giovedì,Aprile 15 2021

Cudduraci e xialuni, i dolci della tradizione sulla tavola di Pasqua dei reggini

I segreti e la storia delle due preparazioni raccontati da Angelo Musolino, chef pasticciere e presidente dell’Apar

Cudduraci e xialuni, i dolci della tradizione sulla tavola di Pasqua dei reggini

Pasqua oltre al significato religioso è anche convivialità e stare insieme e dividere lo stesso cibo e le tradizioni. Anche questo aspetto però il covid l’ha molto ridimensionato. Condividere il cibo sì, ma in pochissimi. Nonostante le restrizioni però, sulle tavole delle famiglie di Reggio non possono mancare i dolci tipici del periodo. Scopriamo quali sono i due principali.

Cudduraci

Oltre alle uova di cioccolato, alle pastiere dal sapore più “nazionale” i reggini gusteranno i cudduraci. Da Angelo Musolino, esperto Chef Pasticcere, Maestro Cioccolatiere, presidente dell’Apar (Associazione pasticceri artigiani reggini), ci siamo fatti svelare le origini di questo prodotto tipico del periodo pasquale.

«I “cudduraci” sono una tradizione prettamente reggina. In altri posti sono chiamate “cuzzupe” o “sgute”. Anticamente erano fatte con pasta lievitata e non frolla. Era un dolce che nell’antichità utilizzarono gli Ebrei quando lasciarono l’Egitto e quindi portarono il pane con delle uova inserite. Col cristianesimo da noi nelle famiglie del fidanzato portano il docle per la futura sposa e più uova ci sono dentro più grande sarà l’amore per la giovane». 

Il dolce è fatto con ingredienti semplici: farina e zucchero (anticamente anche con farina di granturco e mosto cotto oppure sciroppo di fichi; simili al dolce greco koulouráki, κουλουράκι).

Xialuni

Se guadiamo invece ai dolci tipici della provincia di Reggio Calabria si chiamano Xialuni. Basti pensare che vengono prodotti solo con ingredienti di provenienza locale, in particolare il riferimento è ai comuni di Platì e Ciminà nel reggino. «Dolce che si faceva nella tradizione di molti paesi dell’area grecanica e anche del reggino – racconta ncora Musolino – si tratta di un dolce di pasta frolla che all’interno ha la tuma, ossia il formaggio per eccellenza senza sale a cui si univano poi della specie. Oggi la tradizione è stata un po’ modificata, ma resta il formaggio che avevano normalmente dentro casa».

I centri di produzione originaria sono Platì e Ciminà, però con il tempo si è diffuso anche nelle vicine località di Cirella di Platì e San Nicola di Ardore.

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