martedì,Aprile 16 2024

‘Ndrangheta, Umberto Bellocco temuto anche in carcere: «Ragiona come 50 anni fa»

Sarebbe stato il presunto boss a dettare la linea nelle controversie sul territorio, nei summit e nei taglieggiamenti: «Dovesse davvero uscire di galera presto, mi pare che si possono chiudere tutti»

‘Ndrangheta, Umberto Bellocco temuto anche in carcere: «Ragiona come 50 anni fa»

di Vincenzo ImperituraÈ un capo rispettato e temuto Umberto Bellocco. Quaranta anni ancora da compiere, il giovane presunto boss – coinvolto nella maxi inchiesta Blu notte che ha portato all’arresto di 63 persone – ha già passato più di dieci anni dietro le sbarre con condanne definitive per associazione mafiosa. Figlio di Giuseppe, è lui che dopo la carcerazione al 41 bis del padre ha preso le redini del clan gestendolo direttamente dal carcere, attraverso il tramite del cognato Benito Palaia, sua interfaccia operativa sul territorio.

A Rosarno lo chiamano “chiacchiera”, spiega il collaboratore di giustizia Vincenzo Albanese «in ragione della spavalderia che lo caratterizzava perché se commetteva tra rapine in fila lo diceva senza remore», ma in paese nessuno lo prende sottogamba. È lui che si occupa di intervenire quando qualcosa non quadra ed è lui, ipotizzano le indagini, che rimette in riga quegli affiliati che non rispettano le regole. «Di qua a tre mesi esce uno – racconta nel 2019 Palaia a un sodale, descrivendo il quadro che si verrà a creare nel caso, come sperano all’interno del clan, Bellocco dovesse davvero uscire di galera presto – mi pare che si possono chiudere tutti. Quello là esce dal carcere che è da 14 anni che è dentro… come questo esce alla prima virgola fuori posto vuole la guerra. Perché ragiona come 50 anni fa».

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