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Reggio, il ministro Matteo Piantedosi inaugura la nuova sede dell’Agenzia nazionale beni confiscati e sequestrati – VIDEO

Sulla centrale via Tommaso Campanella, proprio in un immobile sottratto al crimine mafioso, trasferita la sede secondaria dell'ente pubblico che gestisce il processo di destinazione di immobili e aziende sottratta alla criminalità organizzata: Nel 2010 qui la sua nascita

Reggio, il ministro Matteo Piantedosi inaugura la nuova sede dell’Agenzia nazionale beni confiscati e sequestrati – VIDEO

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha inaugurato questa mattina la nuova sede dell’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati e sequestrati a Reggio Calabria. Al numero 55 della centrale via Tommaso Campanella, in un immobile proveniente dalla maxi confisca di beni eseguita a carico di Rocco Musolino di Santo Stefano in Aspromonte, detto il Re della Montagna, che lo aveva dato in locazione ad alcuni istituti bancari, scoperta la targa che da oggi ospiterà gli uffici di una delle quattro sedi secondarie dell’Agenzia.

Una nuova sede, adesso come previsto dalla legge in un immobile confiscato, ristrutturato con oltre un milione di euro di fondi dell’Agenzia, che fino a ieri era ubicata in un immobile comunale dove nel 2010 era stata la prima a nascere in Italia.

«Giornata densa di significato quella di oggi. Valore concreto e simbolico. Inauguriamo oggi la nuova sede dell’agenzia di Reggio Calabria, la prima nata in Italia oltre dieci anni fa. La inauguriamo in un bene sottratto alla criminalità organizzata. Qui l’agenzia proseguirà le due attività e ringrazio tutti per il contributo prezioso reso». Queste le prime dichiarazioni del ministro Piantedosi.

Le autorità

Con il ministro Piantedosi, tornato a Reggio a distanza di pochi mesi dalla firma per il protocollo di legalità con riferimento alla realizzazione del Museo del Mare sottoscritto lo scorso ottobre, anche il direttore dell’Agenzia, il prefetto Bruno Corda, la sottosegretaria di Stato con delega ai beni confiscati, Wanda Ferro, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. Presenti anche il coordinatore regionale di Forza Italia, il deputato reggino Francesco Cannizzaro, e l’assessore comunale con la delega al Palazzo di Giustizia, Carmelo Romeo.

L’immobile confiscato e ristrutturato

Sul bene che oggi ospiterà la sede, sono stati eseguiti interventi di manutenzione straordinaria per circa un milione di euro investiti dall’Agenzia stessa, attraverso un bando pubblicato nel 2021. L’inaugurazione odierna concretizza anche la disposizione (art, 29 della legge 161/2017) prevede che «L’Agenzia dispone, compatibilmente con le sue esigenze di funzionalità, che le proprie sedi siano stabilite all’interno di un immobile confiscato».

L’immobile che ha ospitato fin dalla sua istituzione nel 2010 l’agenzia era, invece, ubicato sul viale Amendola, presso sede dell’ex Eca (Ente Comunale di Assistenza) posta a disposizione dall’amministrazione comunale guidata da Giuseppe Scopelliti. L’immobile era, dunque, di proprietà comunale e concesso all’Agenzia in comodato d’uso gratuito. Esso, in vista dell’odierna inaugurazione, è già stato consegnato all’Ufficio del Giudice di Pace di Reggio Calabria.

Presto nuovo personale

«L’agenzia – ha ricordato il direttore dell’agenzia nazionale dei Beni confiscati e sequestrati, Bruno Corda – iniziò a operare a Reggio con 15 dipendenti e dunque in una situazione di grande precarietà e con numero di beni già molto cospicuo molto importante. Adesso sono 37 le unità di personale con due dirigenti. In prospettiva, a seguito proprio di un provvedimento normativo recente, ci sarà un ulteriore e importante ampliamento. La corretta destinazione dei beni richiede un’attività di affiancamento degli enti locali e non solo per il reperimento risorse ma anche per la progettualità. L’agenzia deve rispondere a questi bisogni del territorio. La sede a Reggio, per altro, è strategica per il carico di lavoro in considerazione della competenza che si estende a tutta la Calabria, la Puglia e la Sicilia orientale. Tutte realtà criminali decisamente importanti, in cui effettivamente il numero delle confische è stato davvero rilevante.

Dobbiamo recuperare il numero più alto possibile di beni, evitando i colpi di coda da parte della criminalità che ha tutto l’interesse a dimostrare l’inefficienza dello Stato. Il nostro compito primario è, dunque, quello di essere efficienti. È certamente un compito che travalica il riutilizzo del bene e che ci impegna a dimostrare che lo Stato è più forte, che lo Stato è presente, che lo Stato arriva. Questo è un esempio importante anche per i giovani». Così il direttore dell’agenzia nazionale dei Beni confiscati e sequestrati, Bruno Corda.

Motivo di orgoglio

«La città di Reggio vive con orgoglio l’inaugurazione di questa sede secondaria proprio qui dove l’Agenzia ha avviato il suo percorso e dove si è combattuto quando si paventò l’ipotesi di chiuderla per trasferirla. Dunque questa occasione dia un nuovo slancio in una regione e in una città in cui alto è il numero di beni confiscati e altrettanto deve essere quello dei beni restituiti alla collettività». Così il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

Una società per gestire le aziende confiscate


«Rifletto sulla questione delle aziende confiscate da due anni, da quando partecipando all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Reggio, il procuratore generale aveva evidenziato come alcune aziende prima gestite dall’ndrangheta dopo la confisca e fallissero. Non bisogna dare questo messaggio negativo alla cittadinanza. La mia idea – ha spiegato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto – che oggi ho condiviso anche con il ministro, è quella di verificare la possibilità di costituire una società pubblica o privata con capitale dalla regione e con una White list di imprenditori che possano prendere in gestione queste aziende e farle restare sul mercato. Certo non tutte le aziende. Alcune esistono solo riciclare.

Ho adottato delle delibere che riguardano proprio la previsione di risorse per fornire assistenza tecnica agli amministratori giudiziari, nominati dal tribunale ma che spesso non hanno competenza in gestione di azienda. Occorre però un progetto più organico complessivo. Ci sono molti vincoli di legge nazionali che andrebbero rivisti. Qui a Reggio il procuratore generale e il prefetto hanno approfondito questo tema. Sembrerebbe che abbiano individuato come intervenire a legislazione vigente e invariata, quindi senza cambiare le regole. La regione è chiaramente disponibile. Occorre dimostrare ai cittadini che lo Stato è più forte». Così il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.

In Calabria il primo protocollo per attuare sinergie


«Una giornata molto importante per la Calabria e per Reggio, città in cui nacque l’agenzia. Un importante presidio che da oggi ha sede in locali adeguati alle sfide che deve affrontare. Le quattro sedi italiane – ha spiegato Wanda Ferro, sottosegretaria di Stato al ministero della Giustizia con delega ai Beni confiscati – riconoscono in Reggio Calabria un punto di prestigio per l’assegnazione per i confiscati che nell’ultimo anno è salito di oltre il 55%, sia per quanto riguarda i presidi di polizia e, dunque per fini istituzionali, sia per quanto riguarda l’utilizzo a fini sociali.

Importante strumento è anche l’accordo sottoscritto con la regione Calabria, fortemente voluto dal presidente Occhiuto, e formalizzato attraverso un protocollo che è stato il primo siglato d’Italia. Ad esso ha fatto seguito quello della Sicilia e quello della Lombardia. Presto sigleremo con la Campania. Ci sono importanti risorse che hanno dato fiducia ai tanti amministratori impegnati in questa sfida che dimostra come lo Stato non arretri e sia piuttosto presente, pronto a restituire ai cittadini onesti, beni illecitamente accumulati». Così Wanda Ferro, sottosegretaria di Stato al ministero della Giustizia con delega ai Beni confiscati.

Performance dell’agenzia in crescita

Lapidario con i giornalisti, all’interno della nuova sede il suo è stato l’intervento conclusivo in cui ha sottolineato la bellezza della Calabria e il suo piacere di ritornare in questa regione, annunciando anche un ritorno nel reggino già per la prossima settimana. Poi anche qualche dato. «Da quando è stata l’Agenzia ha destinato in tutta Italia 23.710 beni immobili e 2.223 aziende. I beni sono stati conferiti a enti istituzionali e anche ad associazioni, quindi sia per lo svolgimento di attività propria istituzionale che per attività sociali. Desidero sottolineare il contributo reso alla causa anche dal nostro Governo. Da quando siamo in carica questa performance, grazie soprattutto agli attori istituzionali, si è particolarmente intensificata perché abbiamo assegnato 6.612 beni di cui 4.515 beni immobili, per un valore complessivo di 304 milioni di euro, e 443 aziende.

Abbiamo per altro sottoscritto proprio a Reggio Calabria con la Regione Calabria il primo protocollo per stabilire e attivare essenziali energie e collaborazioni interistituzionali. Proseguiremo e siamo quindi disponibili a trovare soluzioni per sostenere le aziende, come suggerito dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. Condividiamo, intanto, con il direttore dell’agenzia, il prefetto Corda, il mandato di avviare uno studio sul tema. Abbiamo già esperienza che ciò che parte dalla Calabria porta bene all’agenzia». Così ha concluso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

L’Agenzia a Reggio Calabria

Istituita nel 2010 (allora con sede di Reggio Calabria principale e poi declassata a secondaria) gestisce, in collaborazione con l’autorità giudiziaria, l’intero processo finalizzato alla destinazione dei beni sequestrati e poi confiscati in via definitiva a scopi istituzionali e sociali. I beni confiscati in Italia sono oltre 40mila, di cui poco più di 20mila ancora in gestione. Fu inaugurata da Roberto Maroni, all’epoca ministro dell’Interno del quarto governo Berlusconi. Ciò avvenne all’indomani della bomba alla procura di Reggio Calabria nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2010.

Solo qualche giorno dopo il vertice in prefettura con Roberto Maroni, scomparso lo scorso anno, a Reggio anche Angelino Alfano, all’epoca ministro dei Giustizia, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, poi divenuto presidente nel Senato, e il procuratore capo della Repubblica di Reggio, Giuseppe Pignatone.
In questo solco si innesta la convocazione del consiglio dei ministri straordinario (il primo in Calabria), presieduto da Silvio Berlusconi proprio a Reggio. Sindaco era Giuseppe Scopelliti al suo secondo mandato. Era il 28 gennaio 2010. Unico punto all’ordine del giorno il varo del Piano di contrasto alla mafia. Quel cdm fu storico anche per l’istituzione a Reggio Calabria della sede principale (nel 2017 divenuta secondaria) dell’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Questa misura, poi stralciata e divenuta oggetto di apposito decreto legge approvato il 4 febbraio 2010 e convertito in legge il 31 marzo successivo, si inquadrava nel potenziamento in termini di azione investigativa e aggressione ai patrimoni mafiosi. Si attendeva anche un contributo alla riutilizzazione sociale dei beni medesimi, aspetto ancora carente nella sua applicazione.

Da sede principale a sede secondaria

Nonostante i numerosi beni confiscati insistenti nel reggino, l’indicazione di Reggio Calabria come sede principale era nata soprattutto sull’onda emotiva di quanto avvenuto. Un’inda che già dopo qualche anno si era esaurita al punto fioccarono le ipotesi di trasferimento a Roma che anni dopo si concretizzarono. Provvedimenti successivi hanno, infatti, inciso sulla sua organizzazione territoriale e sulla dotazione organica esigua al momento della sua istituzione. In particolare la legge n. 161 del 2017 spostò a Roma la sede principale inizialmente fissata nella città di Reggio Calabria, definendo «L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata ha personalità giuridica di diritto pubblico. È dotata di autonomia organizzativa e contabile, ha la sede principale in Roma, la sede secondaria in Reggio Calabria ed è posta sotto la vigilanza del ministro dell’interno».

I dati (aggiornati a marzo 2024)

Reggio è la prima provincia in Calabria e seconda Città Metropolitana in Italia per numero di beni confiscati insistenti sul suo territorio. La Calabria è quarta regione per numero di immobili ancora in gestione dopo Sicilia, Campania e Lazio, con 1876 unità in carico all’Agenzia nazionale. È, altresì, seconda per numero di beni destinati con 3137 unità immobiliari dopo la Sicilia. Continua, però, a rimanere di difficile ricostruzione la mappatura dell’assegnazione e dell’effettivo riutilizzo sociale dei beni destinati. Eppure sarebbe proprio questo lo scopo ultimo della legge e di tutti gli attori nel tempo costituiti per perseguirlo.

Nel panorama nazionale la Calabria con i suoi oltre 5500 beni confiscati (immobili e aziende in gestione e confiscate) è la terza regione dopo Sicilia e Campania. Il comune e la città Metropolitana di Reggio Calabria restano tra i più interessati dalla presenza di beni confiscati sul loro territorio. Reggio è la seconda città Metropolitana in Italia soltanto dopo Palermo. Essa si pone prima di Napoli Roma e Milano per numero complessivo di beni confiscati (immobili e aziende) insistenti sul territorio.

I beni immobili

Secondo l’agenzia nazionale dei Beni confiscati solo nel territorio metropolitano di Reggio, prima provincia in regione, 2200 sono gli immobili destinati (su 3137 in tutta la Calabria). Di questi 524 solo nel comune di Reggio). Sono invece 1017 (su 1876 in tutta la regione) quelli ancora in gestione all’agenzia.

Sono 332 quelli insistenti nel solo comune di Reggio. Nel reggino in tutto sono oltre tremila gli immobili sottratti al malaffare mafioso. E parliamo solo di immobili che in Italia complessivamente sono oltre 22mila quelli destinati e quasi 20mila quelli ancora in gestione.

Le aziende

Quasi 550 sono le aziende confiscate in Calabria. Di queste 310 sono aziende ancora in gestione190 insistono sul territorio metropolitano di Reggio. Nel comune di Reggio le aziende confiscate in gestione sono 66.

Le aziende destinate sono 227 in tutta la Calabria. Di queste 129 insistono sul territorio metropolitano mentre 46 solo nel comune di Reggio.

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