venerdì,Luglio 19 2024

Lfa Reggio Calabria, è tempo di mettere un punto e andare a capo

La Commissione di Garanzia dimostra che un confronto politico è ancora possibile in questa città

Lfa Reggio Calabria, è tempo di mettere un punto e andare a capo

Diciamocelo chiaramente: avessimo saputo che in Commissione Garanzia si potesse fare chiarezza sulla vicenda della nuova Reggina, ci saremmo risparmiati oltre due mesi di polemiche, chiacchiere, veleni e pettegolezzi. Si ne avremmo fatto volentieri a meno.

La Commissione di Garanzia di oggi ha dato dimostrazione come un confronto, anche politico, in questa città sia ancora possibile. Il presidente dell’organo consiliare, il vulcanico Massimo Ripepi, questa volta convince tutti. Soprattutto perché, varcando la soglia di Palazzo San Giorgio, sveste i panni del predicatore della Rheggio del futuro, vestendo quelli del consigliere, controllore, cittadino, lasciando il colore che accompagna le sue dirette in giro per la città, fuori dalla porta dell’aula Commissioni.

Aula gremita tra l’altro. Quindi, altro merito se vogliamo, promuovendo anche la partecipazione in una seduta che prevedeva una di quelle audizioni che hanno il sapore del duello all’ultimo sangue, ma che alla fine si è svolta con toni pacati e soprattutto comprensibili a chi ha scelto di presenziare. Perché, e questo i cittadini devono tenerlo a mente, il vero confronto politico in città si tiene nelle Commissioni che, per statuto, sono pubbliche. Anche questa è promozione della partecipazione alla cosa pubblica.

L’attesa e il responso

L’attesa era davvero tanta. Anche alla luce delle ultime considerazioni del sindaco facente funzioni Paolo Brunetti nel corso del Consiglio comunale di ieri. Quel che è venuto fuori, non ha però la caratteristica della bomba mediatica o del colpo di scena. Il merito del sindaco, se glielo si vuole riconoscere, è quello di aver detto con chiarezza, e assumendosene la responsabilità, e non può essere altrimenti, di aver fatto valere le sue prerogative. Di aver scelto in un senso dopo essersi consultato (che non vuol dire per forza essere d’accordo con qualcuno) e dopo aver valutato la natura e le caratteristiche di chi si proponeva a guidare la nuova fase della storia travagliata della Reggina calcio.

Lo ha fatto “politicamente”, non per come tanti intendono, a volte in malafede, ma facendo una scelta per la città, e non una scelta di schieramento. Le due cose sono ben diverse. Come diverso è il giudizio sulla sua scelta. Che però potrà essere dato quantomeno a campionato in corso. Mettere la mano sul fuoco sull’assunto che gli antagonisti de La Fenice, a questo punto, fossero già in testa alla classifica sol perché hanno ostentato la propria solidità economica, è una sciocchezza di proporzioni gigantesche. Ma al di là dell’opinione rispettabile di ognuno di noi, il “fatto” portato sul tavolo dell’aula commissioni è sembrato inequivocabile, e a tratti imbarazzante.

Il plico della cordata con a capo l’Unicusano e il magnate, sindaco, presidente Stefano Bandecchi è stato redatto coi piedi. Ad ogni pagina, scarna, di elementi richiesti dalla manifestazione d’interesse, ne seguivano quattro bianche. Così giusto per fare volume. Non erano indicate le cariche, né chi o cosa avrebbe dovuto fare all’interno della nuova società. Come dire, “abbiamo i soldi” e vinceremo noi comunque, il resto si vedrà. Salvo poi sostenere a gran voce che “la squadra era già fatta”.

Non ci soffermeremo sul personaggio, o sulle dichiarazioni che hanno preceduto la scelta di Brunetti.
Ma con uno sforzo di fantasia ci domandiamo come sarebbero andate le cose in senso inverso. Cioè se avesse “vinto” la Unicusano. E ci domandiamo, e lo facciamo a chi lo ha portato in spalla fino praticamente al Sant’Agata, se di fronte ad un eventuale insuccesso sportivo, nella ricerca del solito colpevole, non avrebbe rimproverato a Brunetti di aver consegnato la squadra a “uno che non ha indicato neanche chi doveva essere il direttore sportivo, o l’allenatore”.

Insomma, con buona pace di tutti, compreso il sindaco facente funzioni, Paolo Brunetti avrebbe sempre e comunque sbagliato. Perché questa è la natura nostra e degli uomini in generale. Giudicare e rintracciare colpevoli. La verità incontestabile è che, formalmente, la documentazione presentata da Bandecchi&soci era carente. A tal punto da far apparire più appetibile quella de La Fenice, che comunque non ha brillato fino al momento, ma ha fatto il “possibile”. Come del resto c’era da aspettarsi. Per dirla con Saverio Pazzano, sul tavolo c’erano due “proposte mediocri”. Punto. È qui che entra in gioco la “responsabilità” di chi ha dovuto scegliere. Perché solo e soltanto a lui rimarrà in capo questa scelta. Nel bene e nel male. E non deve essere stato neanche bello per il sindaco facente funzioni vedere i “compagni di Commissione” sfilarsi nel momento stesso in cui la decisione veniva comunicata.

Legittimamente il presidente di Commissione Ripepi non si è detto soddisfatto delle risposte del facente funzioni. Secondo lui le giustificazioni di Brunetti “non reggono” di fronte alla solidità economica di Bandecchi. E i fatti, fin qui, per lui, lo dimostrano. Ma la battaglia, in principio, era una battaglia di “trasparenza”, quindi più sugli atti amministrativi, forse incompleti, al momento della denuncia. Ed entrare nel merito della scelta, è stata anch’essa una scelta più che legittima, ma a nostro avviso sicuramente politica.

Ora insomma, si può essere d’accordo o meno, sia con Brunetti che con Ripepi, ma bisogna avere la forza e il coraggio di andare avanti. Il popolo amaranto ha dimostrato che esiste una sola maglia per la città, ed ora toccherà a La Fenice convincere i più restii della bontà del lavoro che si vuole portare avanti. E all’amministrazione che ha inserito nella manifestazione d’interesse la presenza di un membro del Comune nel CdA, dimostrare che svolgerà quel compito di controllo in maniera impeccabile.

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