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BORGHI E LUOGHI DEL CUORE| Nel cuore dell’Aspromonte Samo: animo greco bizantino

Fondata dai profughi dell’isola di Samos, essa è un gioiello di Calabria

BORGHI E LUOGHI DEL CUORE| Nel cuore dell’Aspromonte Samo: animo greco bizantino

Nella culla dell’Aspromonte, fra prorompenti montagne, nella città metropolitana di Reggio Calabria vi è il secolare borgo di Samo. Lo storico greco Erodoto, narra che fu fondata nel 492 a.C., da coloni greci provenienti dall’isola di Samos, in Grecia, scappati per sfuggire alle incursioni dell’esercito del re Dario I di Persia.

Le origini

I profughi samii arrivarono sulla costa ionica calabrese, dirigendosi verso l’interno, a ridosso della fiumara La Verde, in località Rudina, nel territorio di Locri Epizefiri. Qui, con il consenso della polis magnogreca, che voleva mettere un argine all’espansionismo di Reggio Calabria nella zona, fondarono un nuovo insediamento che chiamarono Samo in onore della loro isola.

Ben presto la città s’ingrandì molto, estendendo notevolmente i suoi confini e costruendo una struttura portuale che la mise in collegamento con le isole greche più vicine, ottenendo inoltre, grazie al commercio marittimo, un notevole sviluppo economico. Dopo la conquista romana della Calabria, anche l’antica Samo, insieme a molte città costiere magno greche, perse gran parte della sua importanza e andò incontro ad un lento declino. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, seguì le turbolente vicende storiche della regione, sconvolta dapprima dalla guerra greco-gotica, poi dalle numerose incursioni dei pirati arabi, che a partire dal IX secolo iniziarono le loro scorrerie sulle coste calabresi.

Samo venne saccheggiata e devastata nel 976, tanto che gli abitanti iniziarono ad abbandonare la costa per arroccarsi sulle alture collinari e montane, fondando un centro abitato fortificato sulla cima di un’irta altura montuosa, posta nella profondità della vallata La Verde, che da allora ne prese il nome: Palecastro, ossia vecchia fortezza.

La ricostruzione

Il borgo fu in gran parte distrutto nel 1349 da un violento terremoto. Dopo il disastro, parte della popolazione si sposò più a valle, nei “Giardini di Campolaco”, fondando un nuovo paese, che venne chiamato Sant’Agata in onore della nuova santa protettrice. Al terremoto, inoltre, sarebbe da ascrivere l’origine del nome Precacore, che il centro abitato conservò fino al 1911. Lo storico Vincenzo Tedesco, infatti, riporta un aneddoto secondo il quale una nobildonna, che durante l’evento sismico aveva perso il marito e i sette figli, vedendo il suo paese distrutto esclamò addolorata: “Mamma, o Mamma, a veder la mia città distrutta mi crepa il core!”. Alcuni datano questa circostanza nel 1530, quando il paese sarebbe stato spazzato via da un violento nubifragio, mentre, stando a Giovanni Fiore, il nome originale corretto sarebbe Pelicore, che in greco significa “vicino al paese”. Nel 1908 il paese venne totalmente distrutto dal terremoto, ma gli abitanti decisero allora di ricostruire l’abitato più a valle, su una collina oltre il vallone di Santa Caterina, che con Regio Decreto del 1911 tornò a chiamarsi Samo.

Il centro storico del paese

Il borgo di Precacore, sito sul monte Palecastro, è il centro storico del paese, recentemente restaurato, conosciuto per i suoi resti di arte greco-bizantina. Spesso viene visitato anche da comitive di stranieri, che soprattutto in agosto, in compagnia di parecchi Samesi, vi si recano per fare trekking e visitare e fotografare i vecchi sentieri che portano ai resti della località ormai diruta. Inoltre, in ambito religioso, tra i ruderi delle sue chiese si usa celebrare la messa in onore di San Giovanni Battista, patrono del paese, con enorme partecipazione di fedeli.

Negli anni Novanta del XX secolo Samo ha subito un’importante opera di restyling, grazie alla cooperazione tra il Comune samese, l’Ente Parco dell’Aspromonte e l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, attuata con la creazione di numerosi murales, dipinti sulle facciate di case private, negozi ed uffici pubblici, oltre al restauro e all’abbellimento di panchine, di fontane e del lavatoio pubblico, ripristinato nell’originaria architettura muraria e decorato con tessere vitree policrome

Nella sua genuinità, Samo è una piccola cittadina che nasconde un fascino incredibile. Al mattino ci si risveglia con il profumo del pane appena sfornato e la sera ci si addormenta con il canto dei grilli. L’aria dell’ autenticità si respira anche grazie allantica tradizione della tessitura, portata ancora avanti con fermezza dalle donne del paese, che conservano gelosamente il loro telaio per realizzare le “pezzare”, utilizzate come tappeti ed arazzi.

San Giovanni Battista

Il patrono di Samo è San Giovanni Battista, celebrato ogni anno il 29 agosto con una grande processione religiosa, cui fanno seguito tre giorni di festeggiamenti. La storia riguardante le celebrazioni di San Giovanni Battista è antica e radicata, risalente alla vera processione, che si svolgeva nelle piccole e tortuose viuzze del paese di Precacore, nucleo originario della cittadina. Ancora oggi la statua che viene usata per le celebrazioni è quella di centinaia di anni fa, rinomata perché secondo la tradizione avrebbe realizzato numerosi prodigi miracolosi.

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