sabato,Novembre 28 2020

Coronavirus Reggio Calabria, Crea invoca: «Più attenzione per i soggetti “fragili”»

Il presidente dell'Adda: «In caso di ricovero di soggetti disabili dovrebbe essere consentita la presenza della figura familiare di riferimento».

Coronavirus Reggio Calabria, Crea invoca: «Più attenzione per i soggetti “fragili”»

«Nella qualità di genitore di persona rappresentante di Associazioni per la tutela dei disabili esprimo un plauso e un sostegno incondizionato alla proposta della Dottoressa Canova che ha centrato in pieno, senza ipocrisia, le problematiche e le ansie che attanagliano le famiglie difronte a questa dilagante pandemia». Lo scrive in una nota  Vito Crea, presidente Adda, Comitato Uniti Per l’Autismo Calabria, Angsa Calabria, Componente Assemblea dei soci Fondazione Marino -Delegato Citta Metropolitana di Reggio Calabria.

«Plauso che proviene anche dal Comitato Uniti per l’Autismo Calabria e da  Angsa Calabria. Ci fa piacere che la stessa Garante si sia confrontata anche con esponenti Nazionali e questo dimostra che solo la rete può portare risultati. Faremo di tutto affinchè a tutti i livelli venga portato avanti questo protocollo che prevede: in assenza di sintomi la somministrazione di un test rapido antigenico, più veloce e meno invasivo e in un secondo step, qualora il soggetto risultasse positivo, quella di un test molecolare, sempre somministrato con delle specifiche tutele, quali:

Priorità assoluta nella somministrazione e processamento degli screening diagnostici nelle persone diversamente abili così da ridurre i tempi di eventuali quarantene preventive o fiduciarie, che influenzerebbero negativamente la routine giornaliera e terapeutica della persona diversamente abile, con sicure ripercussioni sulla gestione familiare e sanitaria.

Per i soggetti disabili collaboranti si dovrebbe prevedere la somministrazione del tampone in regime domiciliare con la presenza del carigiver di riferimento e in un ambiente conosciuto e rassicurante, sempre in presenza di un medico di medicina generale o pediatra di riferimento. Per le disabilità psichiche e/o neuro-atipiche eseguire un test in un ambiente sconosciuto, quindi poco rassicurante, provocherebbe sicuramente reazioni incontrollabili tanto da rendere impossibile l’esame.

Per i soggetti disabili non collaboranti, e per i quali risulta necessaria la sedazione, sarebbe opportuno prevedere negli ospedali un supporto specifico anestesiologico, in ambiente assolutamente protetto, raggiungibile con percorsi adeguati e preferenziali, sempre in presenza del cargiver di riferimento.

Molte delle persone con disabilità posseggono altre patologie in comorbilità, rientrando all’interno delle casistiche di “fragilità”. Quindi anche in questi casi è necessario, per garantire l’accesso in sicurezza alle cure mediche, prevedere ambienti assolutamente protetti, raggiungibili con percorsi adeguati e preferenziali, sempre in presenza del cargiver di riferimento.

Nell’ipotesi di un eventuale e non escludibile ricovero, per i soggetti disabili collaboranti e non, dovrebbe essere consentita la presenza costante della figura familiare di riferimento».