Beni confiscati, intesa tra Anbsc e Dna per prevenire infiltrazioni nella vendita

Per prevenire l’inserimento criminale nelle procedure di dismissione di asset immobiliari previsto un monitoraggio dell’acquirente e delle altre figure soggettive indicate dal Codice Antimafia per un periodo di 5 anni dalla vendita
Per prevenire l’inserimento criminale nelle procedure di dismissione di asset immobiliari previsto un monitoraggio dell’acquirente e delle altre figure soggettive indicate dal Codice Antimafia per un periodo di 5 anni dalla vendita

di Francesco Bolognese – Confiscare i beni illecitamente acquisiti dalle varie consorterie mafiose è una delle vie da percorrere per contrastare la recrudescenza del fenomeno malavitoso. Il passaggio dei beni mobili ed immobili dalle mani dei mafiosi a quelle dello Stato ha una valenza per tanti versi dirompente, va ben oltre l’aspetto economico, in quanto veicola un messaggio di chiara supremazia dello Stato. Nei giorni scorsi in riva allo Stretto ha avuto luogo presso la prefettura “la conferenza dei servizi per la destinazione di 279 beni confiscati alla criminalità organizzata distribuiti in 27 comuni della provincia di Reggio Calabria da destinare alle articolazioni territoriali dell’Agenzia del Demanio e agli enti locali”. Nel merito l’Agenzia per i beni confiscati ha reso noto che «sono state acquisite 241 manifestazioni di interesse propedeutiche alla destinazione degli immobili». Per i beni che non ricevono manifestazioni d’interesse si apre un altro iter che contempla la vendita.

I rischi ad essa correlati sono di non poco conto. C’è l’ipotesi tutt’altro che peregrina che “tornino indietro”. Per scongiurare questa sciagurata ipotesi, è di questi giorni, la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, e il Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, prefetto Bruno Frattasi, finalizzato “a rafforzare le verifiche antimafia relative alle ipotesi residuali di vendita di beni immobili confiscati, per i quali non sia stata possibile la destinazione a scopi sociali o istituzionali”.
L’obiettivo “è quello di impedire, grazie a rigorosi accertamenti che prevedono il coinvolgimento dei sistemi informatici della stessa Direzione Nazionale, ogni tentativo di inserimento criminale nelle procedure di dismissione di asset immobiliari.”
A tal proposito è previsto “un monitoraggio dell’acquirente e delle altre figure soggettive indicate dal Codice Antimafia per un periodo quinquennale successivo alla vendita, durante il quale, al sopravvenire di controindicazioni, verrà esercitata una clausola rescissoria, inserita nei contratti di alienazione, con il conseguente venir meno degli effetti traslativi.”Tutto cio “garantisce un ulteriore supporto per affrontare risolutivamente il paventato rischio di interferenze volte a riportare il bene nelle mani delle organizzazioni criminali che ne erano state spossessate, fermo restando il carattere residuale di tali alienazioni, le quali continueranno ad essere subordinate alla perdurante impossibilità oggettiva di destinare il bene alle prioritarie finalità sociali o istituzionali previste dal Codice Antimafia”.