lunedì,Gennaio 17 2022

Coronavirus, i test molecolari più attendibili sono quelli con lettura in fluorescenza

Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani: «Con il molecolare di ultima generazione riusciamo a vedere una presenza che va da 10 a 100 "virus"»

Coronavirus, i test molecolari più attendibili sono quelli con lettura in fluorescenza

Diventano sempre più affidabili i test molecolari di ultima generazione per scoprire la presenza di Sars Cov-2 nell’organismo. Negli ultimi infatti, si amplifica la reazione che si viene a creare tra l’antigene e l’anticorpo, evidenziandola.

Test, le differenze e l’affidabilità

«Quelli della prima generazione seguono le regole del test di gravidanza, poi ci sono le seconde che hanno avuto una maggiore sensibilità e, a seguire, è venuta la terza, con la tecnica microfluidica con lettura in fluorescenza – spiega Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani -. I test che si comprano al supermercato sono di prima e seconda generazione. Hanno una ridotta sensibilità che si riduce ancora di più se l’atto del prelievo non è eseguito da una mano esperta. Infatti, giusto per fare un esempio, se ci si ferma con il tampone all’inizio del naso perché andare più in fondo può causare dolore può far calare ulteriormente l’attendibilità: può sfalsare il risultato dal 10 al 90%».

Il test di terza generazione e la fluoroscenza

Il segreto del successo dei test di terza generazione è proprio la fluorescenza. «La reazione tra l’antigene e l’anticorpo adeso emette una luce fluorescente che amplifica in maniera molto importante la reazione – prosegue –. Un risultato diverso rispetto ai test che invece si basano su concetti immunocromatografici». I test di terza generazione non possono essere fatti in casa, ma hanno bisogno della presenza di un professionista e della strumentazione adeguata che sappia leggerlo.

La carica virale

Proprio l’amplificazione del test molecolare permette di vedere anche una piccola carica virale. «Con il molecolare di ultima generazione riusciamo a vedere una presenza che va da 10 a 100 ‘virus’ (i virioni), una carica così bassa l’antigenico non lo prende, ne ha bisogno di almeno 1.000». Ma quando va fatto il test? «Non sono cambiate le regole scientifiche su quando fare il tampone. Bisogna far trascorrere almeno 48 ore», prosegue il presidente di Amcli. Infatti, è necessario fare in modo che la carica virale sia tale possa essere visibile. Anche con la terza generazione.

La variante Omicron

La variante Omicron può nascondersi al test? «Sicuramente c’è qualche test che ha una ricerca generica dell’antigene e quindi non tutta la proteina Spike viene individuata – aggiunge – Ma ad oggi non ci sono pubblicazioni che evidenziano la differenza tra i vari prodotti, gli studi sono in corso. Sicuramente il test di terza generazione è il più affidabile. Bisogna definire una regione costante della Spike che è presente in tutti i virus».

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