giovedì,Maggio 23 2024

Mammasantissima, polizie di tutto il mondo per la cattura del re della cocaina Rocco Morabito

Il direttore generale del dipartimento di Pubblica sicurezza, Vittorio Rizzi: «Il mondo è cambiato e la mafia più resiliente è sicuramente la ‘ndrangheta». Il comandante D’Angelantonio: «Coinvolti Dea e Fbi. Abbiamo portato in Sudamerica il metodo del Ros

Mammasantissima, polizie di tutto il mondo per la cattura del re della cocaina Rocco Morabito

di Alessia Truzzolillo

Dopo 25 anni di latitanza, una cattura e una nuova fuga rocambolesca, il narcotrafficante internazionale Rocco Morabito è stato definitivamente fermato nella città brasiliana di Joao Pessoa il 24 maggio 2021. Il 6 luglio 2022 è stato estradato in Italia e condotto in un carcere di massima sicurezza. Esponente di spicco dell’omonima cosca di Africo, Rocco Morabito era inserito nella lista dei ricercati di massima pericolosità. A raccontare i particolari della sua cattura nella puntata di Mammasantissima andata in onda il nove aprile è la voce dei protagonisti di quella che sembrerebbe a tutti gli effetti una crime story.

Lo stesso Vittorio Rizzi, direttore generale del dipartimento di Pubblica sicurezza, ammette che l’arresto di Morabito «sembra la trama di un film e invece è qualcosa che è accaduto l’anno scorso e che ha visto cooperare, per catturare uno ‘ndranghetista, le polizie di tre continenti».

Dall’Uruguay al Brasile

Tra i protagonisti di questa cattura il comandante del II reparto del Ros centrale, Massimiliano D’Angelantonio. D’Angelantonio spiega che la Procura di Reggio Calabria ha attivato il servizio centrale del Ros, in particolare il secondo reparto investigativo, visto il rapporto stretto che il Ros intrattiene con i funzionari dell’Fbi e della Dea che sono stati coinvolti. Le operazioni sono cominciate in Uruguay dove «unitamente a una funzionaria del Progetto ICan cominciamo a fare noi installazioni, a montare telecamere a montare microspie e a fare pedinamenti con i colleghi uruguaiani per supportarli e applicare in Uruguay il metodo del Ros. Chi meglio della Dea e dell’Fbi potevano supportare la nostra azione in Sudamerica».

«Apriamo questa collaborazione – spiega D’Angelantonio – e nel frattempo acquisiamo tutta una serie di informazioni su soggetti operanti nell’area di Africo ma soprattutto su San Luca. Sono soggetti legati al latitante per ragioni di narcotraffico che noi mettiamo sotto controllo».

La chat criptata e la partenza del sodale

Nel frattempo accadono due fatti importanti per le indagini: «Parte un soggetto di San Luca e riusciamo ad analizzare una serie di chat di un altro latitante, Vincenzo Pasquino, che poi troveremo insieme a Rocco Morabito. Le analisi di queste chat ci dicono che Pasquino era in contatto con un soggetto che ritenevamo potesse identificarsi in Rocco Morabito – dice il comandante del Ros – e che stavano nell’area brasiliana e noi, attraverso una serie di attività tecniche, avevamo verificato in Uruguay che la moglie del latitante periodicamente si spostava in Brasile».

Ma, soprattutto, ad un certo punto, sparisce dall’area nazionale un soggetto della famiglia Ciampaolo di San Luca che gli investigatori sapevano essere in rapporti con Pasquino. Il soggetto sta raggiungendo il Brasile. La polizia federale brasiliana è riuscita a localizzare il criptofonino di Pasquino e ha localizzato i due latitanti all’esterno di un appartamento di Joao Pessoa. In quel momento i militari del Ros erano a Brasilia, nella sede della polizia federale, e hanno concordato con la sede italiana l’intervento che gli ha permesso di arrestare entrambi i latitanti.

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