mercoledì,Aprile 17 2024

L’8 marzo della Calabria: disco verde alla legge sulla parità di genere e l’occupazione femminile

Il Consiglio non raggiunge l’unanimità. Le opposizioni si dividono ancora: il centrosinistra critica la proposta ma vota a favore mentre il Polo civico si astiene. La vicepresidente Princi: «Pagina importante che ci fa superare un gap storico»

L’8 marzo della Calabria: disco verde alla legge sulla parità di genere e l’occupazione femminile

Dopo quasi tre ore di dibattito in Consiglio regionale, sono state approvate con la sola astensione del gruppo de Magistris Presidente, le “Misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile” contenute nella proposta di legge a firma della vicepresidente della giunta regionale con delega alle Pari Opportunità Giusi Princi che, bruciando le trappe all’interno delle Commissioni consiliari, è approdato in aula proprio nel giorno della festa delle donne.

La maggioranza forte dei suoi numeri ha auspicato un sostegno trasversale dell’aula, ma le opposizioni si sono divise sul voto finale con Pd, M5S e Gruppo Misto, rappresentato da Amalia Bruni che hanno espresso il voto favorevole, pur condito da alcune critiche, e con l’astensione “costruttiva” di Ferdinando Laghi e Antonio Lo Schiavo, in attesa – si è detto – di riproporre, con i suggerimenti provenienti da movimenti e associazioni, una legge più organica.

Princi: «Pagina importante che ci fa superare un gap storico»

«La regione Calabria con questa legge – ha detto nelle conclusioni la vicepresidente Princi – supera un importante gap che la vedeva anche in termini normativi ultima in Italia. Sappiamo tutti quanti che la Calabria è tra le cinque regioni d’Italia ultime in Europa in quanto a tasso di occupazione femminile. Sappiamo dall’indagine dell’Eurostat che il tasso di occupazione femminile e al di sotto del 30%, e dell’80% dei posti di lavoro che si sono persi in questo periodo di covid, nel precedente anno, la maggior parte interessano dalla nostra regione. Non solo, dei dati che fuoriescono dall’Osservatorio regionale rispetto alla violenza di genere la regione Calabria è all’ultimo posto in classifica rispetto ad una normativa in tal senso. Negli ultimi dieci anni abbiamo registrato un tasso di violenza, parliamo di femminicidio, che ha superato le 100 vittime. Ecco da che costa è nata questa legge.

«Ovviamente non interessa solo la Calabria, che viene interessata in modo più drammatico, ma è l’intero paese – ha continuato la vicepresidente della Regione – che registra numeri impressionanti. Siamo a livello di tasso occupazione femminile al 49%, un dato tra i più bassi in Europa. Una cosa che incide sul Pil con una perdita di 88 miliardi. Il focus di questa legge è proprio l’occupazione femminile. Cercheremo di risolvere quello che è un divario retributivo che va a penalizzare le donne, un divario non sono salariale ma anche contrattuale perché la difficoltà delle donne calabresi non è soltanto l’inserimento lavorativo ma anche la permanenza in posti di lavoro stabili. La difficoltà ad avere una progressione di carriera e anche la difficoltà a conciliare uno status di vita privata familiare con quella lavorativa».

A chi ha contestato l’assenza di risorse a supporto della proposta la Princi ha chiarito: «è vero che nel quadro nell’impianto della legge non è prevista alcun onere aggiuntivo a carico del Bilancio ma semplicemente perché tutti questi articoli devono essere declinati, lo dice l’articolo 11, in proposte concrete. Non è uno sport la legge odierna. Rispetto all’imprenditorialità femminile abbiamo un bando da 5 milioni e settecento mila di euro, sul fondo sociale europeo si è passati per la Calabria da 360 a 700 milioni e all’interno di questi le politiche di genere avranno un ruolo preponderante. Ancora, la Regione nel programma che sta presentando alla Commissione – è in atto appunto la negoziazione – andrà a valorizzare la polis in genere e quindi andrà a intervenire su un gap che andava a discriminare le donne nell’ambito occupazionale. Poi ci sono i 40 milioni di euro che rientrano nel programma Gol. Ecco perché non siamo intervenuti noi all’interno di un bilancio già risicato. Anche perché investire in questa fase 100 milioni di euro sarebbe stata una cifra irrisoria rispetto all’impianto normativo importante che noi dobbiamo andare a rendere concreto ed attuale».

Sara convocato a breve un tavolo tecnico che si arricchirà di tutte quante le professionalità e del contributo di tutti i consiglieri che permetterà di declinare gli articoli normativi di questa legge con delle proposte concrete attraverso il contributo delle parti sociali che dovranno essere coinvolte «altrimenti sarebbe uno scheletro monco di quella che deve essere la parte attuativa che è rappresentata dai protagonisti. Ci siamo dati 120 giorni ma ci auguriamo di riuscirci prima».

L’augurio di Mancuso e la carezza alle donne ucraine

Il presidente dell’assemblea, Filippo Mancuso, in apertura dei lavori ha inteso rivolgere gli auguri del Consiglio regionale alle donne calabresi e alle donne ucraine che vivono in Calabria e a tutte le donne della Repubblica Ucraina che «stanno resistendo all’aggressione unilaterale dell’esercito russo».

Mancuso ha ricordato che l’obiettivo del Pnrr è un aumento del 4 per cento di donne occupate entro il 2026 che potrà ridurre il distacco che vi è tra l’Italia e l’Europa, senza però dimenticare la gravita delle diseguaglianze di genere nel Mezzogiorno, dove lavora una donna su tre: il 33% contro il 50.5% nazionale.

«L’auspicio è che leggi come quella che oggi approviamo, rientrino in una efficace strategia nazionale ed europea, per agevolare, a una quota consistente di donne, l’entrata nel mercato del lavoro e aumentare reddito e consumi, partecipando cosi alla ricostruzione dell’economia nazionale e alla crescita del Sud». Per il presidente del Consiglio regionale, serve una terapia d’urto, come sostengono alcuni economisti che ipotizzano una tassazione più favorevole (“gender tax”) sul lavoro delle donne, «ma serve anche un cambio di mentalità – ha concluso – e del modello di sviluppo che, in linea con le previsioni dell’articolo 37 della Costituzione che vieta ogni discriminazione, annulli il divario di genere nell’interesse delle donne e del Paese».

Il Dibattito

Largo spazio alle donne presenti in Consiglio che, indistintamente, hanno rivolto un accorato saluto alle donne ucraine che stanno resistendo alla folle guerra scatenata da Vladimir Putin. La prima ad intervenire è stata Amalia Bruni che si è vista respingere due dei tre emendamenti presentati a sua firma. Se la Bruni ha insistito sull’assenza di risorse che rischiano di renderla astratta, Valeria Fedele (FI) ha parlato di legge perfettibile che intanto dà una risposta al gap esistente. Pasqualina Straface (FI) ha rimarcato come l’attività del previsto tavolo tecnico si distinguerà per la indicazione delle azioni positive, mentre Katya gentile (FI) si è detta orgogliosa di essere donna e di poter rappresentare tutte le donne vittime di abusi e tutte le donne che hanno visti violati i propri diritti.

L’assessore alle Politiche sociali Tilde Minasi ha sottolineato come la Calabria deve essere pronta ad affrontare gli effetti della pandemia anche e soprattutto promuovendo azioni per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Ferdinando Laghi (deMa) si è detto rammaricato per la “forma” con cui si è inteso portare avanti il provvedimento che avrebbe richiesto un maggior coinvolgimento non solo dei consiglieri ma anche del mondo associazionistico.

E se Giuseppe Gelardi (Lega) si è detto convinto che il percorso di sviluppo e di valorizzazione della Calabria passi attraverso lo sviluppo della donna, Ernesto Alecci (Pd), Davide Tavernise (M5S) e Raffaele Mammoliti hanno auspicato che la legge venga riempita di contenuti oltre che di enunciazioni sacrosante e condivisibili. Dopo il duro intervento di Antonio Lo Schiavo (deMa) – «L’opposizione deve fare opposizione – ha detto – e deve essere in grado di dire una cosa, che il tempo degli annunci sta per finire e sta per finire perché c’è una Calabria che bolle nelle sue emergenze sociali nelle disuguaglianze nelle sofferenze» – anche Nicola Irto (Pd) ha parlato del rischio di produrre una «legge spot», macchiata dal metodo con cui è stata portata in aula, chiedendo di «far lavorare le commissioni in maniera civile rispettando i regolamenti».

top