giovedì,Ottobre 21 2021

Bianco, villetta comunale con parco giochi riqualificata nel ricordo del piccolo Leo

L'associazione Do ut des, costituita dalla famiglia del bambino prematuramente scomparso oltre dieci anni fa, ha adottato e messo in sicurezza lo spazio del Comune

Bianco, villetta comunale con parco giochi riqualificata nel ricordo del piccolo Leo

Ci sono luoghi che restano nel cuore e luoghi che sono pezzi di cuore. La villetta comunale Ferdinando Pulitanò di Bianco, sul versante ionico di Reggio Calabria, adottata, riqualificata e restituita alla collettività dall’associazione Do ut des per il progetto di Leo di Africo, assume in sé entrambe queste dimensioni emotive.

Resta nel cuore di chi la scopre e di chi decide di sostenere il progetto di condivisione della bellezza di uno spazio comune con un parco giochi, ed è senza dubbio il cuore di mamma Rosa e papà Francesco, che tutti chiamano Ciccio, e del fratello Gianni e della sorella Mimma, che dal dolore di una perdita incolmabile hanno tratto la nobile ispirazione per un gesto di amore verso la comunità e il prossimo, iniziando a dare forma al sogno di Leo, un piccolo grande uomo andato via davvero troppo presto.

Così, non senza fatica, con quella tenacia necessaria per superare le difficoltà e non lasciarsi sopraffare dalla burocrazia, passo dopo passo, seguendo il cuore e i segni attraverso i quali si svela nella quotidianità a chi è capace di riconoscerli, il progetto di quel giovane uomo che sognava di fare l’ingegnere e di realizzare qualcosa per gli altri, ha iniziato a diventare realtà e quella villetta comunale a Bianco, nel cuore della Locride, dove aveva trascorso molto tempo da bambino e che poi si era degradata, è finalmente un parco giochi rinnovato, pieno di verde con un’area giochi sicura dove colori e gioia trionfano.

Un progetto comune per Leo

La famiglia Criaco, che ha costituito l’associazione Do ut des per il progetto di Leo per realizzare parchi gioco dove mancano in memoria del figlio, lo scorso anno ha sottoscritto con il comune di Bianco una convenzione per la gestione della villetta. Così, nella cittadina ionica del Reggino, parte di quel progetto che Leo nel suo piccolo grande tempo, prima che la malattia ne spegnesse il corpo, aveva potuto solo immaginare e tracciare da gioioso visionario quale già era, è stato realizzato. La villetta comunale Ferdinando Pulitanò con parco giochi è tornata fruibile. 

Un progetto interamente realizzato dalla famiglia del piccolo Leo prematuramente scomparso poco più di dieci anni fa, con il supporto di amici e della comunità che hanno messo disposizione energie, braccia, impiegando cuore e fatica, per realizzare tutto scrupolosamente a norma e nel pieno rispetto dell’ambiente.

Nuove giostre allocate in sicurezza, verde curato e abbellito con alberi e piante, un’ampia pedana in legno decorata con disegni e percorsi ludico – ricreativi. Un luogo rinnovato di cui adesso ci si dovrà prendere cura; già sono in cantiere iniziative di raccolta fondi per manutenere e abbellire ancora questo parco per proseguire con l’autofinanziamento, auspicando che le Istituzioni vogliano attenzionare il progetto e contribuire alle sue finalità.

Una iniziativa voluta e realizzata dalla famiglia Criaco, grazie anche alle tante persone che hanno contribuito e che hanno prestato, anche gratuitamente, la loro opera professionale, sposando il progetto affinché Leo potesse continuare a vivere, anche in questo luogo dove aveva trascorso la sua infanzia, insieme a tutte le bambine e a tutti i bambini che oggi finalmente tornano a popolarlo con le loro voci e la loro allegria. È solo il primo parco giochi ma l’intento associativo è quello di realizzarne altri in altri Comuni. 

Do ut des e gli infiniti talenti di Leo

«Parlare di Leo non è facile. Ogni parola sembra insufficiente per descrivere tutta la sua vitalità, la sua energia e la sua intraprendenza. Avrebbe voluto progettare spazi per ragazzi. Si era iscritto al liceo scientifico ma non ha potuto neppure iniziarlo.

Aveva una grande passione per le attività manuali ed era un bambino molto creativo. Aveva sviluppato queste abilità al Bambin Gesù di Roma e al Gaslini di Genova, dove era stato ricoverato e dove le ludoteche erano particolarmente attive. Preciso e attento ai dettagli, era un convinto sostenitore del riciclo e dell’utilizzo virtuoso di ogni materiale. Dagli altri si aspettava la medesima dedizione e meticolosità.

Era anche un sostenitore del principio del Do ut des, da qui il nome dell’associazione che abbiamo costituito, non inteso come mero tornaconto ma come necessità di fare ognuno la propria parte, di condividere l’impegno e la fatica per concorrere insieme a qualcosa di più grande e più bello come vorremmo che fosse questo primo parco giochi e tutti gli altri che, come da finalità della nostra associazione, vorremmo realizzare. Speriamo di continuare con quanti hanno già contribuito, con altri e con le Istituzioni, se vorranno in futuro iniziare a supportarci», ha raccontato Rosa Lucisano, la mamma di Leo.

Uno spazio da curare e condividere … anche con le Istituzioni

«Tutto è iniziato da una lettera che Leo scrisse al suo amico Sandro, molto più grande di lui. Nonostante lo scarto di età, Leo, bambino che definire vivace è poco, sempre pieno di idee e spirito di iniziativa, aveva con lui tanti interessi in comune. In questa lettera Leo scrisse che avrebbe voluto diventare un ingegnere per costruire una struttura per ragazzi che diventasse il simbolo dell’Italia. Questa è stata la nostra ispirazione.

Noi sappiamo di non avere realizzato tutto ciò che Leo aveva in mente, poiché i disegni che lui realizzava erano molto più ambiziosi e articolati, con panchine ricavate da tronchi, una nave con timone in legno, giostre realizzate con materiale di riciclo; consideriamo, però, questo un promettente inizio dal quale imparare e che desideriamo condividere con tutti affinché tutti lo sentano proprio e contribuiscano alla sua cura, alla sua crescita e alla sua manutenzione. Le giostre che abbiamo acquistato sono quattro, di cui una in arrivo. Abbiamo già predisposto lo spazio per una quinta che vorremmo fosse acquistata dalla comunità. Per questo abbiamo lanciato l’appello perchè sia adottata una giostra. Crediamo che questo accrescerebbe il senso di cura e di condivisione di questo spazio», ha spiegato Rosa Lucisano, la mamma di Leo.

«Sarà bello continuare a prendersi cura di questo luogo con coloro che già hanno contribuito ma sarebbe ancora più bello coinvolgere in questo abbraccio anche altre persone e le Istituzioni. Abbiamo investito e lavorato davvero tanto per rinnovare questo parco e non ci fermeremo. Potremo proseguire se la comunità continuerà a sostenerci e lavoreremo ancora meglio se lo faranno anche le Istituzioni. Noi continueremo a metterci cuore e passione, ma se le istituzioni ci dessero una mano perseguiremmo l’obiettivo di garantire luoghi così, in tanti Comuni ove non ci sono, più agevolmente e in minor tempo, assicurando a tutti i bambini uno spazio sicuro e colorato», ha spiegato ancora Rosa Lucisano.

«Fare per gli altri è costruire un mondo migliore»

Lo scrittore Gioacchino Criaco, amico della famiglia di Leo, ha dedicato questo bellissimo pensiero al progetto e a questo luminoso inizio. «Non è di nessuno. È il fuoricasa che ci frega. Il fuoricasa che ci porta nella Terra del disamore. Che fa diventare di nessuno uno dei posti più magici al mondo. Invece non esistono cose di nessuno. Basta uno scambio di parole. Tutto ciò che non sia di un singolo è di tutti. Tutti gli si appartiene. Ed è delle cose di tutti che bisogna avere maggior cura. Cose, oggetti, spazi. Minuscoli o grandi che siano.

Amare ciò che ci circonda, renderlo bello. Condividerlo. Nessuno mette fuoco a ciò che gli appartiene, a cui appartiene. Nessuno avrebbe distrutto i boschi che irrimediabilmente abbiamo perso se con essi avesse avuto un rapporto di appartenenza, d’amore. Curare uno spazio, esteso o piccolo che sia è un infinito atto d’amore: innamorarsi del prossimo, amare sé stessi. Godere della vita e della vicinanza degli altri. Curare un giardino, un parco, è tornare a fare comunità, vincere gli individualismi, gli egoismi. Fare per gli altri è costruire un mondo migliore, la più grande espressione della poesia».

Un progetto corale che ci rende grati

«Dobbiamo ringraziare davvero tanto i vicini che hanno sopportato rumori, specie in queste ultime settimane di lavoro, e che ci hanno coccolato e sostenuto con acqua, caffè e frutta ed anche energia elettrica, e tutte le persone che hanno prestato la loro opera professionale anche gratuitamente. Persone provenienti da tanti comuni della zona. Desideravamo che il progetto fosse percepito da tutti come corale e collettivo e così è stato. Grazie! Abbiamo sentito la fatica per non aver potuto contare su fondi pubblici, ma abbiamo scoperto una grande solidarietà che ci ha reso e ci rende molto grati», ha sottolineato la mamma di Leo, Rosa Lucisano.

L’elenco è lungo ma ogni nome è anche una testimonianza concreta di generosità senza la quale a Bianco questo spazio pubblico non sarebbe oggi fruibile da tanti bambini: i progettisti Luigi Scaramuzzino di Gerace, Andrea Gratteri di Gerace e Roma, Francesco Marrapodi di Stilo e poi gli altri professionisti in tutti gli altri campi come Arturo Pratticò e Mimmo Pratticò di Africo, Roberto di Canolo, Domenico di Stilo, Peppe Romeo, Francesco Minnici e Andrea di Tech live di Bianco, Giuseppe Camera di Bovalino, Eletek e Mimmo e Teresa di Siderno, Imprese 3F di Locri.

Le prestazioni artistiche sono di Alessandra Cufari di Bianco, Loredana Orlando di Melito Porto Salvo, Beatrice Clemente di Bovalino, Laura Nicita di Locri. Prezioso anche il contributo di Patrizia Assanti di Palizzi per le bomboniere solidali, al centro della campagna di raccolta fondi per il sostentamento dell’associazione e per gli altri progetti da promuovere anche nelle scuole. 

A sostenere Rosa e l’associazione anche le amiche, la psicologa Francesca Tomasello, l’esperta di progetti Marialetizia Longo, l’assessora alla Gentilezza del comune di Locri, Domenica Bumbaca, e la musicista e attrice teatrale Maria Gurnari che, alcuni giorni fa, hanno impreziosito l’inaugurazione del parco con i loro interventi e le loro testimonianze. In particolare Maria Gurnari ha arricchito il momento di condivisione con le interpretazioni di “Silenziu d’amuri” di Alfio Antico e della sua struggente composizione intitolata “Veni a lu sonu”, e con la lettura del “Signor Competente”. 

Il signor Competente

Anche mamma Rosa, tra le tante altre opere rese, ha decorato la pedana della villetta comunale di Bianco con tanti disegni compreso quello della copertina del volume intitolato “Il signor competente“, nato a seguito di quella ricerca impossibile di un senso; una ricerca che, quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, approda attraverso un abbraccio ad un esito sorprendentemente chiaro. Il racconto di quella ricerca dolorosa è diventato testimonianza perché, come lei stessa scrive, «Se sei la mamma di un Angelo puoi essere messa a conoscenza di qualche segreto e ti danno anche il permesso di raccontarlo…ma solo ai bambini». 

Il ritorno alla comunità

Il commissario prefettizio Francesco Campolo, nell’occasione dell’inaugurazione, ha inviato il seguente messaggio: «L’Amministrazione comunale, nel giorno della inaugurazione di questo spazio di libertà e gioco, nel ricordo di Leo, desidera ringraziare chi ha consentito di poter destinare ai più piccoli di Bianco un luogo dove divertirsi, nel rispetto dell’ambiente. Il senso civico dei cittadini dovrebbe sempre prevalere nel superiore interesse del bene comune.

È augurabile che la villetta, così come rinnovata, possa essere conservata e protetta da parte di tutti, sia da coloro che intendono fruirne, cosi come da parte di tutti gli altri. Appartiene alla cittadinanza di Bianco ed è un segno evidente di come questo paese possa diventare, se lo si vuole, davvero molto bello».

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