giovedì,Ottobre 21 2021

Ecoballe a Sambatello, una bomba ecologica che minaccia una città intera

Ecco perché il pericolo non riguarderebbe solo i residenti. Si pensa ad un ricorso al Tar contro l'ordinanza. Mentre domani si conoscerà l'esito della gara indetta dal Comune per la sistemazione dei rifiuti

Ecoballe a Sambatello, una bomba ecologica che minaccia una città intera

Il deposito e lo stallo delle ecoballe a Sambatello non è una vicenda che riguarda solo gli abitanti del posto, ma che può toccare da vicino tutti i cittadini di Reggio. Non intendono fare un passo indietro i componenti del Comitato della Vallata del Gallico e del Comitato per Sambatello: i rifiuti non devono, anche se per soli 180 giorni essere stoccati su quei territori. La decisione da parte del Comune di Reggio Calabria è stata presa con l’ordinanza n.62 del 6 giugno 2020, inerente “l’autorizzazione al confezionamento dei rifiuti solidi urbani raccolti nel Comune di Reggio Calabria in ecoballe, nonché allo stoccaggio provvisorio delle stesse presso le aree interne dell’impianto metropolitano TMB di Sambatello”.

Solo domani si saprà se la gara indetta dal Comune reggino per trovare un’impresa per la composizione delle ecoballe è andata a buon fine o meno. Intanto però il sindaco aveva annunciato un’interlocuzione, proprio per domani, ma i comitati ci riferiscono di non aver avuto alcuna risposta alle pec inviate per richiedere un incontro.

Da qualche giorno è iniziato il presidio, uomini e donne, giovani ed anziani del posto per dire no all’utilizzo dei luoghi vicini come deposito per le ecoballe. Il Comune per l’esecuzione dell’ordinanza vanta l’autorizzazione dell’Arpacal e dell’Asp, ma altri motivi rendono la soluzione molto pericolosa. Una situazione che solo secondo i proclami, a detta degli abitanti del posto, potrebbe non essere di soli 180 giorni, in attesa di disfarsi poi definitivamente dei rifiuti. Quello di Sambatello e di tutta la Vallata del Gallico è un popolo abituato alle lotte come quella per salvare contrada Cartiera. Poi la battaglia per l’acqua. E oggi ancora presidi per difendere il territorio.

Ma non è solo la Vallata ad essere in pericolo, raccontano i cittadini. La zona in cui saranno concentrate le ecoballe è ad alto rischio incendi, soprattutto nella stagione estiva e, a pochi passi, ci sono falde acquifere che servono i serbatoi cittadini fino ad Archi e Santa Caterina, oltre che di Catona e Arghillà. Da sempre, ci spiegano, la zona è stata considerata ad alto rischio idrogeologico, un rischio che magicamente è scomparso dalle carte, un rischio che però è ben presente.

Da qui l’idea di opporsi all’ordinanza anche in maniera legale, con l’unico strumento consentito: il ricorso al Tar. In un estremo tentativo si salvare ciò che è possibile, i comitati hanno chiesto un incontro col sindaco che dovrebbe svolgersi ad inizio settimana.

Nel frattempo per accertarsi che tutte le carte siano in regola i comitati hanno chiesto un incontro ufficiale ad Arpal e al comandante dei vigili del fuoco. Sembra che manchino alcune delle prescrizioni fatte da Arpacal e mai realizzate. Se dovesse arrivare un’alluvione dal piazzale in cui sono stoccate l’ecoballe tutto finirebbe in un affluente di un condotto, li collocato, che sbuca direttamente nel torrente Gallico Gambarie. E poi il rischio incendi: imballare direttamente i rifiuti, potrebbe scatenare un incendio perché il fuoco cova per giorni e non si rende visibile.

Le domande che nascono spontanee sono: «Come mai la città metropolitana, competente da gennaio anche degli impianti di Siderno e Gioia Tauro, compreso il termovalorizzatore, consente ancora dopo 3 mesi che lo stesso termovalorizzatore stia inattivo, sprecando un introito giornaliero di 80.000 in ricavato di energia elettrica, spingendo sempre invece, verso le discariche privati che vanno pagati oltre le 100 euro a TN escluso il trasporto?».

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