venerdì,Aprile 16 2021

Coronavirus, Confesercenti punta il dito contro il Governo di Mario Draghi

Per il presidente Claudio Aloisio «non si può chiedere agli imprenditori di estinguere tutto il debito accumulato in un'unica soluzione»

Coronavirus, Confesercenti punta il dito contro il Governo di Mario Draghi

Punta il dito contro il Governo di Mario Draghi, Claudio Aloisio, presidente della Confesercenti di Reggio Calabria. «Un esecutivo appoggiato da quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento – afferma – che inizia il suo cammino nel peggiore dei modi. Infatti si sta avverando quello che sin dall’inizio dell’epidemia di Covid temevamo: che il peso economico della crisi indotta dalla pandemia, un’emergenza la cui fine è ancora lontana, venisse ribaltato sul tessuto economico del Paese, già boccheggiante dopo un anno di chiusure, ristori insufficienti e drastici cali di fatturato soprattutto al Sud dove annaspava ben prima della crisi attuale».

Aloisio sostiene di aver sempre denunciato, «dichiarandolo a chiare lettere e in tempi non sospetti, che le proroghe servono a ben poco, anzi, possono divenire addirittura dannose se non sono inserite in un meccanismo che consenta alle imprese di poter far fronte al cumulo di tasse, sì sospese, ma che comunque dovranno essere pagate a meno che non si attui una vera, e a nostro parere indispensabile e indifferibile, “pace fiscale”. Per noi, e per tutti coloro dotati di un minimo di buon senso, è chiaro che non si può chiedere agli imprenditori di estinguere tutto il debito accumulato in un’unica soluzione».

Per il presidente della Confesercenti «siamo ancora nel pieno della congiuntura peggiore che la nostra nazione ha vissuto dal dopoguerra ad oggi, dobbiamo sottostare a limitazioni che frenano un qualsiasi possibile spiraglio di ripresa eppure, l’1 marzo, chi ha aderito alla rottamazione ter e al saldo e stralcio, a meno di un miracolo ormai improbabile dati i tempi, si troverà a dover saldare in un’unica soluzione tutte le rate non pagate nel 2020.

Cinque rate in una volta, compresa quella scadente a fine febbraio. Come questo possa essere possibile, con quale ratio il Governo e tutte le forze politiche che lo sostengono permettano questa “follia” in un momento del genere, è per noi inspiegabile. Forse non è sufficientemente chiaro a chi di dovere che se non si imprime un deciso cambio di marcia quello che oggi ancora consideriamo un rischio diverrà una certezza: l’implosione del sistema imprenditoriale e produttivo che nei territori più disagiati come il nostro porterà, secondo le nostre stime, alla chiusura di oltre il 40% delle attività commerciali desertificando, di fatto, interi territori che non avranno più la forza di rialzarsi.

Aloisio incalza sostenendo che «la situazione è grave, anzi gravissima, e la cosa certa è che noi non rimarremo passivi a guardare la devastazione delle nostre comunità. Per tale motivo utilizzeremo tutti gli strumenti che la legge consente per combattere norme inique che vessano in maniera ingiustificabile soprattutto una parte, quella delle imprese e delle partite iva, la quale sta pagando un prezzo insostenibile e che, proprio per questo, rischia seriamente di collassare definitivamente con tutte le conseguenze economiche e sociali che ne deriveranno».

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