mercoledì,Novembre 25 2020

A Reggio si muore di Covid, ma c’è chi va in piazza senza mascherine. Ieri i negazionisti in protesta

Quella del complotto e della negazione non è l’unica posizione. Si è sentita anche la voce di chi sposa un approccio giuridico con l’intenzione di ottenere un risarcimento danni per una zona rossa ingiusta

A Reggio si muore di Covid, ma c’è chi va in piazza senza mascherine. Ieri i negazionisti in protesta

Mentre a Reggio Calabria continuano a crescere i contagi, il Gom registra altri tre decessi per Coronavirus e i reparti sono ormai al collasso, ci sono ancora gruppi di persone che scelgono di ignorare le restrizioni, scendere in piazza e manifestare negando la pandemia e chiedendo libertà e dignità.

Diverse le posizioni prese in piazza, dal fondatore del gruppo Reopen che, sulla scia del  movimento americano, grida al complotto e nega l’esistenza della pandemia tanto da presentarsi in piazza senza mascherina, al “libero cittadino” con mascherina della Lega che partecipa perché «l’epidemia, e non pandemia, offre la possibilità ai cittadini di riunirsi sotto una sola bandiera, quella della dignità e libertà perché il Parlamento sta diventando un bivacco dove tutto viene sancito a suon di decreti».

Ma quella del complotto e della negazione non è l’unica posizione. Tra le manifestazioni di protesta che ieri si sono svolte nelle piazze reggine, si è sentita anche la voce di chi sposa, invece, un approccio giuridico con l’intenzione di ottenere un risarcimento danni per una zona rossa ingiusta. Lo hanno fatto con la presentazione di una petizione che «prelude a una causa già avviata alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, attraverso la quale tutti i cittadini calabresi potranno chiedere il risarcimento dei danni patiti per l’ingiusta dichiarazione di zona rossa subita dalla Calabria, considerando che come numeri noi oggi saremmo ancora zona gialla e per le mancanze dello Stato non possono pagare i cittadini. Lo Stato ci tiene in questa condizione da 12 anni e nel frattempo si sono susseguiti diversi partiti, quindi, non è una questione politica ma una rivendicazione dei cittadini calabresi».