Messa per il boss Tegano, le precisazioni della famiglia: «Nessuna prevaricazione mafiosa»

Riceviamo e pubblichiamo:

«Io sottoscritto avv. Pasquale Reitano difensore di fiducia del sig. Branca Edmondo, nato a Reggio Calabria il 20.04.1979 e della sig.ra Tegano Angela nata a Reggio Calabria il 7.12.1980, espongo e chiedo quanto segue:

Dopo l’ennesimo attacco mediatico subito dai miei assistiti, mi vedo costretto ad intervenire a tutela della loro serenità e della loro privacy ad oggi risultate vilipese dall’atteggiamento “giornalisticamente” offensivo tenuto dal massmediologo Klaus Davi.

Ed infatti, dopo numerosi articoli e post pubblicati sui principali quotidiani e social network pubblicati nel corso degli ultimi mesi riguardanti i miei assistiti, il 27 agosto c.m., sulla vostre stimate testate giornalistiche, appariva parte di un comunicato del su citato massmediologo con il quale lo stesso annunciava (riporto testualmente) “una iniziativa di guerrilla marketing contro il clan Tegano di Archi, una tecnica all’avanguardia condita da azioni sia sul piano legale che sul piano giornalistico. Azioni di forte impatto che lo stesso giornalista definisce senza mezzi termini “di guerrilla” “.

Tuttavia, a corredo di tale lodevole iniziativa, il sig. Klaus Davi  aggiungeva ulteriori commenti: “Paura di loro? Ma se Eddy Branca appena mi ha visto si è nascosto sotto la gonna della moglie. Vedrete, vedrete la scena, presto ci sarà il video. Ma quali grandi boss… Wait and see…”.

Concludeva infine, riferendosi alla circostanza che il giornalista, l’ 8 agosto, era stato allontanato dalla cattedrale di Reggio Calabria durante la messa in memoria del defunto Giovanni Tegano, con: “Un gesto che costerà molto caro alla zarina di Archi Gallico. Su di noi non comanda e presto lo capirà”, ha detto Davi nella nota.

Orbene, prima ancora di disquisire  sul merito della questione, tengo a precisare che il sig. Branca, onesto lavoratore del settore assicurativo e del settore della autoriparazioni, è rimasto sconosciuto alle cronache giudiziarie fino al 2014 (nonostante lo stesso, genero del defunto Giovanni Tegano, con ogni probabilità sia stato sottoposto ad ogni strumento di indagine: intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia ecc… le cui risultanze, fino ad allora non hanno offerto nessun risultato di rilievo nei suoi confronti), quindi a quella data soggetto incensurato e non un pluripregiudicato come più volte è stato appellato dal sig. Davi, che ha ampiamente pagato il proprio debito con la giustizia, scontando una condanna a 7 anni di reclusione, di cui 1 anno in regime di 41 bis presso la Casa di Reclusione di Parma e 4 anni e 5 mesi presso la Casa Circondariale di Nuoro, mentre la sig.ra Tegano non ha mai riportato alcuna condanna ed è un soggetto incensurato che non è mai stata coinvolta in nessuna indagine di mafia e di criminalità organizzata.

Tanto sarebbe dovuto bastare al sig. Davi per evitare qualsiasi tipo di strumentalizzazione delle iniziative strettamente personali poste in essere dai miei assistiti e soprattutto definire “zarina” la sig.ra Angela Tegano, la quale paga lo scotto di aver voluto difendere la privacy della propria Famiglia (a scanso di equivoci intesa nel più alto significato del termine) da una presenza che in quel momento veniva percepita come squisitamente provocatoria.

Quale comportamento dev’essere rimproverato alla stessa? Forse quello di aver allertato le forze dell’ordine per evitare qualsiasi tipo di nervosismo in un momento tanto delicato com’ era, poteva e doveva essere il trigesimo di un padre?

Ebbene, la richiesta di intervento delle Forze dell’Ordine che tanto ha fatto innervosire il sig. Davi tanto da provocare l’annuncio di una serie di iniziative di  “guerrilla” e l’ appellativo di Zarina nei confronti  della sig.ra Tegano, va ricercato unicamente nell’intento di una Figlia, Moglie e Madre di voler difendere la serenità della propria famiglia in un momento tanto triste quanto intimo. Nessuna tracotanza mafiosa, nessuna prevaricazione!

Solo la percezione che, in quel preciso delicato momento, la presenza di Klaus Davi (che ricordo è autore di plurimi articoli giornalistici altamente diffamatori nei confronti del proprio marito motivo per cui la presenza era percepita come provocatoria) avesse come unico intento quello di provocare la reazione di uno dei partecipanti al rito religioso. Reazione che di fatto c’è stata! Contro ogni speranza, ci si è infatti appellati al potere dello Stato per ripristinare serenità in un momento concitato. Nessun comportamento da mafioso, nessun comportamento da ZAR!

Concludo, infine,  precisando che l’unico desiderio dei sigg.ri Branca/Tegano è quello di essere dimenticati, lasciando come ipotesi residuale quella di intraprendere, qualora dovesse insistere tale campagna diffamatoria nei loro confronti, in tutte le competenti sedi giudiziarie, qualsiasi azione che la legge prevede per tutelare l’immagine, l’onore e la reputazione degli stessi».

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