martedì,Febbraio 27 2024

Mostra “Millenovecentootto. Oggetti ritrovati” a Reggio, Falcomatà: «Il terremoto fu un graffio all’anima della comunità» – FOTO

Inaugurata al castello Aragonese l'esposizione organizzata dall’Accademia di Belle Arti e promossa da Comune

Mostra “Millenovecentootto. Oggetti ritrovati” a Reggio, Falcomatà: «Il terremoto fu un graffio all’anima della comunità» – FOTO

Gli orologi non si sono fermati al momento della distruzione. Dopo quella notte disastrosa del 28 dicembre 1908, disastrosa in cui Reggio e Messina furono distrutte, hanno continuato a segnare il tempo fino a che non si è esaurita la corda. Quella stessa corda che metaforicamente ha rappresentato il filo della speranza: dal buio dell’inferno alla rinascita.

A raccontare un percorso che non vuole fermarsi al disastro e alla tragedia c’è la mostra “Millenovecentootto. Oggetti ritrovati. Memorie dal terremoto dello Stretto“, inaugurata ieri sera e fino al 28 febbraio 2024 al Castello Aragonese.

La mostra, organizzata dall’Accademia di Belle Arti e promossa da Comune di Reggio, si sviluppa su tre livelli, articolando cinque percorsi interni che si configurano come “stanze-mentali”: La Sala dei Preziosi; della Cinematica; degli Oggetti Mnemonici, dell’Esperienza.

I gioielli che tornano, appoggiati nelle teche che da viola riluccicano in bianchi frammenti. Mail racconto passa anche dalla memoria con le immagini in bianco e nero che parlano della ferita profonda nell’anima di Reggio che è stato il sisma.

Graffi all’anima

All’inaugurazione dell’esposizione, il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, ha spiegato: «Le ferite sono ben visibili in queste immagini, con questi tagli credo che richiamino proprio a quel graffio all’anima e al cuore della nostra comunità. Credo che sia prima di tutto una bella pagina di sinergia istituzionale, parola della quale troppo spesso si abusa, al pari dei protocolli che rimangono solo firma su carta e lettera morta che però ci fanno capire quante cose belle e buone e produttive si possono fare se c’è il dialogo interistituzionale. Ringrazio l’Accademia e la Banca d’Italia che ci ha fornito questi reperti e il nostro settore.

È una mostra che racconta quello che è successo nella nostra comunità, non è soltanto una mostra realizzata per fare memoria: mi auguro e spero che questa mostra sia vissuta e questi spazi siamo calpestati soprattutto dei ragazzi soprattutto da coloro che forse ormai non sento neanche più parlare del terremoto del 1908 e sono sicuro che sarà così perché mi dicono è una mostra dinamica, con una sala nella quale è possibile rivivere le emozioni della tragedia e poi ci sono gli oggetti della nostra quotidianità. Insomma tutto ciò che è stato tragicamente interrotto quella notte, quindi vite spezzate, quotidianità interrotta, graffi all’anima.

Il monito per le istituzioni

«Ma non è soltanto questo: la mostra è un monito anche per le istituzioni. Ci dice cioè quanto ancora di più bisogna fare in tema di prevenzione del rischio sismico, in tema di politiche che mettano in sicurezza il territorio. Viviamo in un territorio che è a forte rischio di dissesto idrogeologico pe politiche fallimentari, per violenze continue perpetrate ai danni del nostro territorio e del nostro ecosistema e allora che questa mostra sia un monito che tutte le istituzioni lavorino per preservare dal rischio».

Istallazioni permanenti al Monastero della Visitazione

Come chiarisce l’assessore alla Cultura, Irene Calabrò «In mostre reperti che sono stati custoditi da oltre settant’anni presso la banca d’Italia a Roma. Lo scorso anno c’è stata la consegna formale: quale miglior modo di celebrare quello che poteva essere un ritorno triste dando una visione diversa, una diversa lettura per un tragico evento per la città che oggi viene letto attraverso la cultura. Una lettura che ci restituisce un pezzo della nostra storia e quale miglior modo di tradurre in collaborazioni concrete quelli che sono i protocolli come quello sottoscritto per l’Accademia di belle arti con al presidente Cersoso ha portato ad collaborazione fattiva. Sono stati loro i primi a vedere i reperti i docenti Marcello Francolini, Remo Malice e poi c’è stato il lavoro di Francesco Scialò, Pietro Colloca, Davide Scialò, Rosita Commisso, Davide Negro e il coinvolgimento di diversi docenti e numerosi studenti e studentesse dell’Accademia.

Abbiamo voluto fare qualcosa di permanente per il futuro saranno poi oggetto di trasferimento a fine mostra al Monastero della visitazione per dare continuità e segno di quello che il racconto della storia della città».

Il lavoro dell’Accademia di Belle Arti

Per il direttore dell’Accademia di Belle arti, Piero Sacchetti: «È un esposizione che non poteva essere una semplice mostra di gioielli, abbiamo pensato che era giusto proprio per la ricorrenza, l’evento la ricorrenza fare qualcosa che andasse oltre la semplice esposizione di gioielli. L’Accademia con un gruppo di docenti, coadiuvati da un gruppo di studenti, ha realizzato delle opere per contenere questi gioielli, dare un valore aggiunto a questi reperti storici della tragedia del 1908. Il rapporto che si è venuto a creare con il Comune che, ci auguriamo, nel tempo possa dare l’opportunità di collaborazione ulteriore perché l’Accademia sul territorio ha questo ruolo preciso: quello di curare gli aspetti artistici e quello che l’estetica la bellezza delle cose».

Come specifica Francesco Scialò, docente dell’Accademia di Belle Arti: «Su invito del Comune abbiamo realizzato alcune opere. Io hanno interessato di questa installazione: una serie di frammenti, sono 3.500 pezzi che scendono dall’alto. Non è la distruzione ma la speranza, non vuole dare la sensazione della tragedia ma della rinascita. Con le figure che sorreggono i gioielli: il senso di voler andare avanti, di continuare».

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