lunedì,Aprile 15 2024

Sanità, la manager dell’Asp di Reggio: «Ho subito pressioni e avuto paura, ma non andrò via»

Lucia Di Furia racconta a Presadiretta i suoi primi giorni nella regione: «Appena arrivata hanno arrestato dei medici, e già erano pochi». Il primario di Polistena Amodeo: «C’è un progetto per favorire i privati». A Locri zero controlli sulle attrezzature

Sanità, la manager dell’Asp di Reggio: «Ho subito pressioni e avuto paura, ma non andrò via»

di Pablo Petrasso – «Ho avuto paura, devo essere onesta, ho avuto un episodio legato al mio ruolo, peraltro poco tempo dopo che ero arrivata. Subite le pressioni ho capito una cosa sola, che stavo nel posto giusto. Ho detto: se è così che mi vogliono mandar via, allora è sicuro che rimango». Lucia Di Furia è un medico con doppia specializzazione in psichiatria e oncologia. Dal giugno del 2023 è la direttrice sanitaria dell’Asp di Reggio Calabria, Azienda che Massimo Scura, già commissario per il rientro del debito sanitario definì «la peggiore d’Europa». La manager racconterà nella puntata di Presadiretta in onda questa sera su Rai Tre il proprio impatto con la Calabria. 

Complicato, a dir poco: «Io non sono amica di nessuno da queste parti. Non conoscevo niente della Calabria, ma la parola Locride la conoscevo pure io che vivevo nelle Marche. Appena sono arrivata qui c’è stata una retata, hanno portato via dei medici, già che erano pochi li hanno pure portati via». Di Furia evidenza un’altra caratteristica della sanità in Calabria, una sorta di blocco che paralizza il settore anche quando le risorse non mancano: «Quello che ho trovato qui è la paura di firmare qualunque carta. I soldi paradossalmente ci sono ma, le dico, non ci sono i letti: di cosa vogliamo parlare? Io non immaginavo ci potessero essere ospedali con i letti così antichi perché non ne sono mai stati comprati di nuovi».

Quella dei letti è soltanto una delle tante storie della sanità nella Locride in cui la realtà supera la fantasia. A fine gennaio, Pino Mammoliti, presidente del Tribunale per i diritti del malato, ha spiegato – tra gli altri – il paradosso dei 25 letti «per vatussi». Troppo larghi per entrare negli ascensori, erano rimasti stipati nel deposito dell’ospedale di Locri.
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