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Regione Calabria, l’incredibile storia di Francesco: ha vinto un concorso ma dopo 10 anni non è ancora stato assunto

È uno degli idonei della selezione pubblica per operatore informatico. Dopo un lungo iter giudiziario, dovrebbe entrare nelle sue funzioni. Ma il Consiglio prende ancora tempo

Regione Calabria, l’incredibile storia di Francesco: ha vinto un concorso ma dopo 10 anni non è ancora stato assunto

Francesco Chirico, 44enne di Reggio Calabria è un funzionario dell’Agenzia delle entrate di Palmi, ma se tutto fosse filato liscio, come avrebbe dovuto essere, oggi sarebbe un operatore informatico della Regione Calabria. La bizzarra storia di quest’uomo, sposato con due figli, ha inizio nel 2010, quando il 1° giugno di ben 12 anni fa, viene assunto al Consiglio regionale della Calabria, dopo aver vinto il concorso pubblico per 33 operatori informatici.

La vicenda

«All’epoca prestavo servizio come funzionario dell’Agenzia delle entrate a Brescia, da quasi 5 mesi, per cui decisi di mettermi in aspettativa per prendere servizio al Consiglio regionale, considerando anche che mia moglie incinta di qualche mese era residente e lavorava a Reggio Calabria. Il caso volle però che, su ricorso di alcuni candidati che non avevano superato il concorso, il Tar di Reggio Calabria prima e il Consiglio di Stato poi, il 20 aprile 2012, con la sentenza n° 2325/2012, dichiarassero la nullità della prova pratica (quella finale) e la necessità di ripeterla, secondo precisi criteri. Il tutto perché erano state ravvisate alcune irregolarità commesse dalla Commissione della Cnipec, società che aveva in appalto la selezione, nella correzione degli elaborati (irregolarità che, peraltro, non riguardavano il mio elaborato). Cosicché, il mio rapporto di lavoro e quello degli altri 32 operatori informatici, decadde il 7 maggio 2012».

Escluso dalla graduatoria

Fu così che Chirico si vide costretto a ripetere quella prova. «Il 19 e 20 luglio 2012, alla presenza della Polizia postale e in un clima di profonda tensione – ha raccontato Chirico – io e gli altri 77 candidati abbiamo dovuto ripetere la prova pratica, che consisteva nello svolgimento di alcune operazioni sull’hardware e software del Pc. Nello specifico, all’inizio della prova si doveva svolgere un’operazione consistente nell’acquisizione, tramite un lettore ottico, di un codice a barre presente sul foglio di ogni candidato, che doveva servire a rinominare la cartella di lavoro nella quale salvare tutti i files della prova svolta.

Purtroppo però, nonostante provassi a effettuare l’operazione di acquisizione del codice a barre non ci riuscivo e di conseguenza decisi di proseguire, pensando che il mancato svolgimento di tale operazione comportasse la sola penalizzazione di 1 punto. Ho quindi concluso la prova nel tempo stabilito, consegnato il mio elaborato stampato e salvato nella cartella di lavoro i files necessari alla correzione. Qualche giorno dopo però, sono stato escluso dalla graduatoria finale. Effettuando l’accesso agli atti, con grande sorpresa ho scoperto che il mio elaborato era stato dichiarato nullo e quindi non corretto perché la Commissione d’esame aveva ritenuto che il non aver rinominato la cartella di lavoro col codice a barre poteva costituire un elemento di rischio per la garanzia di anonimato che la Commissione doveva garantire».

Il ricorso al Tar

Vedendosi escluso dal concorso, Chirico tentò di salvare il salvabile presentando, il 18 settembre 2012, istanza di autotutela, ma dopo qualche giorno, precisamente il 26, questa venne rigettata dalla Commissione. Fu così che decise di inoltrare ricorso al Tar di Reggio Calabria – presentandolo il 16 ottobre, il giorno seguente all’immissione in servizio dei 25 vincitori del concorso – per chiedere la correzione dell’elaborato e il conseguente inserimento nella graduatoria dei vincitori, dal momento che «accedendo agli atti – ha spiegato – ho puntualmente verificato che in caso di correzione avrei ottenuto il punteggio di 22/30, idoneo a superare la prova e a essere dichiarato vincitore». Oltre al suo, altri ricorsi vennero presentati per chiedere una nuova ripetizione della prova pratica.

Uno di questi ricorsi fu così accolto dal Tar che il 3 luglio 2013, con sentenza n° 522/2013, dispose la ripetizione della prova pratica per la seconda volta e, di conseguenza, con sentenza n° 537/2013, dichiarò improcedibile il ricorso di Chirico, dal momento che la prova doveva essere ripetuta. Così, il 27 maggio 2014 il Consiglio di Stato, con sentenza n° 5293/2014, annullò la sentenza del Tar e sancì quindi la regolarità della prova pratica. «A quel punto – ha precisato Chirico – stante il venir meno del motivo che aveva causato la pronuncia di improcedibilità del mio ricorso, per vedere riconosciute le mie ragioni mi vedo costretto a inoltrare ricorso al Consiglio di Stato. Dopo numerosi solleciti e altrettanti rinvii si arriva alla agognata sentenza n° 2172/2021 del 15 marzo 2021, che sancisce definitivamente che il mio elaborato doveva e deve essere corretto suggerendo anche le modalità al Consiglio regionale».

Costretto a rivolgersi nuovamente al Tar

Il 24 giugno 2021, a seguito della richiesta di Chirico circa lo stato di avanzamento della correzione della sua prova, il segretario generale del Consiglio regionale, tramite Pec rispondeva che «questa Amministrazione sta svolgendo le opportune valutazioni per dar seguito a quanto disposto dal giudice amministrativo». «La suddetta sentenza – ha spiegato Chirico – divenuta definitiva per mancata impugnazione già da quasi un anno e mezzo, a oggi però non è ancora stata eseguita. Ancora una volta, ho dovuto far ricorso al giudice amministrativo attivando il giudizio di ottemperanza al Consiglio di Stato, con prima udienza fissata per il 26 gennaio 2023.

Facendo un passo indietro, va detto che dopo 4 anni e quasi 4 mesi di disoccupazione sono entrato di ruolo, in un primo momento, nella scuola in Brianza, il primo settembre 2016 e, successivamente, il 2 novembre 2016, come funzionario dell’Agenzia delle entrate a Monza, riprendendomi il posto dopo 6 anni, dopo aver sostenuto nuovamente il concorso, e attualmente presto servizio a Palmi. Ho quindi instaurato una causa di risarcimento contro il Consiglio regionale, al Tar di Reggio Calabria, per vedere riconosciuti i danni patrimoniali, che consistono nel mancato pagamento degli stipendi per 4 anni e 4 mesi, e non.

Ciò che mi preme evidenziare – ha sottolineato Chirico – è, innanzitutto, il fatto che un’amministrazione pubblica, dopo quasi un anno e mezzo, non esegue una sentenza definitiva, per la quale peraltro ho dovuto attendere 9 anni, ledendo in maniera pesante e per la seconda volta i miei sacrosanti diritti, già riconosciuti dalla sentenza stessa, causandomi un notevole aggravio di spese legali, che si sommano a quelle dei precedenti giudizi. Non si capisce poi, quali siano i motivi di tale inerzia visto che io stesso, con un semplice accesso agli atti, ho potuto effettuare la correzione del mio elaborato».

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