martedì,Aprile 16 2024

Reggio, il Comitato 27 febbraio in piazza per chiedere che la Repubblica sia affidata a chi lavora

Tanti gli interventi sui temi dell'occupazione, della sanità, della scuola, delle infrastrutture per sottolineare l'assenza del Mezzogiorno dal programma di questo Governo

Reggio, il Comitato 27 febbraio in piazza per chiedere che la Repubblica sia affidata a chi lavora

Piazza Camagna a Reggio Calabria tra i trenta luoghi italiani che in occasione del 2 giugno hanno ospitato la manifestazione promossa dal Comitato 27 febbraio, denominata “La Repubblica a chi lavora con diritti sociali e sicurezza”. Il comitato, che riunisce  organizzazioni come l’associazione e rivista Cumpanis, il partito Comunista, il movimento per la Rinascita del Pci e l’Unità dei Comunisti, il circolo Culturale Proletario, Spread IT, Gramsci oggi, l’associazione Politca M48 e Patria Socialista, ha scelto questa giornata particolare per sollevare una serie di riflessioni riguardo quei diritti che con la Repubblica avrebbero dovuto essere patrimonio del Paese e che invece ad oggi, soprattutto al Sud, ancora non sono pienamente riconosciuti.

Il lavoro, la sanità, le infrastrutture, la scuola sono stati alcuni tra i temi trattati, sui quali si articola la contestazione da parte dello stesso Comitato dell’attuale governo Draghi, distante come gli altri dal Sud e dalle sue ataviche problematiche.

La Sanità e il piano nazionale Ripresa e Resilienza

«Il tema dei temi è quello della sanità con un commissariamento che dura da anni e che non ha prodotto alcun beneficio sia rispetto al debito, che a questo punto dovrebbero essere i commissari e dunque il governo a accollarsi e non la cittadinanza, sia rispetto all’aumento della qualità delle prestazioni. La migrazione sanitaria continua, con trecento milioni di euro spesi fuori piuttosto che in Calabria, arricchendo le regioni del nord e impoverendo quelle del Mezzogiorno. Una situazione grave che la pandemia ha messo ancora più a nudo e che, a meno dell’abbattimento del debito e del recupero delle risorse spese fuori, non lascia spazio ad alcuna prospettiva di miglioramento. Ci sono poi i fronti critici del Piano nazionale Ripresa e Resilienza approvato dal governo Draghi e che sottrae al Mezzogiorno ben 80 miliardi. Nessun intervento sulle infrastrutture o in altri settori strategici. Ennesimo scippo, frutto degli accordi tra Pd e Lega, tra Forza Italia e Cinquestelle, rispetto al quale dobbiamo articolare una risposta forte e adeguata», ha sottolineato Michelangelo Tripodi, esponente del movimento per la Rinascita del Pci e per l’Unità dei Comunisti.

Il Lavoro

«La disoccupazione e la corruzione divorano questo paese, in mano alle banche e ad un governo che non fa gli interessi del popolo e dei lavoratori. Il segnale di questa manifestazione va nella direzione di una riflessione sul tema del Lavoro. Questo paese deve essere affidato a chi lavora e non a chi lo sfrutta e lo maltratta», ha spiegato Nicola Limoncino, segretario di Federazione del partito Comunista di Reggio Calabria.

L’Acqua pubblica gestita dai privati

«La privatizzazione verso la quale siamo spinti dall’Europa sta affossando ancora di più il Mezzogiorno. È successo con l’Ilva di Taranto e persino con un’infrastruttura primaria come l’Autostrada, nel tempo carente di manutenzione e di personale ridottosi e con pedaggio costoso. Altro paradosso che pregiudica diritti essenziali riguarda l’acqua, bene pubblico gestito dal privato. In Calabria i Comuni si ritrovano a pagarla per erogarla alla cittadinanza. A Reggio l’acqua costa 2,32 euro al metro cubo. Acqua costosissima e di pessima qualità. A questo punto è lecito chiedersi se, come e quanto l’Europa abbia inciso sul benessere della cittadinanza. Noi riteniamo, e i fatti ci danno ragione, che ci sia stato un notevole ribasso dal punto di vista economico, sociale, ambientale e sanitario. Dobbiamo ripartire dalla Costituzione per rialzarci», ha spiegato Lorenzo Fascì, segretario del movimento per la Rinascita del Pci e per l’Unità dei Comunisti.

La Scuola

«La scuola ha subito un forte pregiudizio a seguito della pandemia, con un abbassamento della qualità di insegnamento e apprendimento e con un meccanismo della didattica e distanza che ha escluso dall’istruzioni le fasce meno abbienti e le comunità più isolate. Critichiamo fortemente un sistema scolastico nazionale incentrato su un approccio ormai meramente nozionistico, non in grado di fronteggiare l’emergenza e sul quale lo Stato investe solo il 3% del Pil. Lo scenario che attende chi si diploma, infine, è segnato da tassi elevatissimi di disoccupazione con tre sole prospettive: essere schiavo, fare la fame, lasciare l’Italia», ha incalzato Lorenzo Vaticano, esponente della federazione Provinciale dei Giovani Comunisti di Reggio Calabria.

Il Mezzogiorno e l’appuntamento del 4 giugno

«L’associazione  Cumpanis è una piattaforma raccoglie le varie voci dei comunisti d’Italia, in piazza il 2 giugno per ribadire il proprio dissenso verso le politiche del governo Draghi e la sua visione capitalistica e verticistica. Prova ne è l’assenza di un vero confronto sul Sud. Il prossimo 4 giugno, sulla pagina facebook dell’associazione, ci sarà un incontro su scala nazionale proprio per discutere di Mezzogiorno», ha annunciato Cinzia Messina dell’associazione Cumpanis.

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