martedì,Dicembre 1 2020

L’OPINIONE | «Da Cotticelli a Zuccarelli, ma la responsabilità è anche dei calabresi»

Il commento: «Mi chiedo se la “cosa pubblica” diventi interesse di tutti piuttosto che di nessuno. I cittadini non sono esenti da colpe»

L’OPINIONE | «Da Cotticelli a Zuccarelli, ma la responsabilità è anche dei calabresi»

di Domenico Camera * – Il vecchio ed il nuovo continente non sono mai stati così distanti. Ebbene, se negli States i cittadini possono svegliarsi sognando un avvenire più roseo, dall’altra parte del mondo, in una regione chiamata Calabria, le speranze di un futuro prospero non sembrano di certo a portata di mano.

Se fino a ieri infatti ci si indignava per le parole dell’ormai ex commissario ad acta Saverio Cotticelli, che ai microfoni di “Titolo V” aveva messo alla berlina sé stesso ed il Governo che lo aveva nominato, affermando di non sapere che la responsabilità di redigere il piano Covid per la Calabria – da poco entrata nella zona rossa – era proprio sua, oggi non ci si sveglia di certo con il buongiorno leggendo che l’esecutivo nazionale ha sostituito il primo con Giuseppe Zuccatelli.

Uno che nel suo palmares di belle figure vanta il fatto di aver sostenuto, in un video girato non molto tempo addietro, che “la mascherina non serve a un cazzo! Sapete cosa serve? La distanza. Per beccarti il virus, se io fossi positivo, tu devi stare con me e baciarmi per 15 minuti con la lingua in bocca altrimenti non te lo becchi il virus. Il virus si becca solo se le gocce di saliva ti arrivano per 15/20 minuti addosso”. Ora, magari ha ragione lui e la mascherina non serve davvero “a un cazzo”, però se il Governo nomina un commissario alla sanità, la gente si aspetta che questi condividano un’unica visione delle cose, non tanto sulla vita, l’universo e tutto quanto, ma semplicemente sulla sanità. E invece no.

Ora, a voler essere pretenziosi, ci si aspetterebbe anche che all’indomani di un’epocale figura di melma, il neo nominato alla sanità fosse una figura intonsa, pura, retta, cristallina. E invece no. Perché proprio Zuccatelli, che nello scorso febbraio aveva assunto l’incarico di Commissario dell’ASP di Cosenza, cinque mesi dopo (a riprova dell’eminente lavoro svolto) era stato “accompagnato” alla porta per lo scandalo dei tamponi non processati (proprio così: in piena emergenza Covid, in Calabria, migliaia di tamponi erano rimasti chiusi in frigorifero senza essere analizzati).

Ora, noi calabresi non ci aspettiamo molto, è vero, e forse anche causa di questo negli ultimi anni abbiamo avuto niente. Abituati alla strafottenza della politica cittadina, abbiamo preteso sempre meno. Avevamo il “lungomare Falcomatà”, i Bronzi, le spiagge di Scilla, Tropea, Capo Vaticano, l’”Arco Magno”, e questo ci bastava. Anche ad assaggiare giornalmente l’olezzo della spazzatura e della cattiva politica sotto casa, ci consolavamo con il mare. Quanto siamo romantici noi!

Tuttavia, ora che persino il mare – che tutti vediamo dalla finestra – è diventato un luogo irraggiungibile, mi chiedo se quell’olezzo inizi ad infastidire. Mi chiedo se la “cosa pubblica” diventi interesse di tutti piuttosto che di nessuno. Mi chiedo se a qualcuno importi davvero di questa terra. Mi chiedo se la “montagna di merda” oggi, dai balconi delle nostre case, mentre urliamo “ce la faremo!” sia visibile a tutti.

Per anni abbiamo lasciato la nostra terra nelle mani di nessuno, per anni ci siamo girati dall’altra parte mentre osservavamo il lento declino della “calabresità”, per anni abbiamo accettato di avere sempre meno. Avevamo il mare, i lidi, le serate, la Reggina ed il Cosenza, e questo ci è bastato. Rassicurati dalla possibilità di poter “andare fuori”, abbiamo lasciato che la terra che abbiamo sotto i piedi venisse usata come discarica a cielo aperto, abbiamo lasciato che i diritti di chi rimaneva in Calabria, per amore o per sfortuna, venissero violentati nell’indifferenza più totale, abbiamo abbandonato noi stessi ed i nostri cari. Abbiamo perso tutto.

Quanta miseria. Quale miseria in una specie che pretende così poco. Non mi aspetto grandi cambiamenti, né dai miei concittadini, né da me stesso, complice di questo sfacelo. Ma un pensiero sì! Mi aspetto che ciascun calabrese pensi anche per un solo secondo alla sua terra. A ciò che ha contribuito a rovinare forse definitivamente. Mi aspetto che si vergogni, prima di tornare, inesorabilmente e definitivamente, all’ordinaria indifferenza.

Mi si perdonerà se questo scritto aveva avviato, con le sue premesse, un’accusa all’amministrazione nazionale ed ha finito, con le sue conclusioni, con l’essere un rimprovero a tutti i calabresi. Non ho rispettato l’idea che mi ero prefissato questa mattina, né ho rispettato l’indignazione provata nell’apprendere le notizie regionali, chiedo scusa, ma noi calabresi, del resto, siamo un po’ così, il rispetto per noi stessi non lo abbiamo più. Pertanto non mi aspetto niente neanche in merito alla sanità, tra qualche anno torneremo al mare e tutto sarà meravigliosamente come prima».

*Dottore in giurisprudenza