mercoledì,Dicembre 2 2020

Officina dell’Arte, Calabrese: «Il teatro non è un focolaio di contagio. Se non del buon umore»

Piromalli dell'Officina dell'arte: «In questo caos bisogna rispettare e rispettarsi se vogliamo che le persone tornino di nuovo a teatro»

Officina dell’Arte, Calabrese: «Il teatro non è un focolaio di contagio. Se non del buon umore»

Teatri chiusi, così come prevede il nuovo dpcm. Un colpo duro e difficile da digerire per gli artisti. a discuterne stamane, fuori dalla loro “casa”, il teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria c’erano Peppe Piromalli dell’Officina dell’arte e l’attore, comico e imitatore Gennaro Calabrese.

Quali possibili scenari, quali soluzioni? «Non vorrei essere nei passi del governo – spiega Calabrese – ma scegliere la soluzione per conciliare il diritto alla salute col diritto al lavoro è quanto di più difficile possa esserci. È evidente la sofferenza del tessuto economico della nostra terra, però l’unico modo che abbiamo per massimizzare i risultati di questa chiusura è rispettare le prescrizioni, altrimenti, oltre al danno contingente delle chiusure, della mancanza di lavoro e di espressione, ci sarebbe anche la beffa. Non si vive solo di pane o di guadagno ma un artista, come qualsiasi professionista nel lavoro ci mette la passione; è il un motivo per cui svegliarsi la mattina. Per questo è importante il rispetto delle prescrizioni

Istintivamente direi che ho trovato sbilanciata rispetto ad altre scelte la necessità di chiudere il teatro, nei teatri ci si comportava in modo diligente e rispettoso. Il teatro non è un focolaio di contagio. Se non del buon umore. Comprendo la preoccupazione perché non è tanto il problema dello stare all’interno del teatro ma lo stare fuori, gli assembramenti e i contatti.

Inizialmente mi risultava difficile immaginare un museo aperto e un teatro chiuso: parliamo di espressioni artistiche, ma immagino il problema sia creare numeri enormi, con le persone che si accalcano. C’è sofferenza, ma si cerca di sfruttare questo periodo per reinventarsi per mettere a frutto nuove idee o svilupparle. Chi ha la fortuna di essere artista magari avrà quel colpo di genio per dare un senso a questo periodo, creando nuovi modi di comunicare».

Per Piromalli: «La situazione economica è in forte declino, non avendo un settore ben stabile e definito a noi vengono dati piccoli contributi non in grado di dare un vero aiuto. Ma nel caos globale bisogna rispettare e rispettarsi se vogliamo vivere un domani senza paura tra le persone e poi, come negli altri settori si avvicinerà al teatro, come ai ristoranti e ai cinema, adesso serve stringere i denti e risorgere in un futuro prossimo. Certo aprire la tv e vedere il mio teatro chiuso e il teatro di Costanzo aperto con mille persone la dentro non mi ha fatto molto piacere. Forse Costanzo è baciato dalla fortuna, rispetto a noi.

Avevamo iniziato con la stagione ufficiale già pronta, avrebbe dovuto aprirla Gennaro Calabrese col suo spettacolo. Poi ci siamo adeguati al secondo dpcm, con duecento posti disponibili, pronti a sopperire a questa nuova disposizione del governo ora chiusura nulla. Ci stiamo organizzando con progetti in iter, prossimi al battesimo del fuoco: in primis, perché non deve morire la nostra anima e le nostre menti e poi, perché le persone devono ricordarsi che questo è un periodo triste, che passerà e che ci troverà pronti. Artisticamente l’Officina dell’arte è pronta deve solo togliersi dalle scatole il covid».