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Taurianova, Stop animal Crime Italia: «Canile abusivo sequestrato, procure attenzionino il fenomeno al Sud»

L'intervento del movimento animalista e ambientalista nazionale

Taurianova, Stop animal Crime Italia: «Canile abusivo sequestrato, procure attenzionino il fenomeno al Sud»

«Recentemente il sequestro di un rifugio abusivo è decaduto per scadenza dei termini della convalida (art. 355 c.p.p) e il rifugio continua ad esercitare nell’illegalità e gli indagati mostrano sui social il foglio di sequestro dei Carabinieri stropicciato con le proprie mani; un grave sfregio alla legalità». È quanto riferisce in una nota il movimento animalista e ambientalista Stop Animal Crimes Italia.

«Parliamo di una struttura di Taurianova che senza le prescritte autorizzazioni da anni esercita l’attività di canile privato dove collocare cani randagi e finanziare il tutto con donazioni private a rotta di collo. Una struttura che in seguito a denuncia veniva sottoposta a sequestro dai Carabinieri per una serie di illeciti, in primis l’assenza delle autorizzazioni sanitarie e altre ipotesi di reato che vanno dalla truffa all’appropriazione indebita.

Oggi, il Sindaco, ha confermato che nessuna richiesta di messa a norma è giunta mai dai titolari della struttura abusiva, affermando che vi sono altre strutture abusive a cui far fronte; Sindaco a cui era stata chiesta emissione di Ordinanza di sgombero ma ad oggi senza esito», prosegue la nota il movimento animalista e ambientalista Stop Animal Crimes Italia.

«Questa situazione è la cartina al tornasole della situazione della Calabria ma del sud intero, dove le leggi in tema di randagismo vengono da anni ignorate e ciò per una sorta di sinistro equilibrio che si è creato dove i responsabili sono gli enti pubblici preposti e Associazioni; il sistema oggi infatti, in totale elusione delle leggi, è quello secondo cui l’animalismo agisce prelevando direttamente cani randagi dal territorio, intestandoli a privati, collocandoli in strutture abusive sparse a centinaia in tutta la Regione e spedendoli in altre strutture abusive (chiamati stalli) al centro nord mediante staffette; un sistema che mescola l’onesto al disonesto con difficoltà di poter distinguerli. Un sistema che trova consenso, utilizzando i social per suggestionare i donatori che la maggior parte delle volte ignorano le leggi e il meccanismo ivi descritto.

Infatti, molti adottano questo sistema onestamente, pur violando le leggi ma non lucrando, altri invece muovono milioni di euro in postepay personali distribuendo guadagni indebiti tra i vari attori di questo sistema “fai da te” ossia chi raccoglie il cane, chi lo trasporta e lo stallante; noi non siamo contro chi cura i randagi ma questo sistema non garantisce più il significato di volontariato e non consente di escludere forme di lucro personali ossia, prima che il maltrattamento lo sfruttamento degli animali e laddove c’è il guadagno viene meno l’interesse a contrastare il randagismo», prosegue ancora la nota il movimento animalista e ambientalista Stop Animal Crimes Italia.

«Sistema che vede la responsabilità anche di veterinari liberi professionisti che microchippano e vaccinano cani randagi senza le dovute segnalazioni alle Autorità e che cominceremo a denunciare!

Un sistema che spesso è legittimato, appunto, dai Sindaci poichè, privi di convenzioni con canili o convenzionati con canili colmi e assente l’accalappio delle ASP veterinarie o ditte convenzionate con i Comuni, si tolgono il “problema” e tutte le spese al seguito. Una provincia quella di Reggio Calabria dove si ritiene l’80 % dei Comuni non sia convenzionato con canili e quei pochi sono alcuni sotto sequestro e così l’abusivismo pullula», si legge ancora nella nota del movimento animalista e ambientalista Stop Animal Crimes.

«Atteso quindi che i Sindaci si disinteresseranno del problema fino a quando ci sarà chi toglie loro le castagne dal fuoco anzichè esigere l’attuazione dei loro doveri, riteniamo sia dovere delle Associazioni e volontari far si che la legge venga adempiuta ma se le Associazioni e volontari si sono isolate nel sistema “fai da te”, denunciando propagandisticamente solo sui social le inadempienze, come potremo cambiare le cose?

Noi continueremo a denunciare sia i Sindaci indifferenti a risolvere il problema ma anche Associazioni e “volontari” che, anzichè andare nei canili (spesso a pochi chilometri dalla strutture abuive) per fare adozioni, anzichè esigere il rispetto delle leggi con denunce, anzichè gestire rifugi a norma convenzionati con Comuni o ASP,  continueranno ad eludere una delle migliori leggi europee in tema di contrasto al randagismo.   

A favore della nostra attività di denuncia per invertire lo status quo, pur sapendo l’enorme lavoro che hanno le Autorità di Polizia e Giudiziaria (soprattutto dopo la pessima riforma Cartabia), auspichiamo nell’interessamento delle Procure e delle Forze dell’Ordine, a garanzia delle leggi dello Stato e dei cittadini (volontari) per bene, e della politica, nell’attesa dell’entrata in vigore della nuova legge Regione Calabria sul randagismo, che prevede una importante stretta al sistema para animalista che denunciamo», conclude la nota il movimento animalista e ambientalista Stop Animal Crimes Italia.

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