venerdì,Novembre 27 2020

Regionali, l’analisi di Tripodi tra legge elettorale e astensionismo

L'ex assessore spiega le ragioni della fuga dalle urne degli elettori calabresi per il voto di domenica scorsa

Regionali, l’analisi di Tripodi tra legge elettorale e astensionismo

«In questi giorni, a proposito dei risultati delle elezioni regionali in Calabria, si è molto parlato della scarsa partecipazione al voto degli elettori (circa il 44% degli aventi diritto) e dell’enorme astensionismo, che con il 56% supera di gran lunga la maggioranza del corpo elettorale. Quasi nessuno, però, ha svolto una seria analisi delle ragioni di questa fuga degli elettori calabresi». Ad affermarlo in una nota è l’ex assessore regionale Michelangelo Tripodi.

«Questa enorme sfiducia nella politica da cosa nasce? – si chiede Tripodi – Certamente dalle fallimentari esperienze di governo che hanno contrassegnato la regione Calabria negli ultimi 10 anni con Scopelliti e Oliverio, e il crollo della partecipazione nelle due ultime tornate elettorali conferma ampiamente questa valutazione. Peraltro, la politica in Calabria risulta totalmente priva di credibilità, visto che trasformismo e trasversalismo, nel centrodestra e nel centrosinistra, rappresentano la cifra di questa competizione elettorale. Inoltre, non va dimenticato che ormai, a differenza del passato, quando generalmente si votava a primavera inoltrata, ora ci fanno votare nei periodi dell’anno meno indicati, probabilmente proprio per scoraggiare la partecipazione».

Per Tripodi «tutto ciò non basta a spiegare per intero il perché di questa diffusa e massiccia disaffezione. Penso che occorre riflettere anche su un altro elemento fondamentale che è quello di una legge elettorale calabrese fondata su un meccanismo liberticida, antidemocratico e chiaramente incostituzionale con un doppio sbarramento per poter accedere nel Consiglio Regionale (4 % per le liste e 8 % per la coalizione). Un sistema costruito da Pd e Forza Italia, nel tempo del grande inciucio, per garantire il bipolarismo e per impedire la possibilità di una rappresentanza al di fuori dei blocchi di potere consolidati. Un sistema che è il peggiore tra le regioni italiane, che solo una mente malata poteva partorire».

Secondo l’ex assessore regionale «È del tutto evidente che un siffatto modello è costruito proprio per limitare e scoraggiare la partecipazione e il protagonismo dei cittadini. Mi fanno sorridere molti di quelli che piangono lacrime di coccodrillo, lamentando il grande astensionismo elettorale ma, contemporaneamente, sono le sentinelle di un sistema che nega perfino il diritto di tribuna. E’ davvero paradossale che proprio in una regione come la Calabria, crogiolo di ogni crisi economica, emergenze sociali e occupazionali, corruzione e illegalità endemica, strapotere della ndrangheta, laddove avremmo più bisogno di elevare il tasso di democrazia e di coinvolgimento popolare, ci troviamo di fronte ad una realtà di assoluto disprezzo dei diritti dei cittadini, che ha trasformato le regole del palazzo in una camicia di forza a tutto vantaggio della pura conservazione e autoriproduzione di un ceto politico irresponsabile e fallimentare».

«L’effetto nefasto di questo meccanismo di pura autoconservazione del ceto politico è rappresentato dallo schiaffo che domenica 26 gennaio hanno subito 120.000 elettori calabresi (circa il 15 % dei votanti, cioè più o meno quanti hanno votato per il Pd, che risulta il primo partito) che, secondo questa infame legge elettorale, pur partecipando non hanno diritto ad essere rappresentati in Consiglio Regionale. Il ceto politico calabrese è largamente marcio, ma proprio perché esso ha la piena consapevolezza della sua natura, si è ritagliato un abito su misura capace di salvaguardarlo e perpetuarlo».

Il risultato per Tripodi è sotto gli occhi di tutti. «Questa legge elettorale produce governi sempre peggiori dei precedenti, allontana gli elettori dalla partecipazione e nega la possibilità di rappresentanza a chi vota, ma non accetta di piegarsi alle logiche del sistema. I risultati elettorali fanno emergere le distorsioni e i limiti enormi della legge elettorale calabrese. Occorre, quindi, prenderne atto e agire di conseguenza, a tutti i livelli da quello della Corte Costituzionale a quello del referendum regionale, per far valere i diritti di 120.000 elettori calabresi (quelli che hanno votato per Carlo Tansi e Francesco Aiello), che potrebbero essere quasi il primo partito della Calabria, ma invece stanno fuori dal Consiglio Regionale.