giovedì,Novembre 26 2020

La rete degli invisibili. La “prima” di Gratteri alla fiera di Milano Book City

Il capo della Procura di Catanzaro ha presentato il suo ultimo libro scritto insieme a Antonio Nicaso. «Il fenomeno ndrangheta è poco compreso e per questo arrivano le proposte sull'ergastolo ostativo»

La rete degli invisibili. La “prima” di Gratteri  alla fiera di Milano Book City

di Claudio Careri

Milano – «L’Italia ha sempre meno peso specifico nel mondo di oggi. Nonostante una legislazione antimafia avanzatissima, la presenza delle quattro mafie sul suo territorio e le capacità investigative di avanguardia, conta quanto il due di coppe, quando la briscola è a denari, come si deduce dal fatto che le sedi di Europol, Interpol e Eurojust sono sparse negli altri Stati e non sul suolo italiano». 

Analogie con carte napoletane a parte, è un Nicola Gratteri in forma straripante, quello che intrattiene per un’ora e un quarto il pubblico numeroso accorso all’Archivio di Stato di Milano, in occasione della Fiera di Milano Book City. Già dall’introduzione si capisce che sarà una serata tranchante. Il Capo della Procura di Catanzaro viene salutato dal direttore di Focus che modera l’incontro come il ‘Ministro della Giustizia’ mancato per via del gran rifiuto dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A 16 libri di distanza dal fortunato esordio con Fratelli di Sangue, Gratteri ricorda i motivi della sua incessante opera di divulgazione, nel giorno in cui Mondadori pubblica l’ultima fatica: ‘La rete degli invisibili’.

«Ero a una conferenza -rammenta- e un professore universitario usò con valore di sinonimo, erroneamente i termini “locale” e “ndrina”. Decisi allora – ricorda il magistrato – di scrivere un libro con il mio amico di infanzia che viveva in Canada, Antonio Nicaso. La prima stesura di faticosa e durò tre anni”. “Oggi – prosegue il Procuratore della Dda del capoluogo – tutti scrivono libri con il copia e incolla. Ci sono 3-4 film in lavorazione sulla ‘ndrangheta, che non è un corpo estraneo. Ed è sbagliato pensare che se sparano di meno non esistono».

Nel processo di mimesi camaleontica delle mafie ribadisce il valore dei legami ancestrali familiari e la capacità di giustificare la ricchezza, i fiumi di denaro derivanti dal business planetario della cocaina. Una partita da un chilo ‘polvere bianca’ costa ai clan calabresi, che si servono di broker 1000 euri, da un chilogrammo se ne ricavano quattro. A Milano c’è tantissima ndrangheta. La città viene rifornota dai paesi dell’hinterland, dove operano e sono strutturati ‘locali’ di ‘ndrangheta che comprano aziende in crisi, diventando soci di minoranza e impiegano proventi di attività illecite che vengono riciclati in attività come pizzerie, alberghi e ristoranti. L’area grigia si allarga sempre più. Il livello di conoscenza e comprensione in Europa è basso. «Ricordo che a un incontro un parlamentare tedesco mi accusò di ingigantire il fenomeno ‘ndrangheta. Per timore che non gli venisse un infarto, gli dissi che ero io l’autore della strage di Duisburg. Ecco perchè arrivano le proposte riferite all’ergastolo ostativo». Come se non bastasse, il magistrato prevede scenari a tinte fosche nel breve periodo con scontri cruenti con la mafia albanese. Mala tempora currunt, sed peiora