martedì,Luglio 27 2021

“Il 49° Tuffo in mare di Capodanno” abbraccia i minori del Cereso

Presentato stamane il premio “Giacomo Baesso” che sarà tributato al presidente dell’associazione, don Catalano

“Il 49° Tuffo in mare di Capodanno” abbraccia i minori del Cereso

Il 49° Tuffo in mare di Capodanno” abbraccia i minori del Cereso. Presentato stamane il premio “Giacomo Baesso” che sarà tributato al presidente dell’associazione, don Catalano. Un premio che è la volontà di stringere forte la memoria di un grande uomo, Giacomo Baesso. Stamane a palazzo San Giorgio la presentazione delle esperienze di solidarietà e di aiuto che sono correlate al “Il 49° Tuffo in mare di Capodanno Mimì Fortugno”. Eventi che, per il settimo anno, sono organizzati dall’associazione Febiadi, insieme a Rotary Rc sud Parallelo 38 e l’Associazione Biesse.

Tonino Massara, presidente della Febiadi racconta che «Nell’ambito della 49esima edizione del tuffo di capodanno c’è la sezione dedicata all’impegno sociale e alla solidarietà per la quale vanno ringraziate l’associazione Biesse e il Rotary Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, grazie ai quali verranno donati una play station e un tavolo da ping pong alla comunità gestita dal Cereso, ex Fondo Versace di Suor Maria Grazia, per intenderci. Inoltre dall’associazione dei dipendenti dell’Area della Città metropolitana abbiamo avuto in dono di giocattoli didattici per la sede dell’associazione bambini autistici “Il volo della farfalla. Evoluzione autismo”. Come Febiadi, inoltre, faremo una donazione al Cereso per ristrutturare le cucine di questa comunità dei minori». Ed ha aggiunto «La novità quest’anno è costituita dal premio “Giacomo Baesso”, colui che, sei anni fa, ha voluto fortemente un tuffo nella solidarietà e nell’impegno sociale. È venuto a mancare l’8 marzo scorso e ci sembrava importante creare qualcosa a cui lui teneva particolarmente. Il riconoscimento andrà a don Piero Catalano perché per la città è un faro e un punto di riferimento importante».


Lo stesso don Catalano racconta gli anni passati al servizio degli ultimi. «Sono il presidente del Cereso, nato nel 1991 per rispondere alle esigenze gravi del problema della tossicodipendenza: abbiamo fatto nascere diverse comunità, tra le quali la prima casa per malati di Aids in Calabria. Ed ancora la prima casa per i barboni sempre in Calabria». Su quest’onda «il vescovo ci ha affidato quella casa importantissima, che ha visto negli anni il lavoro di suor Maria Grazia, in cui lei ha fatto crescere centinaia di bambini, li ha mandati a scuola e li ha fatti sposare. Il vescovo per non sminuire il lavoro fatto e la storia di questa comunità ha deciso di affidarcela». Nella struttura al momento sono accolti 15 minori, che vivono situazioni familiari difficili, che i giudici hanno tolto alle famiglie o che le famiglie non ce le hanno. «Per questo cerchiamo di creare un clima familiare – afferma don Catalano già per loro non avere una famiglia è fonte di sofferenza. Ed il gioco è importante tutto ciò che può servire per farli sentire bene. Oggi riceviamo questi giochi con gioia e continuiamo ad amministrare non con facilità, situazioni delicate, perché non si è mai sicuri di ciò di cui hanno bisogno i bambini».

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