domenica,Maggio 22 2022

Buona sanità: il grazie dei genitori di una studentessa operata a Reggio dal dottor Fortunato Zappia

La lettera di ringraziamento per l'ex chirurgo della Versilia, dopo un intervento alla tiroide a Reggio: «In Calabria ci sono alti livelli di professionalità e specializzazione»

Buona sanità: il grazie dei genitori di una studentessa operata a Reggio dal dottor Fortunato Zappia

«Anche se a volte ci si lamenta del nostro sistema sanitario in Calabria c’è anche una buona sanità con alti livelli di professionalità e specializzazione. Una sanità d’eccellenza, di cui siamo stati recentemente testimoni. Tanto l’intervento, quanto la degenza sono stati celeri, efficaci, senza alcun tipo di complicazione, con un’assistenza costante e continua oltre che accurata».

Inizia con queste parole la lettera (riportata da Luccaindiretta.it) scritta di genitori di una studentessa operata dottor Fortunato Zappia, medico chirurgo residente a Capezzano Pianore, nel comune di Camaiore, in pensione dal 2015 che, dopo aver lavorato per anni all’ospedale Versilia nel reparto di Chirurgia, ora opera a Reggio Calabria, al Policlinico Madonna della Consolazione, oltre che alla clinica San Camillo di Forte dei Marmi.

Alla giovane era stata consigliato di operarsi in un ospedale del nord Italia, per una grave malattia alla tiroide, l’intervento invece è stato eseguito dallo stesso Zappia in Calabria.

Dopo l’intervento, i genitori, nella missiva, raccontano «Non si è mai sentita sola, abbandonata, anzi qualche volta si è sentita perfino coccolata, considerando che il periodo di pandemia non ha permesso a noi genitori di essere presenti.

L’esperienza, la capacità e la preparazione che hanno contraddistinto il loro lavoro è stato accompagnato da una componente umana di profondo rispetto per nostra figlia. Al dottor Fortunato Zappia – chiude la lettera – va la nostra immensa gratitudine, ma soprattutto ammirazione, per la su grande preparazione, professionalità, umanità ed umiltà con cui porta avanti il suo compito, senza mai dimenticare che il paziente è una persona e non un numero, avendo sempre una parola, un sorriso, un gesto di attenzione».

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