venerdì,Febbraio 3 2023

Reggio, maxi rissa con 50 detenuti al carcere di Arghillà

Secondo il sindacato Sinappe: «Si è trattato un pareggio di conti tra detenuti italiani ed extracomunitari»

Reggio, maxi rissa con 50 detenuti al carcere di Arghillà

Ancora episodi di violenza nel carcere reggino di Arghillà. A darne notizia è la segreteria provinciale del Sinappe. «Ennesimo evento critico sfociato nel circondario calabrese nel tardo pomeriggio della giornata di ieri. Una maxi rissa ha visto protagonisti più di 50 detenuti che hanno agito in saletta durante la fruizione della socialità. Violenza e disordini esasperanti».

Secondo il sindacato pare che si sia trattato un pareggio di conti tra detenuti italiani ed extracomunitari. Contemporaneamente «un detenuto ha appiccato fuoco alla propria camera detentiva creando una nube di fumo in tutta la sezione che al propagarsi, ha costretto l’immediato spostamento di tutti i detenuti all’area passeggi. Grazie al pronto intervento dell’esiguo personale in servizio, ridotto ai minimi termini da una carenza organica che il Sinappe ha più volte lamentato, e al tempestivo supporto dato dai colleghi fuori servizio che nell’immediato sono corsi in ausilio, si è riusciti a scongiurare il peggio, operando con prontezza, professionalità e spirito di corpo. Ancora una volta il personale “dalla divisa blu” dell’Istituto ha dimostrato il proprio valore nonostante sia stato abbandonato a se stesso»

Il sindacato ricorda che si tratta degli ultimi episodi «di una grande “escalation” avvenuta e, purtroppo, in continuo divenire. Negli ultimi mesi il penitenziario è stato lo scenario di aggressioni al personale, disordini in sezione e risse tra detenuti; eventi che purtroppo non potranno svanire vista la situazione regnante: detenuti promotori di disordini, protagonisti di aggressioni, soggetti psichiatrici (cui l’istituto non risulta idoneo ad ospitare) i quali non vengono trasferiti.

Il sindacato ha svariate volte evidenziato le criticità dettate sia dalla carenza di personale, sia dai “detenuti non partenti” e più volte ci si è posti la stessa domanda: “Arghillà sia la culla di soggetti particolari e/o violenti di tutta la Calabria? Se i vertici i ponessero lo sguardo su quanto accade e prendessero provvedimenti al riguardo, si potrebbe pensare ad una visione del penitenziario su scia rieducativa e non su tracciato violento e delinquenziale quale realtà attuale espressa dal detenuto».

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