martedì,Novembre 24 2020

I vandali, il degrado, l’abbandono: a Gebbione l’edificio simbolo dell’incuria e della vergogna

L'ex sede della circoscrizione è stata completamente distrutta, data alle fiamme e preda di balordi. Nessun rispetto per i fascicoli e gli arredi. E sulla riqualificazione c'è un grande punto interrogativo

I vandali, il degrado, l’abbandono: a Gebbione l’edificio simbolo dell’incuria e della vergogna

Invasa, abusata, calpestata e bruciata: questa l’indecorosa fine fatta dall’edificio che ha ospitato, fino a qualche anno fa, la sede della V circoscrizione Gebbione, zona sud di Reggio Calabria. Un edificio grigio e spettrale già dall’esterno, incastrato tra un serie di palazzi che invece continuano a vivere nell’indifferenza. Appena si accede alla rampa inizia lo spettacolo di immondizia. Ad accogliere i visitatori sull’uscio c’è una inquietante immagine di una croce rovesciata.

Marcio, escrementi e sporcizia

Degrado assoluto nella sede dell’ex V circoscrizione

All’ingresso si viene investiti dall’odore di marcio e di escrementi, fedele compagno nelle stanze per tutto il viaggio. Tutti i muri sono imbrattati. I neon dal soffitto sono stati staccati e giacciono sbilenchi ai lati del corridoio, è tutto un penzolare di fili scoperti, e poi ci sono carte e cartoni, marci ed ammassati. Le stanze sono devastate. L’unica stanza che è stata risparmiata poichè impenetrabile è quella blindata e da un buco nell’acciaio si può scorgere qualcosa all’interno: sedie integre, un mobile ed un attaccapanni. Scopriremo poi, parlando con chi quelle stanze le conosce bene, che si era cercato di preservare quel luogo perché, quando era ancora una sede di circoscrizione, all’interno erano custodite le carte d’identità, i documenti e pochi spiccioli. Ancora computer fatti a pezzi, stracci, pezzi di plastica, residui di cibo e tutto ciò che si può immaginare, e poi stanze piene di abiti usati e scarpe abbandonati in terra. Sicuramente il posto è divenuto ricovero per senza tetto. Da una rampa esterna si accede al piano superiore: prima di salire, all’ingresso, ci sono i bagni, distrutti e vandalizzati. In cima alle scale che perdono pezzi un termosifone divelto cerca di sbarrare la strada. Salendo bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi: a terra ci sono i vetri delle finestre, frantumati ma composti.

Addio privacy

A fare da ammortizzatori tra gli strati di vetro, oppure riposti sulle sedie diventate animali a tre zampe, ci sono tanti fascicoli e faldoni, documenti d’archivio, alla faccia del rispetto della privacy. Sulla destra invece si apre l’orribile spettacolo delle stanze: una è stata bruciata, qualche tempo fa, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco prima che l’incendio rendesse completamente impraticabile l’edificio. Le stanze accanto portano ancora i segni di chi ci lavorava in quel posto: un divano azzurro ora fatto a pezzi, scrivanie e librerie vuote, come desolati come scheletri. 

Rimane, muto testimone, un crocifisso, risparmiato solo in parte dalla distruzione, è rimasto con un braccio appeso alla croce quel cristo malandato, unico presidio di pace in un posto maledetto.

La storia dell’edificio

Anche gli arredi preda dei vandali

Dal 1995 al 2011 l’edificio aveva ospitato gli uffici della V circoscrizione di Gebbione, dopo accorpati alla VI circoscrizione Sbarre, con non pochi disagi per gli utenti, considerato che i 25mila di Gebbione si sono andati a sommare ai 23mila di Sbarre. A ricordare l’accaduto è Antonio Eroi che alla V circoscrizione è stato per molti anni presidente. Ma quello che lui ha con l’edificio è un legame più risalente e profondo. «Erano i locali della scuola media Gebbione che ho frequentato». Locali che poi sono diventi il suo presidio sul territorio, il suo ufficio. Adesso la vita lo ha portato lontano da Reggio, ma il rammarico per quello che accade in quel luogo è ancora grande. «Mi hanno inviato immagini di come è stato ridotto: c’erano le foto dei miei figli in quegli uffici». E poi ricorda il progetto che era stato fatto nel 2008, insieme alla Protezione civile, un’iniziativa nel centenario del terremoto del 1908, una grande radio che, in caso di necessità, allestita nei piani più alti, avrebbe consentito di comunicare l’emergenza. Per qualche tempo gli edifici erano stati dati ad alcune associazioni di anziani che si riunivano e portavano allegria con i balli sociali. Nel 2014, in una vampata di vita, la struttura aveva ospitato le primarie del Pd.

Riqualificazione? Oggi è impossibile

Difficile riqualificare l’edificio

Secondo i progetti, dopo un sopralluogo del 2016, fatto dal sindaco Giuseppe Falcomatà e dall’assessore Nino Zimbalatti, si era pensato di farla diventare la sede di Castore e Polluce, società nascenti. Ma c’era poco spazio all’esterno per ospitare i parcheggi. L’idea fu abbandonata. Anche perché, dopo alcuni rilievi, risultarono problemi tecnici e il luogo fu dichiarato inagibile.  Fin qui la storia. A scrivere il resto ci hanno pensato vandali e vagabondi che nel posto non si sono limitati a trovare un rifugio ma ne hanno fatto scempio, rendendolo impraticabile.

Cosa fare?

Ma cosa si può fare per questa struttura abbandonata? Procedere alla blindatura, l’ennesima, delle porte, ma anche delle finestre, perché è proprio da lì che si sono introdotti le ultime volte. Non si può, verrebbe a costare troppo. Così come sarebbe troppo costoso pagare un vigilante a guardia dell’edificio. E costerebbe ancora di più demolirlo. Già perché tutto ha un costo. E per questo la dignità di una città si paga cara.