domenica,Giugno 16 2024

Giornata della memoria, nel carcere di Reggio il racconto della Shoah – VIDEO

Nella casa circondariale Giuseppe Panzera detenuti hanno interpretato dei brani di Primo Levi, Etty Hillesum, Elie Wiesel e Liliana Segre. Il direttore Carrà: «Costruiamo ponti tra dentro e fuori»

Giornata della memoria, nel carcere di Reggio il racconto della Shoah – VIDEO

Sentirsi parte della riflessione e del ricordo che il mondo fuori oggi ha condiviso. Ecco cosa ha motivato la popolazione detenuta nel plesso San Pietro del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria che, in occasione della giornata della Memoria, ha animato un pomeriggio di letture sul tema della Shoah.

Seguiti dalle volontarie del laboratorio di lettura, Romina Arena e Paola Schipani, le persone detenute si sono preparate per avvicendarsi sul palco del gremito salone polivalente e, in questa giornata speciale, interpretare dei passi tratti dai libri di testimoni diretti della Shoah quali Primo Levi, Elie Wiesel e Liliana Segre. Lette anche alcune pagine della giovane scrittrice ebrea Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943.

Hanno dato il loro contributo al cospetto di un partecipato parterre istituzionale, che non ha fatto mancare il supporto e la presenza in questa tappa del percorso di rieducazione all’interno del carcere. Presenti ad assistere un centinaio di detenuti.

Un pomeriggio intenso e partecipato

Ha impreziosito questo racconto a più voci, la cantante Rossella Oliveri che ha intonato dei canti a tema. Poi l’intervento di carattere storico del teologo, padre Pasquale Triulcio. Il tutto su un palco in cui la scenografia, realizzata dalla sezione carceraria del liceo artistico del plesso di Arghillà, e un gruppo di detenuti in divisa a strisce, ricreava l’atmosfera dei lager. Impersonavano gli internati con gli abiti realizzati dal laboratorio sartoriale della sezione femminile del carcere coordinato da Anna Gattuso.

Il pomeriggio si è aperto con la proiezione di un video realizzato da un gruppo di studenti del liceo artistico Preti-Frangipane di Reggio Calabria.  Una delegazione, accompagnata dai docenti, era presente in sala insieme a una rappresentanza del corso di alfabetizzazione per adulti di Reggio Calabria, che invece ha curato il cartellone posto davanti al palco. Significativi segni di contaminazione tra la comunità carceraria e quella esterna.

Un pomeriggio di grande intensità al quale hanno dato in tanti un contributo. A legare i fili di questa trama di memoria, il responsabile dell’area pedagogica, Domenico Speranza. I detenuti hanno letto e qualcuno ha scritto dei pensieri che ha condiviso con gli altri.

«Ho sentito di voler scrivere di libertà»

«Pensando a quegli orrori ho voluto scrivere di libertà. Un diritto, uno stato d’animo e per me un obiettivo. Stare qui dentro mi ha aiutato a guardarmi dentro e a rendermi conto che non ho difeso la mia libertà e di questo mi pento. Adesso non vedo l’ora di uscire per realizzare progetti e sogni, immersa in una nuova prospettiva di vita», ha raccontato Barbara Gabrielli.

Un’iniziativa fortemente voluta dal direttore del carcere di Reggio Calabria, Giuseppe Carrà. In apertura si è soffermato sull’importanza di creare le condizioni per essere liberi dentro, in questo momento della vita in cui non si può essere liberi fuori.

«Liberi dentro»

«Le mura del carcere non si possono e non si devono abbattere. Quando una responsabilità viene accertata, la restrizione della libertà non può essere messa in discussione. Tuttavia è compito dell’amministrazione penitenziaria attivare percorsi di coinvolgimento che stimolino la popolazione detenuta a nuove riflessioni e nuovi impegni per la loro esistenza futura.  

L’iniziativa odierna, di ricordare insieme la shoah, credo l’unica nel Meridione, è il punto di arrivo di una significativa esperienza di condivisione che è tappa della decarcerizzazione seppure dentro le mura. Detenuti di media e alta sicurezza e detenute hanno lavorato insieme e condiviso la preparazione di questa iniziativa. Esperienze in linea con il nostro obiettivo di recuperare insieme valori storici e culturali e di creare ponti tra dentro e fuori. Ponti, attraversando i quali, sia possibile anche creare le condizioni per uno sbocco lavorativo, antidoto contro la recidiva.  Avvieremo, in questa ottica, con l’università Mediterranea una collaborazione volta proprio alla formazione e allo scambio di esperienze», ha concluso il direttore Giuseppe Carrà.

«Un’occasione di riflessione personale»

«I detenuti si sono preparati per questo momento con grande impegno ed entusiasmo. Hanno vissuto questa giornata di memoria come occasione di riflessione personale. L’iniziativa si colloca all’interno di una vasta proposta trattamentale volta alla rieducazione della popolazione detenuta affinché i percorsi conducano ad un rinnovamento profondo delle persone», ha spiegato Giuseppina Crea, dirigente aggiunta di Polizia Penitenziaria.

«Orrori del genere non dovrebbero mai essere consumati. La libertà è un bene prezioso, la cosa più bella che esiste. Avendo sbagliato nella vita, riflessioni come quelle di oggi, aiutano», ha sottolineato Pietro Bruno.

Affidata a lui l’apertura del racconto a più voci con le parole necessarie di Primo Levi:

«Voi che vivete sicuri/nelle vostre tiepide case/voi che trovate tornando a sera/il cibo caldo e visi amici/considerate se questo è un uomo/che lavora nel fango/che non conosce pace/che lotta per mezzo pane/che muore per un si o per un no/Considerate se questa è una donna/senza capelli e senza nome/senza più forza di ricordare/vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno/Meditate che questo è stato/vi comando queste parole/Scolpitele nel vostro cuore/stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi/Ripetetele ai vostri figli/O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca/i vostri nati torcano il viso da voi».

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