giovedì,Ottobre 21 2021

La rivolta di Reggio, Turano: «Fu un punto chiave della guerra fredda in Italia e nel mondo»

La presentazione di “Salutiamo amico”, il nuovo libro del giornalista reggino de L’Espresso sulla pagina Facebook del circolo G. Calarco

La rivolta di Reggio, Turano: «Fu un punto chiave della guerra fredda in Italia e nel mondo»

di Gabriella Lax –  Cosa è stata la rivolta di Reggio di cui, tra poche settimane, ricorre il 50esimo anniversario? A raccontarlo a trecentosessanta gradi ci pensa Gianfrancesco Turano, giornalista reggino de L’Espresso nel suo nuovo libro, edito da Giunti “Salutiamo, amico”. La presentazione ieri pomeriggio, sulla pagina facebook del Circolo G. Calarco. Hanno discusso con l’autore lo scrittore Fabio Cuzzola e Angela Curatola. Streaming e regia a cura di Maurizio Mallamaci.

Il libro è stato pubblicato il 21 maggio e racconta del luglio 1970, una Reggio accesa per la rivolta per il capoluogo, un episodio di guerra civile che durerà mesi e provocherà morti, distruzioni, scontri continui fra le forze dell’ordine e la popolazione. Due tredicenni, amici come si può essere solo a quell’età, si trovano separati dalle barricate e si tengono in contatto con le lettere, portate avanti e indietro dai genitori. Sono troppo giovani per capire che le loro famiglie, legate da vincoli di sangue inconfessabili, sono l’embrione della più potente organizzazione criminale di oggi, la ’ndrangheta.

Come chiarisce Cuzzola, particolare non di poco conto, la rivolta di Reggio è stato un fenomeno che attrasse i media internazionale: che ebbe autorevole seguito sulla Tass russa, la Bbc, la stampa inglese e americana. Il libro, chiarisce Cuzzola « è un intreccio di generi: romanzo epistolare, come ossatura portante; un romanzo storico con riferimenti alla rivolta, romanzo di formazione attraverso le lettere che si scambiano i due giovani che poi ne escono uomini». Ed è proprio nunzio, uno dei protagonisti ad attrarre l’attenzione per il suo modo di scrivere sgrammaticato (era stato bocciato).

La scommessa della scrittura

Turano spiega che il romanzo epistola è stata la scommessa più grande, che ne ha messo in dubbio la pubblicazione. «Oggi parlare di romanzo epistolare, nel mondo dello scambio rapido dei messaggi e posta elettronica è difficile. Volevo fare passare l’idea, per chi non ha vissuto questa lunga fase storica dell’umanità, che si scrivessero delle lettere tra amici». Ma è un linguaggio quello usato da Nunzio volutamente collegato alla dimensione dialettale. «Ci tengo a restituire rispetto ad una letteratura nazionale, dove i dialetti calabresi non hanno cittadinanza a differenza di altri dialetti. Volevo dare una dimensione di questo dialetto, gergo urbano, e farlo passare ad un pubblico italiano. quindi non scrittori calabresi ma calabresi che scrivono ed uscire dal ghetto letterario che ha avuto poche eccezioni nella letteratura contemporanea».

Le donne nella rivolta

Tra le protagoniste del libro c’è Rosalba. «Nasce come un omaggio alla forza delle donne calabresi – evidenzia lo scrittore – che sono state capaci nel giro di pochi anni di compiere un percorso di liberazione che passa da ogni possibile declinazione ideologica, destra e sinistra. L’arrivo sulla scena della donna calabrese, contrariamente a luoghi comuni o pregiudizi, ha sempre avuto un grande peso, perché è stata l’amministratore delegato della struttura patriarcale. Nell’aspetto della guerra civile ho dato spazio a donne che hanno contribuito all’aspetto militare e non è un aspetto scontato. Le nostre donne, di robusta origine greca, si sono dovute rapportare con gli aspetti più maschili della lotta alla sopravvivenza».

La collocazione internazionale della rivolta

Emerge prepotentemente che la rivolta non è solo un fatto identitario o localistico, come voleva il Movimento sociale, ma assume una collocazione internazionale. «Alla rivolta non è mai stato dato il giusto peso il collegamento con le altre vicende del Paese». Ci sono due aspetti secondo Turano: la complessità e la malafede per chi ha considerato la rivolta un fenomeno circostanziato.

Spiega lo scrittore: «La nostra epoca è contraddistinta dalla complessità: nella storia del dopoguerra ci sono pochi eventi così complessi come la rivolta. Per chi stava vivendo quel momento ha creato un senso di confusione. Quello che è successo a Reggio (guerra a bassa intensità) è il trionfo del complesso». Ma non solo poiché «con la strumentazione dei politici e la malafede, si è impedita una riflessione per i successivi 50 anni. Essendo i moti, la guerra civile, un punto chiave della guerra fredda in Italia e nel mondo. Non si è trattato di un capitolo della guerra fredda che ha riguardato lo Stretto, ma tutto il pianeta».  

Prova ne è, tornando all’inizio del nostro racconto, l’interesse enorme che verso si manifesta attraverso il mondo comunista, la Russia, la Cina e Londra. «Di fronte ad un sistema così complesso è stato necessario uno sforzo di documentazione – chiarisce Turano – la vera base di consensi di Licio Gelli non era Arezzo ma la Calabria, un laboratorio internazionale per quella che oggi chiamiamo strategia della tensione e che si è dilungata con la stagione delle stragi. L’Italia è stata luogo di scontro tra due blocchi, si è sottovalutato quanto centrale sia stata la vicenda calabrese».

La presentazione del libro su Facebook

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