sabato,Luglio 2 2022

Sanità, l’esercito dei precari covid e il miraggio della stabilizzazione (forse) non per tutti

La possibilità è aperta dall'ultima legge di bilancio. In Calabria oltre 1.500 i sanitari reclutati durante la pandemia ma almeno due paletti ne impediscono l'accesso ad un lavoro stabile. Ecco quali

Sanità, l’esercito dei precari covid e il miraggio della stabilizzazione (forse) non per tutti

di Luana Costa – Il salvacondotto per l’esercito di precari reclutato in Calabria durante l’emergenza pandemica si annida negli oltre mille commi di cui si compone l’articolo 1 dell’ultima legge di bilancio. Il comma 268 apre, infatti, alla possibilità di stabilizzare i sanitari assunti con un contratto di lavoro a tempo determinato nei difficili mesi della diffusione del contagio da covid.

I sanitari precari e la legge speciale

Una legge “speciale” pensata appositamente per chi non si è sottratto al dovere di cura e nei reparti ospedalieri ha trascorso settimane e mesi al fianco dei pazienti contagiati. Il Governo ha così previsto la possibilità di accedere ad una posizione lavorativa più sicura attraverso una procedura di stabilizzazione per coloro che a fine giugno 2022 abbiano maturato il requisito di dipendenza da un ente del servizio sanitario per almeno 18 mesi; anche non continuativi ma almeno 6 di questi nel periodo che intercorre tra gennaio 2020 e il 30 giugno 2022. 

Precari, criteri di priorità

Tuttavia, vi sono due paletti che potrebbero impedire all’esercito di precari calabresi di accedere al salvacondotto: uno facilmente superabile, il secondo strettamente legato ai vincoli imposti dal piano di rientro. La norma prevede, infatti, che sia la stessa Regione a stabilire i criteri di priorità ai fini delle stabilizzazioni. Ovvero, le aziende seppur nelle facoltà di avviare ricognizioni del personale – come ad esempio fatto dall’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro – non possono procedere fin quando dalla Cittadella non arrivi il via libera e una regola sulle modalità da seguire.

Piano di rientro

Una indicazione in tal senso finora non è giunta dalla Regione benché l’arco temporale decorra dall’1 luglio al 31 dicembre 2023. Senz’altro più ostativo è, invece, il secondo paletto introdotto dalla norma che precisa come le procedure di stabilizzazione debbano essere eseguite «in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni del personale». Tale previsione riduce al lumicino ogni speranza dal momento che i sanitari assunti nel periodo pandemico in Calabria sono numerosi ma le aziende devono fare i conti con piani dei fabbisogni ridotti all’osso a causa del piano di rientro sanitario a cui da anni è sottoposta.

L’esercito dei precari

Basti pensare che dal dilagare della pandemia ad oggi in Calabria sono stati assunti circa 1.500 sanitari, secondo una stima fornita dai sindacati, che in molti casi sono andati a rimpolpare gli organici già asfittici delle aziende, oltre a rafforzare i reparti che hanno affrontato in prima linea l’emergenza pandemica. Ma con ogni probabilità non tutti potranno accedere alle procedure.

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