lunedì,Giugno 27 2022

La ricchezza del mare di Saline Joniche affascina appassionati e studiosi

Al centro di un servizio di Pianeta 2030 che fotografa le specie che resistono grazie ad una particolare congiuntura climatica che esalta la biodiversità animale

La ricchezza del mare di Saline Joniche affascina appassionati e studiosi

Abbiamo “cose” in Calabria che neanche noi conosciamo. E ne abbiamo alcune, di queste “cose”, che altrove farebbero fare affari d’oro, attraendo turismo e sviluppando un indotto che come al solito noi ce lo sogniamo.
Mancanza di volontà? Interessi inconfessabili? Incapacità? Forse ognuna di queste cose un po’, ma se prendessimo alla lettera una massima di Aristotele Onassis, secondo cui “non bisogna correre dietro ai soldi, ma andar loro incontro”, allora riusciremmo a capire molte cose. Basta applicare questo paradigma a Saline Joniche per schiarirci un po’ le idee. (Ma questa è un’altra storia).

Si, giusto quel luogo eletto dal Wwf “oasi naturale”. Quel posto che mentre percorri la Statale 106 d’estate, con l’afa tipica dell’area grecanica, appare quasi come una immagine sfocata e ondulante di uno di quelle pellicole che ti fanno sognare. Una stupenda realtà che però a queste latitudini rischia di rimanere l’eterno miraggio. Un’oasi, appunto, rovinata da una ciminiera in cemento alta una cinquantina di metri, che per anni ha rappresentato il fallimento della Liquichimica, mai entrata in funzione, e l’ostinazione di chi voleva provare a impiantarci una centrale a carbone ai giorni nostri.

Ma ai piedi di quell’obbrobrio, c’è “un posto unico, inserito dall’Unione Europea tra i Siti di Interesse Comunitario per la sua importanza in quanto habitat naturale che garantisce il mantenimento della biodiversità”. È un luogo del cuore del Fai. Il Pantano di Saline Joniche rappresenta l’ultima testimonianza di quelle che furono sino al 700 le saline di Reggio. I laghetti sono luogo di sosta di folaghe, anatre, aironi cenerini e cavalieri d’Italia e non è raro ammirare anche i fenicotteri rosa. Un microclima unico in una porzione di territorio che ci regala il miracolo della vita di specie rare.

Una condizione che si ritrova anche nello specchio di mare antistante il Pantano. Qui esiste una “preziosa biodiversità animale”. Katia D’Addona, per “Pianeta 2030!”, il mensile del CorSera dedicato ai temi della sostenibilità e tutela della terra, descrive perfettamente in poche righe il fenomeno a cui si può assistere là, dove si incontrano due mari, il Tirreno e lo Jonio, dove «sopravvivono eroi più forti di Ulisse». Perché in questo luogo magico la conformazione mobile e degradante dei fondali e il periodico avvicendarsi di correnti ricche di sostanze nutrienti alimentano quella “preziosa biodiversità animale”.

Il suo racconto è impreziosito dagli scatti subacquei (ne riportiamo alcuni) di Mimmo Rescigno che descrive i fondali come un paradiso. Dal Dipartimento di conservazione degli Animali marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli fanno sapere quanto sia di cruciale importanza una raccolta dati di quella popolazione marina, tanto che ha sottoposto ai sub che si immergono in quell’area un questionario per acquisire informazioni su quegli “Ulissi” del mare.
Alcune di quegli splendidi esemplari ci sembreranno familiari, a noi che il mare lo viviamo come un divertimento, usando pinne fucile ed occhiali nelle nostre immersioni amatoriali. Ma per il resto del mondo è una ricchezza, che noi non sappiamo neanche di avere nei nostri mari.

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