martedì,Dicembre 6 2022

Cervello piccolo, gobba e mani ad artiglio: a causa della tecnologia tra 1000 anni saremo così

Una ricerca commissionata da Toll Free Forwarding ha creato Mindy, la donna del futuro, il cui aspetto fisico appare deformato dall'uso dei dispositivi digitali

Cervello piccolo, gobba e mani ad artiglio: a causa della tecnologia tra 1000 anni saremo così

Gobbi, bassi, con il cervello piccolo, gli occhi con tre palpebre e le mani ad artiglio: ecco come saremo deformati tra mille anni, a causa della tecnologia. Secondo una ricerca commissionata da Toll Free Forwarding, l’uomo del futuro andrà incontro a una vera e propria trasformazione, per via della tecnologia che sta condizionando le nostre vite.

Mindy, la donna del futuro

La società Toll Free Forwarding, analizzando numerosi studi dedicati all’impatto psicofisico che può avere sull’uomo la tecnologia quotidiana e consultando diversi esperti in materia, grazie alla collaborazione di un grafico 3D, ha così creato Mindy, il prototipo di un essere umano dell’anno 3000, il cui aspetto non corrisponde sicuramente ai canoni estetici di oggi.

La gobba 

La gobba è sicuramente il dettaglio che salta per primo agli occhi, ed è dovuta dovuta alle posture costantemente errate che assumiamo per ore ogni giorno, davanti al computer o allo smartphone. «Trascorrere ore a guardare il telefono affatica il collo e sbilancia la colonna vertebrale. Di conseguenza, i muscoli del collo devono effettuare uno sforzo extra per sostenere la testa. Stare seduti davanti al computer in ufficio per ore e ore significa anche che il busto è spinto in avanti rispetto ai fianchi, piuttosto che essere dritto e allineato», ha spiegato il dottor Caleb Backe di Maple Holistics, consultato da Toll Free Forwarding.

La mano ad artiglio

La mano ad artiglio di Mindy, il cosiddetto “text claw”, è invece legata al modo in cui si afferra e si utilizza uno smartphone per digitare il testo. Secondo il dottor Nikola Djordjevic di Med Alert Help, si tratta di una condizione nota come “sindrome del tunnel cubitale”, che assieme al gomito a 90°, può innescarsi proprio a causa dell’uso intensivo del telefonino. «Questa sindrome – ha spiegato – è causata dalla pressione o dall’allungamento del nervo ulnare che passa in un solco sul lato interno del gomito. Ciò provoca intorpidimento o una sensazione di formicolio nell’anulare e nel mignolo, dolore all’avambraccio e debolezza alle mani. Tenere il gomito piegato a lungo, il più delle volte, tenendo il telefono, può allungare il nervo dietro il gomito e esercitare pressione su di esso».

Il collo tecnologico

Mindy presenta anche il cosiddetto “collo tecnologico”, più corto e largo del normale. È innescato dal costante sguardo dall’alto verso il basso mentre si usa un computer o lo smartphone, che stanca e indolenzisce i muscoli del collo. Questi muscoli sono costretti a lavorare costantemente per mantenere alta la testa, come ha spiegato il dottor K. Daniel Riew del New York-Presbyterian Orch Spine Hospital. Mindy ha anche un cranio più spesso del nostro, per proteggersi dalle radiazioni a radiofrequenza emesse dagli smartphone e dispositivi affini.

Il cervello più piccolo

Anche il cervello potrebbe diventare più piccolo rispetto al nostro, perché le agiatezze e le conoscenze derivate dalla tecnologia non richiedono più che il cervello debba “funzionare” per la sopravvivenza e il lavoro mnemonico. Secondo quanto emerso da un recente studio internazionale condotto dal Dartmouth College di Hannover, il cervello del genere Homo si è ridotto fino a circa 3mila anni fa. In futuro potrebbe continuare a ridursi anche grazie alla cosiddetta “intelligenza collettiva”, che può essere veicolata vivendo in comunità ma anche attraverso le informazioni che ci arrivano sullo smartphone.

Le triple palpebre

Un’altra caratteristica di Mindy sono le triple palpebre, con la terza che potrebbe svilupparsi in futuro per proteggerci dal mal di testa e dall’affaticamento degli occhi scaturiti dalla costante esposizione alla luce dei dispositivi elettronici. Questa sorta di membrana nittitante – come quella presente in molti animali – aiuterebbe a limitare la luce in entrata negli occhi. «Gli esseri umani possono sviluppare una palpebra interna più grande per prevenire l’esposizione a una luce eccessiva – ha spiegato il professor Kasun Ratnayake dell’Università di Toledo – oppure il cristallino dell’occhio può evolvere in modo tale da bloccare la luce blu in entrata ma non altre luci ad alta lunghezza d’onda come il verde, il giallo o il rosso”.

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