venerdì,Novembre 27 2020

“Bronzi di Riace”: sulla terza statua e le indagini, la versione di Braghò

Dopo la nostra intervista al professor Castrizio, l’investigatore ed autore di libri sui Bronzi di Riace interviene per puntualizzare alcuni particolari

“Bronzi di Riace”: sulla terza statua e le indagini, la versione di Braghò

Non poteva non stuzzicare il suo intervento il nostro racconto, tessuto insieme al professor Daniele Castrizio, sull’identità della terza statua di Riace. Giuseppe Braghò, autore del libro “Facce di bronzo”, si definisce un investigatore. E certamente ha tante frecce nel suo arco se è stato il motore che ha spinto “Le Iene” nella riuscitissima inchiesta sui bronzi di Riace.

Puntualizza Braghoò, nei commenti al nostro articolo su Facebook, che «La nave Hercules (proprietà di Mr. George Robb, multimiliardario americano legato all’INA, Institute of Nautical Archeology di Austin, Texas) monitorava un cospicuo tratto del mare ionico da Locri a Punta Stilo nel corso di una campagna di prospezione finalizzata a individuare gli approdi magno- greci. L’indagine rientrava in un programma congiunto tra Soprintendenza reggina, Unical, Università della Tuscia e INA. Mr. Robb, uomo di gran cuore, mette da anni a disposizione dell’archeologia subacquea di mezzo mondo le proprie sofisticate attrezzature». Sempre la stessa nave, arrivata «nelle acque di Agranci (Riace) nell’agosto del 2004, effettuò un “fuori partitura”. Indagare con l’aiuto di side scan sonar, protomagnetometro e altre fantastiche diavolerie rivelatrici divenne pratica “irresistibile”. Gli strumenti di bordo saturarono il report con centinaia di “anomalie metalliche”. Una di queste, considerevolmente grande (avrebbe potuto essere un battello per intenderci?, nds), focalizzò l’attenzione del magnate il quale, fermata la “sua” nave, s’immerse per un primo controllo sulla corposa anomalia». Ad interrompere le ricerche però fu uno studente universitario presente a bordo, che era anche carabiniere. Le ricerche dunque sono state bloccate: «non altro doveva e poteva compiersi» spiega Braghò.

Nel nostro speciale sull’identità del terzo Bronzo, Castrizio parlava dei ministri che avevano esternato interesse alle ricerche, Francesco Rutelli, ad esempio. Sa qualcosa anche su questo Braghò: «Il ministro Rutelli, in seguito a mia esclusiva, insistente richiesta, inviò il chiarissimo amico professor Claudio Mocchegiani Carpano a “controllare” l’esistenza reale delle anomalie nelle adiacenze del ritrovamento dei Bronzi. La relazione dell’emerito archeologo subacqueo, positiva, fu consegnata al ministero ma, nonostante tutto, alcun scavo mirato fu mai compiuto. Riproposi la questione al successivo ministro Bondi. Il suo consigliere culturale lamentò la “cronica mancanza di fondi” per attuare gli scavi. Mi sono offerto come finanziatore della campagna e, la sbigottita figura istituzionale, mi rimandò a un successivo colloquio, con replica del Ministro Bondi. Beh! Aspetto ancora risposta».

La statua B

Ribadisce di essere un investigatore e allora «Ho continuato (ancora oggi sono “in attività”) le personali indagini sull’intera vicenda, rintracciando due testimoni oculari piuttosto importanti. Il primo – signora Anna Diano di Siderno – assistette al furto di uno scudo bronzeo (statico, ricoperto da incrostazioni marine) e di una lancia, spezzata in due. Affidai il testimone alle attenzioni del capitano Raffaele Giovinazzo il quale, a sua volta, accompagnò la signora Diano presso la Procura della Repubblica di Locri dove, escussa, fu ritenuta “attendibile”. La seconda testimonianza “romana” (quella che racconta di come la statua fu venduta a Roma prima di arrivare al Getty Museum di Malibù, nds) – sempre dal sottoscritto rintracciata, in lunghi anni di ricerche – fu affidata alle “attenzioni” de Le Iene: senza ombra di dubbio più efficaci e veloci delle Istituzioni. Ovviamente la privacy del personaggio non può essere violata: per molte ragioni che, a tempo debito, saranno chiarite». Un ultimo sibillino messaggio Braghò lo riserva all’ amico «professor Daniele Castrizio – il quale – suppone che l’ipotetica terza statua raffiguri l’afflitta madre di Eteocle e Polinice. Non posso esprimermi. Sono investigatore, non archeologo. Unicuique suum. Posso soltanto dire due cose: a Cesare quel che, di Cesare, è».