venerdì,Ottobre 30 2020

Scheletro a San Ferdinando, si compara il Dna con quello del pescatore disperso in Sicilia

Tracce di tatuaggi marinareschi inducono la Procura di Palmi a ritenere possa trattarsi di Vito Lo Iacono. Stamani il procuratore Sferlazza ha incontrato la madre di Francesco Vangeli, che dice: «Anche mio figlio ne aveva». E poi un appello al procuratore di Vibo Camillo Falvo

Scheletro a San Ferdinando, si compara il Dna con quello del pescatore disperso in Sicilia

Pochi lembi di carne sullo scheletro. Tracce d’inchiostro. I segni di un tatuaggio: forse un cavalluccio marino, un timone. Quei resti straziati recuperati a largo delle acque di San Ferdinando lo scorso 20 giugno potrebbero appartenere a Vito Lo Iacono, il giovane pescatore di Terrasini, disperso in mare, a 30 miglia nautiche dalla costa di Palermo, dopo la collisione con una petroliera avvenuta il 12 maggio precedente. La Procura di Palmi, acquisite le risultanze degli accertamenti autoptici effettuati dal medico legale Pietro Tarzia, presi i contatti con la Procura di Palermo, ha disposto la comparazione del Dna, il cui esito giungerà nei prossimi giorni. Il dettaglio è emerso nel corso dell’incontro che questa mattina il procuratore capo di Palmi Ottavio Sferlazza ha avuto con Elsa Tavella, madre di Francesco Vangeli, il 26enne di Scaliti di Filandari, vittima della lupara bianca il 9 ottobre 2018, gettato nel Mesima e dal fiume, probabilmente, portato nelle acque del Tirreno.

Mamma Elsa non ha mai smesso di credere e sperare che quei resti possano appartenere al figlio: troppo devastato, quel corpo, per appartenere a Vito Lo Iacono dopo poco più di un mese dal naufragio in mare costato la vita anche al padre Matteo e al cugino Giuseppe i cui resti sono stati invece recuperati in prossimità del relitto. E proprio nel relitto che andrebbe recuperato in fondo al mare – ribadiscono con convinzione i familiari di Lo Iacono – potrebbero essere celati i resti del giovanissimo sfortunato pescatore.