mercoledì,Novembre 25 2020

Amato: «Salviamo le identità che si perdono nell’era della globalizzazione»

Trentaquattro candeline per il premio mondiale della poesia “Nosside” un ponte verso le culture di tutto il mondo, che va controcorrente rispetto ai muri che si erigono sempre di più

Amato: «Salviamo le identità che si perdono nell’era della globalizzazione»

Fatto da lingue lontane, dal Mediterraneo agli Oceani, il premio Nosside è un ponte verso le culture di tutto il mondo che va controcorrente rispetto ai muri che si erigono sempre di più. Trentaquattro candeline per il premio mondiale della poesia “Nosside” fortemente voluto dal professor Pasquale Amato.

Presentati stamane, all’università per stranieri “Dante Alighieri” i vincitori dell’ultima edizione, davanti al pro-rettore dell’Università Antonino Zumbo, al vicepresidente della giuria del premio Vincenzo Crupi, al rappresentante dell’Avis di Reggio Mimmo Nisticò e l’attrice e regista Teresa Timpano, direttore del Festival Miti Contemporanei, ha moderato il giornalista Santo Strati. Presentata in anteprima anche l’antologia Nosside 2019 (Edizioni Media&Books).
«Sono stati anni ben vissuti questi 34 anni – spiega Amato – e soprattutto con l’intenzione di migliorarci costantemente. Oggi presentiamo i risultati della 34esima edizione del premio che ha visto, ancora una volta, partecipare poeti da più contenenti del mondo in lingue più diverse e avremo l’occasione di sentire il suono di queste identità linguistiche durante la premiazione al museo archeologico, il prossimo venerdì 29 al museo». Il premio Nosside, fin dal suo esordio, «è stato dedicato – chiarisce Amato – a quelle identità che rischiano di essere estinte nell’era della globalizzazione che investe il mondo. Quindi i risultati di quest’anno sono anch’essi in sintonia con l’anno internazionale delle lingue indigene dell’Onu e addirittura lo sono con uno dei due vincitori assoluti che un poeta colombiano che scrive nella lingua quechua degli antichi Incas. L’altro vincitore assoluto è un figlio di meridionali emigrati in Svizzera che è rientrato all’età di 15 anni in Italia: dunque abbiamo un esponente di quella che è stata la diaspora italiana nel mondo e uno di quella che è la memoria storica, dell’identità linguistica delle grandi culture dei popoli indoamericani delle Ande».
In conclusione «La cosa a cui teniamo di più – afferma Amato – è che il premio, nei suoi 34 anni si è diffuso in tutto il mondo con la partecipazione di poeti da 99 stati e 135 lingue e dialetti. Abbiamo un quadro assoluto della dimensione del Nosside che nel corso di alcuni decenni è divenuto un premio che veramente può essere considerato un’eccellenza mondiale che si affianca ad altre due eccellenze come i Bronzi di Riace e il bergamotto di Reggio Calabria di cui si può vantare la nostra città metropolitana».