre degli dei al momento della sua nascita

MITI E MISTERI METROPOLITANI | L’origine di Scilla: la leggenda dell’aquilotto

di Marina Crisafi – Incastonata come una gemma nel mar Tirreno che si colora di viola nelle ore del tramonto, la disarmante bellezza di Scilla non poteva che affondare le sue origini nel mito. Scilla è infatti l’incantevole ninfa trasformata dalla pozione della maga Circe nel mostro di omerica memoria che dilaniava i marinai che osavano avventurarsi nelle acque dello Stretto ma anche colei che fece perdere la testa al padre degli dei.

Le leggende

Secondo le leggende, prima di far invaghire il dio marino Glauco, la bella ninfa veniva contemplata di nascosto da Zeus che la spiava, mentre faceva il bagno, attraverso i raggi del sole.

Un giorno però lo sguardo del re degli dei venne offuscato da uno stormo di aquilotti che volavano molto in alto nel cielo.

Infastidito dalla loro presenza, il capriccioso dio decise di punire i piccoli scagliando i suoi fulmini e così li fece precipitare in mare. Quando l’aquila madre tornò al suo nido sulla sommità dell’Olimpo e non trovò più i suoi figli, ignara di quanto fosse avvenuto, chiese a Zeus il permesso di abbandonare il monte divino per andare a cercarli.

Il padre degli dei si impietosì e consentì all’aquila di partire alla ricerca della prole. La poveretta volò giorno e notte e quando si posò, stanca su uno scoglio nel mar Tirreno, nello specchio d’acqua sottostante vide i suoi aquilotti.

A quel punto, fece l’errore di disprezzare la potenza del padre degli dei, attribuendo al suo istinto materno attribuire l’abilità di ritrovare i propri figli.

Zeus, allora, decise di punirne la superbia scagliandole contro un altro dei suoi terribili fulmini che colpì in pieno la reale madre facendola precipitare sulla stessa scogliera dove si era poggiata poco prima.

Il promontorio

Toccando terra, il corpo dell’aquila diede vita così al suggestivo promontorio di Scilla: con il capo proteso a modellarne il crinale, le ali spiegate a formarne i fianchi e il resto del corpo a formare l’altopiano disteso verso l’interno.

Una volta placata la propria sete di vendetta, Zeus non mancò alla promessa fatta all’aquila di potersi ricongiungere con i suoi figli e così trasformò gli aquilotti in scogli, permettendo alla madre di stendere le ali verso di loro come in un protettivo abbraccio.

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