venerdì,Luglio 19 2024

Blitz anti-‘ndrangheta a Reggio, Bombardieri: «Controllo asfissiante del territorio»

Il procuratore della Dda in conferenza stampa: «Tutto avveniva attraverso estorsioni e imposizioni di assunzioni»

Blitz anti-‘ndrangheta a Reggio, Bombardieri: «Controllo asfissiante del territorio»

«Dalle indagini della polizia giudiziaria è stato consetito di ricostruire uno spaccato di ‘Ndrangheta all’interno della città, nella periferia della città che vede come protagonisti soggetti già condannati per fatti di ‘Ndrangheta e che hanno ripreso la gestione del controllo del territorio attraverso le modalità puramente ndranghetiste». Così il procuratore della Dda di Reggio Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa sul blitx anti ndrangheta che stamane ha portato all’arresto di 12 persone nel quartiere di Arangea.

«Sono state registrate interlocuzioni con altre cosche di ‘Ndrangheta della stessa area – ha aggiunto il magistrato – Stiamo parlando di soggetti che sono riferibili ai livelli apicali della cosca Ficara-Latella e della cosca di Ficarelli. Ci sono interlocuzioni registrate capitate nel corso dell’indagine dei Carabinieri che fanno riferimento alle doti di ‘Ndrangheta e alle qualifiche ricoperte dai vari soggetti, fino alla possibilità per i soggetti di battezzare altri soggetti e altri sodali. Figure di primo piano che non tralasciavano nulla in relazione al controllo del territorio. Ci sono tutta una serie di conversazioni anche di Nico Palumbo, che pur mantenendo il controllo di tutta una serie di attività illecite, assumeva un profilo defilato. La cosa conferma quanto già emerso in precedenti investigazioni di ‘Ndrangheta, cioè la puntualità del controllo del territorio attraverso estorsioni, attraverso imposizioni di assunzioni, quindi tutta una serie di elementi che purtroppo ci confermano come ancora pur nonostante condanne intervenute, espiazioni di pene intervenute ancora oggi vi è il controllo di parte del territorio reggino da parte della ‘Ndrangheta».

Secondo il procuratore aggiunto Walter Ignazitto «Questa indagine ci restituisce un ritorno al passato e un ritorno anche a certe ortodossie della tradizione di ‘ndrangheta. Ci sono intercettazioni in cui gli indagati parlano esplicitamente del banco nuovo. Quindi della ricostituzione delle cariche, della locale che tutti conosciamo perché ormai sentenze passate in giudicato ci hanno cristallizzato determinati dati. E c’è una costante evocazione di quelli che sono gli equilibri, le spartizioni anche territoriali successive alla seconda guerra di ‘Ndrangheta, che torna prepotentemente anche perché diversi tra i soggetti che oggi sono stati raggiunti da misura cautelare hanno fatto quella guerra di ‘Ndrangheta. Questa indagine è la prosecuzione eh in qualche modo eh del eh procedimento cosiddetto Metameria. In alcune intercettazioni si menzionavano tutta una serie di personaggi che poi sono stati alcuni di quelli che sono stati arrestati in questo procedimento e si discuteva dell’esigenza di risedersi ad un tavolo. Certo, è una ‘Ndrangheta che si adegua anche da un punto di vista terminologico lessicale alla nuova dimensione perché se da un lato si parla delle doti e delle cariche del passato dall’altro c’è un linguaggio un po’ alla Harry Potter perché per esempio uno degli indagati a un certo punto si vanta di essere stato qualificato come purosangue in quanto proveniente da una famiglia di ‘Ndrangheta di vecchio lignaggio. Emerge un asfissiante controllo del territorio perché persino quando si tratta di ricostituire le facciate».

A coordinare le indagini è stato il colonnello dei carabinieri del nucleo investigativo Valerio Palmieri: «Abbiamo approfondito la figura e il ruolo di Palumbo sulla zona, che tra l’altro aveva scontato una lunga detenzione. Il motivo dominante della conversazione captata è proprio il controllo dei proventi delle attività estorsive come fonte di guadagno di tutta l’organizzazione. In quella zona ci sono più locali in cui venivano avanzate le richieste successive o dove erano stati commessi dei furti danni di soggetti collegati all’articolazione di ‘Ndrangheta. Questo ci ha consentito di monitorare altri esponenti di vertice dell’organizzazione tra l’altro già noti perché condannati. In questo contesto spicca il discorso delle nuove affiliazioni ma anche il discorso che loro potevano conferire le cariche della locale del capo società e del contabile. Un passaggio determinante è in riferimento alla carica della dote del trequartino, come una dote di livello provinciale. Quindi l’ordinamento che abbiamo messo a fuoco 15 anni fa è ancora attuale, perché ancora si richiamano le regole e le doti che erano già emerse in passato. A questo va aggiunto un passaggio: le difficoltà nel fare le indagini. Gli indagati erano consapevoli di poter essere oggetto di monitoraggio attraverso diciamo loro convinzioni in generale e anche attraverso presunti contatti con appartenenti alle forze dell’ordine e hanno attuato delle cautele e delle contromisure per arginare la manovra investigativa. Quindi non utilizzavano mai contatti diretti ma altri canali, come ambasciate e messaggistiche. Nonostante ciò siamo riusciti a raccogliere gli elementi che servivano. Le affiliazioni che dovevano essere fatte non sono più state fatte proprio per paura di questa della loro consapevolezza crescente di essere oggetto di attività investigativa. Tra i settori economici di controllo c’è anche quello del bergamotto, sapendo che è uno dei settori più redditizi proprio dell’area geografica».

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