lunedì,Marzo 4 2024

Reggio, la statua funebre seicentesca di Giuseppe Monsolino può tornare a casa

Lo storico Francesco Arillotta ripercorre le tappe di una vicenda avvolta nel mistero

Reggio, la statua funebre seicentesca di Giuseppe Monsolino può tornare a casa

«La statua del cavaliere gerosolimitano reggino fra’ Giuseppe Monsolino, il “difensore dormiente” della città, torna a Reggio Calabria». Esordisce così lo storico Francesco Arillotta. «Si conclude così una vicenda strana – continua – iniziata ben quaranta anni or sono, allorquando, nel 1981, in occasione di una mia visita all’Eremo della Consolazione, notai, sparsi sul terreno retrostante l’edificio dell’antico convento, una nobile statua, una grande lapide e due amorini in marmo. Appresi che si trattava dei componenti di una cappella funeraria esistente nella vecchia chiesa prima della sua demolizione per far posto alla grande basilica. Luigi Lucritano, memorabile direttore della Biblioteca Civica, mi fece avere una foto dell’intero complesso; io invocai, sulla rivista Brutium, che quello sconcio finisse. Ma qualche tempo dopo, scoprii che la statua era addirittura sparita: da qui la segnalazione a chi di competenza.

Il resto è noto: in occasione della visione televisiva di un filmato sullo studio del famoso editore Francesco Maria Ricci, venne ivi notata la presenza inopinata di quella statua! Con conseguente azione della Famiglia de Blasio e del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che, sulla base di quelle segnalazioni, promossero un’azione legale per la sua restituzione al convento. Una recente sentenza del Tribunale di Reggio Calabria ha posto la logica parola “fine” al tutto. Adesso attendiamo, trepidanti, il momento in cui potremmo assistere al ritorno, nella Basilica dell’Eremo, di fra’ Giuseppe Monsolino. Chi egli sia stato, ce lo dice la grande lapide in latino che completa il complesso funerario.

Nella traduzione italiana leggiamo, infatti: “DOM Viandante, il marmo una cosa meravigliosa ti racconta: Frate Giuseppe Monsolino, cavaliere gerosolimitano, comandante di squadroni di cavalieri, per avere respinto non una sola volta gli assalti dei turchi, avendo meritato molto dalla patria, per la munificenza del re spagnolo gratificato di uno stipendio annuo di 360 pezzi d’oro qui giace. Patria, non ti curare dei barbari; nessuna tregua concederà ai nemici, il tuo difensore armato sebbene dorma. Il quale dai fratelli Paolo, cavaliere gerosolimitano, Augusto e Giovanni Battista, condottieri di truppe a cavallo e a piedi, Marcello porta insegne, Bernardo e Francesco illustrissimi, il dolore tolleravano.

Solo con questo monumento forse porterà a termine il compito della carità fraterna il più anziano, che da vivo ha posto, se il padre e lo zio avessero abbracciato il nipote f. Carlo. Ma lui, insignito della croce gerosolimitana, nella solita spedizione di triremi a sedici anni tramontò in oriente; o mutevolezza della sorte! Nascendo ad oriente si realizzò il tramonto della gloria. Il frate Giuseppe morì nell’anno 1622, all’età di 48 anni. La memoria fu ricordata nell’anno 1637“. Quando il riattamento del monumento funerario sarà compiuto, si potrà dire che la città, grazie a molteplici, legittimi interventi, ha potuto rimediare ad una sgradevole disavventura».        

top