martedì,Ottobre 20 2020

Che fine hanno fatto i 50milioni destinati allo Scillesi d’America?

VIDEO | L'interrogativo dei promotori della petizione che dopo aver raccolto oltre 4000 firme non accettano di vedere la struttura lasciata al degrado

Che fine hanno fatto i 50milioni destinati allo Scillesi d’America?

Poteva essere un’eccellenza. È diventata questa la frase cult che descrive le strutture sanitarie reggine. Non è toccata una sorte diversa allo Scilltesi D’America, non più ospedale e non ancora Casa della Salute. Una realtà stretta nella morsa della burocrazia che l’ha costretta, ormai da diversi anni, a vivere in un limbo. Sospesa, così come le aspettative e le speranze dei tanti utenti che in quella struttura vedevano un punto di riferimento fondamentale per la tutela della loro salute. Dalla volontà di difendere questa struttura è partita la petizione popolare arrivata già a 4000 firme. A farsi promotori dell’iniziativa Giovanni Luca Bellantoni e Francesco Picone che, raccogliendo le esigenze di un bacino d’utenza enorme, che serve tutta l’area dello Stretto e non solo, hanno lanciato l’iniziativa per ottenere un confronto con chi questa situazione ha il potere di sbloccarla. 

La gloriosa storia dell’Ospedale “Scillesi D’America” è stata bruscamente interrotta con il Piano Regionale di Rientro, che ne ha decretato la chiusura come Ospedale relegandolo alla funzione di “Casa Della Salute”.Ovviamente questa fantomatica “Casa della Salute”, seppur finanziata e stanziata, non ha mai visto la luce.

A tutt’oggi, l’ex Ospedale e non ancora Casa della Salute, rimane confinato in un limbo e cannibalizzato ad ogni occasione propizia dalle strutture agonizzanti della sanità calabrese. 

«Smantellate di notte le sale operatorie nuove di zecca appena costruite, in “occasione” della chiusura del Reparto di Chirurgia; attrezzature nuove di pacco di vario genere mai utilizzate qui “disperse” verso chissà quali più rosei lidi; personale allo stremo senza turnistica e turn over, col blocco delle assunzioni che già predestina la chiusura di altri servizi e Reparti. Nonostante sia ormai ridotto al lumicino, la struttura è presa d’assalto dalle persone del circondario, e parliamo di un bacino di utenza di almeno 50.000 persone».

Bellantoni non ha dubbi sulla necessità di salvare questa struttura dall’oblio sottraendola allo smantellamento a cui è sottoposta che «non segue nessuna logica se non l’apparente logica di eliminare una struttura che funziona e che forse dà fastidio a qualcuno».

Il finanziamento fantasma

Parliamo di finanziamenti di circa 50 milioni rientranti nell’ambito del Piano di Azione e Coesione della Calabria che avrebbero dovuto assicurare interventi volti a consegnare finalmente presidi ospedalieri in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza, invece, il nulla. Soldi finanziati e mai arrivati a destinazione. 

Ma dal 2017 ad oggi nulla è stato fatto. Anzi «si sta facendo di tutto per far chiudere gli ultimi servizi rimasti a causa di carenza di personale, in particolar modo il Laboratorio di Analisi e Radiologia. Il personale va in pensione, lasciando il già critico impiego alla sopravvivenza e ai sacrifici dei pochi rimasti. Nessuna assunzione vuol dire far funzionare malamente i servizi e alla fine far chiudere tutto».

Il presagio dei cittadini è che dietro ci sia una volontà ben precisa: «Una strategia a lungo termine diabolica e nascosta ma che è stata palesemente scoperta dalla cittadinanza».

La petizione popolare

E’ in corso una petizione popolare per evitare che questa struttura di ben 6 piani  venga abbandonata in funzione delle logiche “nascoste” e redditizie di terze persone che non hanno assolutamente a cuore la salute dei cittadini. Le 4000 firme, destinate a cresce rivendicano delle priorità: «Evitare assolutamente la chiusura o i disservizi dei pochissimi reparti rimasti, assumendo subito almeno il personale necessario per una adeguata turnistica. La mancanza di assunzioni combinata con i recenti numerosi pensionamenti, ha messo in crisi sia utenza che personale. Portare a compimento la trasformazione in Casa della Salute, iter già avviato e finanziato ma stranamente bloccato. Calibrare le funzioni della futura Casa della Salute in base al bacino di utenza ( 50.000 persone ) in una visione strategica di integrazione con le strutture operanti sul territorio della provincia reggina».

Le richieste

Richieste legittime che non mancano di evidenziare come la Casa della Salute andrebbe, qualora entrasse finalmente in funzione, essere un pilastro fondamentale a sostegno del Grande Ospedale Metropolitano poiché «la mancanza o l’inadeguatezza delle Case della Salute si ripercuote sul carico di lavoro dei presidi ospedalieri, il territorio rimane sprovvisto di importanti punti sanitari ed i cittadini abbandonati a loro stessi, privati del diritto di poter accedere facilmente alla sanità. Il funzionamento di tali strutture ridurrebbe in modo massiccio gli accessi impropri ai PS e abbatterebbe le liste d’attesa per le visite specialistiche e per la diagnostica».

Al grido d’aiuto della cittadinanza si è unito ieri anche il presidio di Potere al Popolo che, pur non raccogliendo adesioni da parte della cittadinanza, ha inteso continuare il tour delle strutture ospedaliere reggine per sensibilizzare gli utenti e iniziare un percorso divulgazione e protesta contro un sistema che ha affossato la sanità calabrese.