martedì,Dicembre 1 2020

Castrizio: «Calabrese descrive il “riggitano”: il reggino non è così»

Senza polemica nei confronti del comico, lo storico e il cantore Fulvio Cama sconfessano la descrizione caricaturale degli abitanti della città dello Stretto sottolineandone invece i pregi umani e caratteriali

Castrizio: «Calabrese descrive il “riggitano”: il reggino non è così»

«Quello è il “riggitano” o il “riggitanazzo”, ma non il reggino». Daniele Castrizio e Fulvio Cama proprio non ci stanno. La descrizione del reggino che il comico Gennaro Calabrese ha portato alla ribalta, in un recente video, non si addice al “reggino”. Così dalla loro pagina Facebook, lo storico, docente di numismatica all’università di Messina e il cantautore raccontano un’altra storia.

La difesa a spada tratta di Reggio
Castrizio, Cama insieme al grafico ed artista Saverio Autellitano sono impegnati da qualche settimana nella felice diffusione della “Metaconferenza sui bronzi di Riace”, un modo nuovo di raccontare, seguendo il metodo della public history, in maniera da coinvolgere lo spettatore e avvicinarlo a quello che della storia è il senso. E sono partiti dal simbolo di Reggio nel mondo, i guerrieri di Riace, proprio per sottolineare l’importanza che le due statue hanno e che potranno avere per portare in alto il nome di una città sovente vituperata dalla cronaca. Ben si comprende come questo sforzo di raccontare le eccellenze mal si concilia con l’immagine volutamente caricaturale che si evince dal video di Calabrese che comico è e che, per questo, cerca di far ridere. Ma qualcuno alla visione di quelle immagini proprio non ce l’ha fatta a ridere. «Siamo reggini e non riggitani, siam calabresi e un poco siciliani e lo diciamo col cuore nelle mani, siamo reggini non siamo riggitani» spiega il ritornello del giambo musicato da Cama della canzone che, proprio come accade nella metaconferenza, un po’ accompagna, un po’ chiarisce il discorso di cui tiene il filo Castrizio.
Parlano in controtendenza e raccontano l’eccellenza, «contro la moda di denigrare, illusi di far ridere chiunque, un po’ come fa Cetto La Qualunque» recitano. «Calabrese – sottolinea il professore – fa il suo mestiere e lo fa bene e non intendo polemizzare. Tuttavia ha dimenticato un particolare: noi reggini siamo anche permalosi – dunque – questi che lui descrive, al massimo, come diceva Nicola Giunta sono i “riggitani” o, peggio, i “riggitanazzi”, la generazione che è cresciuta nell’anarchia e nell’ignoranza che non sa evolversi che parla nel modo descritto, che guida così e che in quel modo si muove». Prosegue Castrizio, non senza un pizzico di amarezza «Non ho mai creduto al fatto che gli abitanti di Reggio siano per natura deteriori, ho ripensato a mio padre, a mio nonno, e a tutti coloro che hanno fatto Reggio bella e gentile» da qui l’impossibilità di accettare l’elenco di difetti descritto dall’attore comico Calabrese.

Ecco le vere caratteristiche del reggino
E allora quali sono le caratteristiche del reggino? Nel giambo si racconta l’ottimismo, l’altruismo nel cibo e negli affetti, gli eufemismi tipici del modo di raccontare i fatti, il sano pettegolezzo, la furbizia, qualità che non deve turbare anzi, l’esser superiori che non significa essere presuntuosi, l’amore per la città, la cortesia. Perché Reggio, chiude Castrizio è la città che ha inventato il teatro, ha portato le prime legislazioni dell’Occidente, è stata una città di santi, di imprenditori, dedita all’accoglienza e dunque «non possiamo sdoganare il trash con la spazzatura che invade le strade e tra poco, così anche i nostri cuori».