martedì,Gennaio 25 2022

Libri, “Le Grazie di Olimpia”: i racconti immaginifici di Daniela Scuncia

Il libro verrà presentato venerdì 10 dicembre prossimo venturo presso lo Spazio Open

Libri, “Le Grazie di Olimpia”: i racconti immaginifici di Daniela Scuncia

di Nando Minnella (Wicasa Omani)

Racconti immaginifici, surreali, dissacranti, di un’originalità sconcertante quelli di Daniela Scuncia.

Tanto più apprezzabili quanto lontani mille miglia dalla (pseudo) letteratura ombelicale, autoreferenziale, dalla scrittura dell’ “io io”, dal “barocco florilegio di sillabe vuote”, dai lamenti intimistici, così tanto di moda, libri-merce spacciati per poetica…

“Le Grazie di Olimpia”, con una prosa velatamente raffinata, “scoppiettante”, ma al contempo linda e leggera (che sottrae peso alla scrittura, alle sue incrostazioni, sulla scorta di quanto insegnava Calvino), ci restituiscono atmosfere alla Poe, e imbarcano divertenti paradossi, metafore al cardiopalma, “eversive” descrizioni che ci spiazzano, ci turbano, perché svelano, denudano l’occulto che abita nelle cose e nelle case della vita, in noi, nel nostro doppio, negli abissi ignorati e nei marciapiedi straccioni dell’animo.

Oggi i romanzi, il racconto in generale, ma anche la poesia, non toccano più terreni sconosciuti, mondi altri, tematiche dirompenti, percorsi di svelamento, di denuncia, liberazione… Spesso diventano sempre più un ricettacolo di frustrate memorie intime, di ripieghi egomaniaci, afflati narcisistici che non volano alto ma rasoterra, come quaglie: non vanno oltre il déjà vu, il trito e ritrito, il contingente, il “minimalismo personale”, senza alcun carattere universale in cui potersi riconoscere…

Dove sono i visionari, gli eretici, i profeti, che violentavano le pagine del conforme, le maschere, gli steccati del sapere e del potere, la coscienza della storia, della normalità ammalata del gregge dei corifei?

Tra i racconti di questo libro, “La madre di tutti i lieviti” e “Le grazie di Olimpia” spiccano il volo e volano alto.

Non sono solo da leggere ma quasi da “studiare” nelle loro implicanze metaforiche paradossali, iperboliche, surreali, dove la realtà si sfilaccia, osa senza perifrasi, omissioni o aggiramenti di parole puttane: due gioiellini, gente!

“Sgrano la realtà – dice l’autrice – fino a scoprire la trama e l’ordito della vita, metto le parole là dove non ce ne sono, stiro il filo della realtà fino alle estreme conseguenze, all’inverosimile… Senza barriere e vincoli…”.

Anche altri racconti restano comunque impressi: quello di una donna attenta alle etichette che comincia a vederle attaccate addosso alla gente, e infine scopre la sua; oppure la storia dell’ultima sirena in cerca l’amore e che si ritrova con una fiocina piantata nel cuore; o quella dei due ragazzi australiani che inventano una nuova app per android Show your shit; e ancora quello in cui la protagonista si ripara dalla pioggia sotto un telo e rivaluta la sua vita come all’interno di un sacco per cadaveri o forse da dentro un nuovo utero.

La Scuncia fa un ennesimo tentativo, al pari di pochi altri, di togliere qualche maschera in più a questo stramondo connesso ma sconnesso (che non si riconosce più nei sentimenti ma solo nel Big Business, la triade consumo-produzione-profitto), rivelandone l’egoismo, l’intima meschinità, il “tartufismo”, ma altresì la fatica del vivere, le perdite, l’invenzione di un’esistenza possibile a cavallo di solitudini, brevità, caducità, incomunicabilità…

“Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera”. Ricordate? Ricordiamo!

Fatevi un favore. Leggete questi racconti. Il libro verrà presentato venerdì 10 dicembre prossimo venturo presso lo Spazio Open in via Filippini, 24 e sarà presente l’autrice.

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