martedì,Dicembre 1 2020

Reggina-Bari e quel gemellaggio che la tv non mostrerà mai

Il racconto del pre-partita delle due tifoserie protagoniste nel big match di domenica al Granillo

Reggina-Bari e quel gemellaggio che la tv non mostrerà mai

di Paco

Comincia tutto con una richiesta di mio figlio: “Papà domenica mi porti a vedere la Reggina”. Certo, domenica si gioca Reggina-Bari, la partita delle partite, prima contro seconda, due squadre dal passato glorioso, due tifoseria belle grandi e calde che si scontrano per uscire dal baratro delle serie C, una di quelle partite che sarebbe da bollino rosso per l’ordine pubblico, una di quelle partite dove sarebbe meglio non portare il proprio figlio o da starci molto attenti.

Ma io mi convinco e lo porto, alla fine il calcio fa sognare sia i piccoli che i grandi. Arrivo a Reggio, previsti 16.000 spettatori, una giornata bellissima. C’è il sole. Troviamo parcheggio e via dritti allo stadio. Più ci avviciniamo e più diventa tutto più strano. Di solito nelle vie vicine allo stadio si vede solo il bianco e l’amaranto delle bandiere, delle sciarpe e delle magliette, invece trovo nuovi colori bianco e rosso e non solo vedo gente felice che si abbraccia con sciarpe diverse. Dico mah, sto sognando o magari sarà gente strana sai se ne vede tanta per strada che hanno sbagliato sciarpa da prendere.

Arrivo nel piazzale dello stadio, quello che dà di fronte alla curva nord, di solito chiusa dalla polizia perché li si trova anche l’ingresso dei tifosi ospiti. Mi dico tra me e me “caspita dobbiamo fare il giro lungo, qui è chiuso”. Invece no è aperto, dico a mio figlio. Ma oggi è tutto strano non capisco.

Poi ad un certo punto vedo in lontananza circa 1000 tifosi del Bari, gli ultrà, quelli sempre cattivi sporchi e assassini come dice la tv, e stringo mio figlio accanto a gli dico “spostiamoci di là”. Mi giro dall’altra parte e arrivano circa 1000 tifosi della reggina anch’essi ultrà, sempre quelli che, dice la tv, sono brutti sporchi e cattivi. Siamo circondati, davanti a me vedo una schiera di poliziotti in antisommossa. Mi tranquillizzo, anche se li vedo rilassati e sorridenti come se non stesse successo nulla e noi li nel  mezzo.

Ad un certo punto si fermano le due tifoserie a distanza di circa 50 metri tra di loro. I tifosi del Bari gridano forza Reggina, i tifosi della Reggina gridano forza Bari. Io incredulo in mezzo che non capisco cosa succede, è tutto strano. Poi si zittiscono ed a un certo punto insieme le due tifoserie cominciano a gridare “Salta con noi  Bari e Reggina alè” e continuano insieme ancora con questo coro, ubriachi di felicità.

Io spaesato non capisco. E’ un sogno forse? Due tifoserie che si vogliono bene? La fratellanza che supera l’odio sportivo? Ma non è possibile, in televisione non ci hanno mai detto che una cosa del genere esiste, i tifosi gli ultrà sono altri, brutti sporchi e cattivi.

Ma poi ad un certo punto le due tifoserie smettono di cantare e si avvicinano. Ecco lo sapevo, sono pronti allo scontro. Ora la polizia vedrai cosa fa, sono sempre più vicini. Ma una volta insieme si abbracciano, si chiamano fratelli e ricominciano a saltare e gridare insieme quel coro “salta con noi  Bari e Reggina alè”. Mi giro verso mio figlio con occhi increduli e lo vedo sorridere, spalancare gli occhi, emozionarsi che abbracciandomi mi dice: “lolo lolo lolo lolo, salta con noi  Bari e Reggina alè”. Ah sì, poi c’è stata la partita. Ma questa è la cronaca di una giornata di sport, che la tv non mostrerà mai.