lunedì,Marzo 4 2024

Sequestro Villa Aurora, la dottoressa Scornaienchi: «Infamia su un gruppo che propone un modello di buona sanità»

La professionista difende il marito Giorgio Crispino: «Saranno i “fatti” stessi, a brevissimo, a dirimere ogni sospetto e ogni singolo pensiero»

Sequestro Villa Aurora, la dottoressa Scornaienchi: «Infamia su un gruppo che propone un modello di buona sanità»

«Presto, anzi prestissimo verranno identificati i fautori di questa infamia e di tutto questo fango gettato addosso ad un gruppo che, negli ultimi anni, ha lavorato in tutta la Calabria, per proporre un modello di buona sanità». Parole e pensieri della dottoressa Bruna Scornaienchi, che “scende” in difesa del marito Giorgio Crispino, della clinica “Villa Aurora” di Reggio Calabria, tuttora sotto sequestro con l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti. La dottoressa Scornaienchi vuole raccontare la genesi del gruppo Crispino e la storia che ha accompagnato tutta la sua vita, insieme al marito Giorgio Crispino, delle strutture sanitarie acquisite nel tempo e «trasformate, tutte, in esempi positivi di sanità privata». È verità oggettiva, per lei.

«Dimostrata, nei fatti, in tutti questi lunghissimi anni di attività e di riscontri più che favorevoli al nostro lavoro e a quello di centinaia e centinaia di lavoratori che hanno fatto crescere le attività». Non è affatto un caso, infatti, per la Scornaienchi, che «in tutta la Calabria e in tutte le province dove si è deciso di puntare per offrire servizi e buona salute ai cittadini le risposte siano arrivate subito e senza nessun’ombra. Anche per Villa Aurora è andata esattamente così e la struttura reggina continuerà ad avere questo importante ruolo, anche sociale, nella quotidianità dei calabresi». Quindi, l’affondo sulla vicenda penale: «Non c’è assoluto bisogno di ribadire che mio marito Giorgio sia estraneo ai fatti. Saranno i “fatti” stessi, a brevissimo, a dirimere ogni sospetto e ogni singolo pensiero. Siamo sereni e consapevoli che ogni tassello sarà rimesso a posto, anche velocemente. Così da far ripartire la macchina organizzativa della struttura e delle operazioni sanitarie necessarie per i cittadini e i pazienti. La buona sanità può e deve ripartire».

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