giovedì,Novembre 26 2020

Celebrazioni 4 novembre, Mariani: «Bisogna essere coesi come lo furono i nostri nonni e bisnonni di allora»

Il prefetto ricorda il sacrificio di tanti uomini per l’unità d’Italia e chiede ai reggini lo stesso sforzo collettivo perché funzionino le misure anticovid

Celebrazioni 4 novembre, Mariani: «Bisogna essere coesi come lo furono i nostri nonni e bisnonni di allora»

Celebrazioni anche a Reggio Calabria in forma più intima quest’anno per il 4 novembre, a causa del dilagare dell’emergenza sanitaria. Una cerimonia sobria, solo per ricordare i caduti. In un data in cui si celebra l’Unità nazionale in seguito all’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia, e la giornata delle forze armate, poiché proprio quegli ultimi giorni di guerra vennero dedicati alla commemorazione di tutti i soldati morti in guerra.

Ma come mai proprio il 4 novembre? In questo giorno del 1918 entrò in vigore l’armistizio di Villa Giusti, dalla villa del conte Vettor Giusti del Giardino a Padova in cui fu siglato il giorno prima, fra l’Impero austro-ungarico e l’Italia. Alla firma dell’armistizio si fa coincidere convenzionalmente la fine della Prima Guerra Mondiale.  Ed anche il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, ha commemorato la giornata, con lui c’erano il Direttore Marittimo della Calabria e della Basilicata Tirrenica, Tenente di Vascello Giuseppe Ranieri, ed il Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. Nella celebrazione di questa giornata, dopo l’omaggio al monumento ai Caduti sul lungomare, il prefetto ha fatto un salto indietro nel tempo, cogliendo le analogie con il momento attuale.

«Le regole imposte dalla pandemia devono essere rispettate – chiarisce Mariani – è mancato certamente il messaggio da parte del capo dello Stato, ma credo che, la cerimonia di oggi, anche se sobria e semplice, richiami alla riflessione ciascuno di noi. Cento anni fa il nostro Paese è stato chiamato ad uno forzo collettivo, certamente in termini enormemente più drammatici se pensiamo alle vite umane che furono perse. Allora come oggi ci ritroviamo a combattere un altro tipo di conflitto per vincere il quale abbiamo necessità di mettere in campo il meglio delle nostre risorse umane e anche morali.

Il Paese allora non solo riuscì a sollevarsi dopo la tremenda sconfitta di Caporetto, ma riuscì a vincere la Guerra e, in mezzo, a dicembre del 1917 ci fu il discorso del presidente de, consiglio Vittorio Emanuele Orlando che, a fronte della catastrofe, usò tre parole che poi sono state ricordate in altri contesti: “resistere, resistere, resistere”. Anche oggi il nostro Paese è chiamato a fare uno sforzo collettivo, uno sforo duro soprattutto per certe categorie.

Sono sacrifici che servono a vincere un altro tipo di conflitto, non meno pericoloso dell’altro. In gioco c’è qualcosa di molto importante. Dobbiamo essere uniti. Dobbiamo fare il massimo sforzo – chiude – perché le misure funzionino. Ogni singolo cittadino ha un pezzo importante di responsabilità. Bisogna essere coesi come lo furono i nostri nonni e bisnonni di allora. Mi auguro che questo 4 novembre aiuti a ricordare cosa è stato quel conflitto».