Il referendum, primo passo verso la “Regione dello Stretto”

L'iniziativa, anticipata da IlReggino.it, presentata stamane al MarRc da Perna e Castrizio
L'iniziativa, anticipata da IlReggino.it, presentata stamane al MarRc da Perna e Castrizio
Da sinistra Perna e Castrizio

Il referendum, primo passo verso la “Regione dello Stretto”. L’iniziativa anticipata da IlReggino.it presentata stamane al MarRc da Tonino Perna, professore di sociologia economica all’università Messina e Daniele Castrizio, docente di numismatica all’università di Messina. Alla conferenza erano presenti anche Fabio Cuzzola e per Touring italiano l’avvocato Francesco Zuccarello.

La creazione della “Regione dello Stretto” è l’obiettivo finale di un progetto apolitico dei professori Tonino Perna e Daniele Castrizio, che parte dall’unione delle due città metropolitane, Reggio e Messina, per poi coinvolgere in un secondo momento gli altri comuni limitrofi.

La proposta era stata lanciata dai due docenti sulle colonne de IlReggino.it. Il primo passo da fare è un referendum per sondare la volontà popolare degli abitanti delle due sponde dello Stretto.

Chiarisce Perna «Il referendum può essere indetto da un terzo dei consiglieri comunali, e noi daremo un tempo se vogliono farlo. L’alternativa è la raccolta di 7.500 firme e indiciamo il referendum: in cui porremo più quesiti. Il primo riguarda la prima tappa di questo processo, cioè l’unione, non la fusione, delle due città metropolitane. L’obiettivo finale è la Regione dello Stretto. Per il resto facciamo un primo passo concreto. Anche se del tema se ne è già discusso, ma non si è fatto nulla, rispetto alle aspettative di una parte della popolazione».

Il primo passo è «l’unione dei comuni che è prevista dalla legge, che crea un ente che coordina le attività dei due comuni, che rimangono, non vengono eliminati. Il passo successivo riguarda il coinvolgimento dei comuni delle due città metropolitane perché basta che un terzo dei consigli comunali delle 2 città metropolitane, se vota a favore della Regione, come previsto dall’articolo 123 Costituzione va fatta una nuova regione. Ci muoviamo all’interno dell’ordinamento costituzione che dice che si possono creare nuove regioni a queste condizioni. Chiaro che sarà necessaria la legge al parlamento che la istituisce».

Una scelta che darebbe nuova linfa anche a Messina, stritolata, da almeno 30 anni, dall’asse Palermo, Catania e Trapani.

Ma soprattutto dal punto di vista storico, «l’unione tra Reggio e Messina è da sempre stata florida poiché nasce da una storia identitaria» chiarisce Castrizio che riprende il discorso fatto ad inizio dell’anno: le differenze e le distanze, non tanto fisiche, piuttosto naturali, radicate con Cosenza e Catanzaro, le altre parti della Calabria.

E incalza: «È una provocazione la nostra? È quello che volete, ma noi andremo avanti per trovare dei riscontri, vittorie, per poter scalzare un sistema che è fermo e che la politica reggina, già dagli anni Sessanta aveva individuato: non abbiamo nulla da spartire con Cosenza o Catanzaro. Questo è ciò che chiediamo alla città. Cercheremo di indire un referendum: o nella forma della raccolta della firme o con un terzo dei consiglieri comunali che può chiedere un referendum propositivo e vedremo che succede. L’importante è che la città parli con una sola voce e non si lasci travolgere dalla burocrazia. La politica è la scienza del possibile, tutto ciò che viene pensato da un essere umano la politica può metterlo in atto».