domenica,Novembre 29 2020

Elezioni Reggio, Serranò (Patto civico) agli elettori: «La vita non è altrove»

La candidata al consiglio comunale spiega le ragioni del suo ritorno in città e rilancia: «Vogliamo poter trattenere i nostri giovani con occupazioni dignitose ed oneste»

Elezioni Reggio, Serranò (Patto civico) agli elettori: «La vita non è altrove»

Di seguito la lettera alla città di Laura Serranò, candidata al consiglio comunale con il Patto Civico

Se non capite perché sono tornata, dopo 22 anni di vita a Milano, non chiedetemi perché l’ho fatto. Un interrogativo sul mio ritorno sarebbe come chiedere ad un patito del jazz perché gli piaccia quel genere di musica che non sareste mai in grado di apprezzare. Difficile spiegare a chi non l’ha mai avvertito, distinguendolo dagli altri, il profumo di Reggio, nonostante la città sia quasi totalmente ricoperta dai rifiuti urbani. Ho sempre pensato che i reggini nella sfortuna siano fortunati. La sfortuna di essere fisicamente lontani, in questa epoca storica, dal cuore economico europeo, la sfortuna di vivere in una zona fortemente sismica, la sfortuna di dover emigrare. Anche in una città lurida come la nostra oggi, (non amo gli eufemismi) si avverte l’odore particolare del mare misto a quello dei boschi dell’Aspromonte. L’odore di Reggio, non c’è altra definizione.

Quando l’aereo sorvola lo Stretto cominciano i prodigi: come in una visione ti si spalancano davanti agli occhi Scilla, le Isole Eolie, il laghetto di Ganzirri, e, ultimo nell’elenco ma non per questo meno importante, “last but not least”, il grande protagonista, il mare, spesso e volentieri liscio come l’olio, tanto quasi da poter rispecchiare l’aeromobile. Poi ti sistemi bene sul sedile per l’atterraggio, il più delle volte brusco a causa del vento, il quale a volte quasi ti solleva quando col tuo bagaglio a mano scendi incerta le scalette. Già vedi l’immondizia per le strade ma se è estate, nonostante tutto, senti il profumo del gelsomino. In una città in cui attualmente la stragrande maggioranza dei servizi è assente o inefficiente, incontri persone dal cuore d’oro che vengono incontro a tutte le tue necessità.

Passiamo poi al capitolo colori: la nostra tavolozza è ricchissima durante tutto l’anno, non ci sono periodi in cui tutto è uniforme e grigiastro come nel lungo inverno della pianura padana, dove sembra che Dio abbia riversato una vernice lattiginosa e opaca che annulla tutte le differenze cromatiche. Non esiste il mese in cui la pioggia incessante ti costringe a stare al chiuso, spingendoti a un nevrotico fare compulsivo, spesso lontano dalle vere esigenze dell’anima. I temporali reggini sono brevi e i successivi arcobaleni con cui si concludono te li fanno subito dimenticare. Non ci sono quelle settimane in cui la temperatura oscilla cautamente tra i meno 3 gradi notturni e il più 1 grado diurno. E anche in questo caso non puoi fare altro che stare al chiuso. Per non parlare poi del fattore climatico più pesante in assoluto, almeno per me, che, dopo l’effimero sollievo della Primavera, è pronto ad aggredirti: l’afa. La natura con noi è stata generosissima sia in relazione al clima che in relazione ai paesaggi. Spesso l’essere umano non riesce ad apprezzare quello che ha. È pur vero che per molti “la vera vita è altrove”, come diceva Rimbaud.

Anch’io circa 30 anni fa lo pensavo. Non apprezzavo né il clima né i paesaggi né quanto di buono la nostra città offre, presa com’ero dal più che legittimo desiderio di avere un posto nella società, che per un giovane a Reggio è quasi impossibile ora come allora soltanto desiderare. I giovani non hanno anche solo la forza di pensare di poter cambiare le cose, questo pensiero non li sfiora. È più facile per loro pensare di poter rifare tutto daccapo in luoghi che offrano maggiori opportunità di sviluppo, ma la nostra città ha bisogno di loro, delle loro energie, dei loro sogni, delle loro speranze. Vogliamo una città che sappia trattenerli con occupazioni dignitose e oneste e non con lusinghe vane, ma innanzitutto il cambiamento che possiamo produrre in loro, e che loro riverseranno nella società, deve essere di natura culturale. Io credo molto nella scuola e nella sua funzione educativa: dobbiamo crescere le nuove generazioni nella consapevolezza che le regole non sono dei vincoli inutili che sopprimono la libertà ma, al contrario, consentono alla propria libertà di esprimersi. Una città in cui regna l’anarchia è una città che non può crescere. Il rispetto delle basilari regole del vivere civile e il recupero del senso del bene pubblico, sono fondamentali per il rilancio della nostra città. 

Mi auguro che la prossima tornata elettorale possa finalmente innescare il circolo virtuoso che faccia emergere Reggio dal pantano melmoso e nauseabondo in cui è sprofondata, con rassegnazione e disfattismo. Me lo auguro per tutti noi, reggini di buona volontà. Non voglio che ci si debba vergognare ancora con gli amici del nord Italia o d’Oltralpe che trascorrono qualche giorno al mare qui e spesso ripartono nauseati.  Difficilmente ritorneranno, se non hanno parenti in loco e-o non soffrono di gravi problemi psicologici. Non voglio più vedere gli occhi increduli della gente di fronte a tanta bellezza oltraggiata e saccheggiata e profondermi in spiegazioni difficilmente convincenti.

Crediamolo fermamente che abbiamo il potere di produrre cambiamenti importanti. Il pensiero crea. Tessiamo una rete di speranza e ottimismo, che faccia dileguare le tenebre della rassegnazione e del pessimismo, culminanti nella sterile lamentela. E soprattutto votiamo. L’astensionismo è il primo passo verso l’estinzione della democrazia. Soltanto votando acquisiremo il diritto di poter criticare e lamentarci di come vanno le cose. O al contrario, ed è quello che spero, di poter gioire per la scelta giusta che abbiamo fatto nella cabina elettorale, che ci farà vivere bene in una città pulita e rifiorita, rendendoci fieri di abitarla.